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	<title>Forum Democratico</title>
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	<description>Revista ítalo-brasileira da Associação Anita e Giuseppe Garibaldi.</description>
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		<title>Vídeo sobre Exposição Norte de Marcelo Moscheta</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redação</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Saiba um pouco mais sobre a primeira exposição individual de Marcelo Moscheta no Rio de Janeiro, que aconteceu no Paço Imperial, no Centro da cidade. (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/artigos/video-sobre-exposicao-norte-de-marcelo-moscheta/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saiba um pouco mais sobre a primeira exposição individual de Marcelo Moscheta no Rio de Janeiro, que aconteceu no Paço Imperial, no Centro da cidade. </p>
<p>Com depoimentos da curadora <a href="http://daniname.wordpress.com" title="Conheça um pouco mais sobre Daniela Name" target="_blank">Daniela Name</a>, do curador do MAM Rio Luiz Camillo Osório e do próprio artista, o vídeo mostra um pouco dos bastidores da montagem e fala sobre os processos criativos de Marcelo e os desafios do trabalho no Ártico. </p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/57619303?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=d13613" width="560" height="315" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p>Conheça mais sobre o trabalho de Marcelo Moscheta:<br />
<a href="http://www.marcelomoscheta.art.br/">http://www.marcelomoscheta.art.br/</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/exposicaonorte">http://www.facebook.com/exposicaonorte</a><br />
<a href="http://www.vimeo.com/marcelomoscheta">http://www.vimeo.com/marcelomoscheta</a><br />
<a href="http://www.galerialeme.com">http://www.galerialeme.com</a></p>
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		<title>Il sorriso del Presidente (versão completa)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redação</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Presentazione Nel Gennaio 2004 si concludeva Ipertrame, un laboratorio di scrittura collettiva on-line, ospitato da virgilio.it in collaborazione con xaiel.it. Per quanto ci riguarda, si (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/artigos/il-sorriso-del-presidente-versao-completa/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione<br />
Nel Gennaio 2004 si concludeva Ipertrame, un laboratorio di scrittura collettiva on-line, ospitato da virgilio.it in collaborazione con xaiel.it. Per quanto ci riguarda, si tratta del risultato più alto mai toccato con un progetto del genere, sia dal punto di vista del metodo di lavoro, sia da quello del prodotto finale, un racconto lungo intitolato &#8220;Il sorriso del Presidente&#8221;. A prendersi cura dell&#8217;opera è il famigerato Ermete Treré, sorta di Cerbero con gli occhi di Enrico Brizzi, Carlo Lucarelli e Wu Ming 2. In breve: Ermete scrive il capitolo iniziale di una storia, e invita chiunque voglia farlo a proseguire, con l&#8217;aiuto di un blog dove mettere a confronto le idee. Arrivano oltre 70 capitoli, la giuria ne seleziona tre, gli utenti di virgilio votano quello più adatto a portare il racconto un passo più in là. Stesso metodo per il capitolo tre, mentre il quattro è di nuovo opera di Ermete, così come il penultimo, il numero sette. L&#8217;ultimo, l&#8217;ottavo, è un capitolo multiplo, non c&#8217;è scelta della giuria né votazione popolare: chiunque lo scriva viene accolto come possibile &#8216;finalista&#8217; tra i tanti. Ma prima, tra il sette e l&#8217;otto, Ermete si assume il compito di dare ordine a quanto scritto, sulla base delle indicazioni che emergono dal blog. Un lavoro che occupa diverse giornate a cavallo tra Natale e l&#8217;Epifania. Un lavoro che Virgilio non ha tardato a digerire e vomitare nel cesso. Ci sono voluti mesi, oltre un anno, per vedersi pagare le poche centinaia di euro pattuite fin dall&#8217;inizio per seguire il progetto. Sempre all&#8217;inizio, si era parlato di una pubblicazione cartacea, con commenti, spezzoni dal blog, capitoli &#8220;scartati&#8221;. Se ne doveva occupare la Bacchilega editore, che già aveva dato alle stampe un progetto simile, &#8220;Ti chiamerò Russell&#8221;. I virgiliani non solo si sono tirati indietro, ma hanno posto tali e tanti ostacoli burocratici all&#8217;operazione, che al confronto ottenere un visto biennale per il Bhutan è impresa da pivelli. Nel frattempo, le pagine di Ipertrame venivano rimosse, il link da wumingfoundation e da enricobrizzi.it rimandava a pagine scadute, solo xaiel.it manteneva una piccola ma importante memoria dell&#8217;intera esperienza (il racconto definitivo, i finali possibili, i capitoli alternativi). Del blog, vero cuore pulsante dell&#8217;iniziativa, non si sa più nulla: forse è stato cancellato anche dall&#8217;ultimo hard disk. Forse no, stiamo provando a scoprirlo. Nel frattempo, rammendiamo il buco lasciato finora rendendo caricabile il file del racconto, per chiunque fosse interessato e per ribadire a chi pensa di prenderci per stanchezza che non siamo proprio disposti a mollare. [WM2, ottobre 2005]</p>
<p><strong>Il sorriso del Presidente<br />
(Ermete Treré Remix/Version 1.0)</strong></p>
<p>Capitolo 1<br />
di Ermete Treré<br />
giovedì 20 settembre</p>
<p>Lorenzo Carta aprì gli occhi e vide che fuori dalla finestra, attraverso i rami frondosi degli abeti piantati in giardino, filtrava la luce d&#8217;una giornata tersa. &#8216;Il mattino ha l&#8217;oro in bocca&#8217;, scriveva senza sosta un determinato autore dai nervi in frantumi e, proprio come quel tizio, Lorenzo Carta era uomo incline a riporre fidúcia nelle massime e nei proverbi. E poi gli piaceva, la mattina. Si sentiva giovane, curioso e quasi invulnerabile. Scendeva in strada, e anche in strada era tutto nuovo, carico di promesse intatte. Le studentesse in attesa alla pensilina del bus apparivano indifese e autentiche come fili d&#8217;erba tenera cresciuti sul fianco d&#8217;una collina, e Lorenzo Carta entrò, come faceva ogni giorno, nello spazio angusto del bar. Il Ragazzo lo salutò e dispose sul bancone in marmo screziato il piattino e un piccolo bicchiere di acqua minerale; si girò verso la Gaggia e Lorenzo Carta costeggiò il bancone per tutta la sua lunghezza, superò il grande frigo dei gelati e andò a raccogliere il giornale dalla mensola incorporata alla parete opposta all&#8217;ingresso. La copia del quotidiano locale che il Ragazzo acquistava per il bar, alle sette di mattina era già fredda, spiegazzata e resa unica da ricche fioriture, presso i margini inferiori della pagina, di impronte riconducibili a una quantità di polpastrelli. Alcune erano solo ombre, altre ricordavano carte topografiche in miniatura. La prima pagina era dedicata per intero all&#8217;arrivo in città del Presidente, previsto per quella domenica, e al timore per le manifestazioni annunciate dai contestatori. L&#8217;editorialista si rammaricava che, in uno stato di diritto, &#8220;quattro gatti amici di Osama Bin Laden&#8221; potessero prendersi la libertà di rovinare la giornata al Presidente, ala giunta comunale e alla cittadinanza desiderosa di ammirarne in pace le nobili fattezze, l&#8217;arrembante eloquio, l&#8217;intatto sorriso. Lorenzo Carta starnutì, si pentì di avere starnutito e poi, gli occhi lucidi, massaggiandosi l&#8217;attaccatura del naso aprì il giornale alla pagina degli annunci economici. &#8211; Si riprendono, i fottuti telefonici dei paesi emergenti? &#8211; domandò il Ragazzo depositando la tazzina fumante sul rotondo occhio di ceramica del piattino. – Otto milioni di vecchie lire, mi sono già bruciato, per colpa della maledetta SombreroTel. Otto milioni, dottore, e sto per toccare il fondo. &#8211; Bisogna avere pazienza, &#8211; mormorò Lorenzo Carta fissando le cornee infiammate del Ragazzo. Doveva dormire pochissimo, quel giovane. &#8211; Se l&#8217;anno prossimo in Messico le amministrative vanno come crede il sottoscritto, &#8211; disse con il tono fermo di una persona impermeabile al dubbio, &#8211; vedrai se fanno il botto o no, le nostre azioni. &#8211; Beato lei che capisce la politica, dottore, &#8211; disse il Ragazzo. &#8211; Io all&#8217;inizio credevo che giocare in borsa fosse roba per scommettitori, invece è tutta una faccenda costruita intorno alla politica.</p>
<p>Lorenzo Carta mormorò che sì, per avere successo nel mondo degli affari era fondamentale tenersi informati giorno dopo giorno, ma mentre scrutava la metà<br />
inferiore della pagina riservata alle offerte di lavoro la voce gli usciva per conto suo, bianca, smorta e fuori sincro rispetto ai pensieri.<br />
Lo vide subito, l&#8217;annuncio che cercava, evidenziato da una cornice nera che poteva racchiudere tutte le possibilità del futuro. &#8216;Azienda internazionale settore cosmetico&#8217;, recitava in grassetto l&#8217;intestazione, e dopo la cesura di uno spazio bianco, &#8216;seleziona&#8217; era scritto &#8216;numero un addetto settore commerciale. Richiesta buona conoscenza russo e francese. Carriera commisurata a capacità ed esperienze personali&#8217;. Dicono che l&#8217;aria, in quanto aria, deve andare, ma per il tempo di un battito di ciglia Lorenzo Carta annaspò senza ossigeno.</p>
<p>La voce del Ragazzo arrivava da lontano, così come remoto era stato il tinnìo della ceramica, e l&#8217;aroma stesso del caffè giungeva alle narici simile a un ricordo.<br />
Lorenzo Carta considerò di nuovo i caratteri in grassetto dell&#8217;intestazione, la scritta &#8216;seleziona&#8217; allineata verso destra e, il cuore che batteva dispari, sorrise all&#8217;idea del caro<br />
Gennaio che, una volta spinti a casa clienti e praticanti, alla luce rossastra della lampada indonesiana a forma di piramide che regnava sulla scrivania da avvocato di successo,<br />
preparava di suo pugno l&#8217;annuncio da pubblicare. Bevve il caffè e, scrutando l&#8217;espressione rallentata del Ragazzo intento a preparare un cappuccino, per un attimo provò il desiderio di spiegare, con calma e scegliendo le parole una a una, in che senso non si occupava affatto di titoli telefonici. Lorenzo Carta avrebbe spiegato che, secondo il suo più intimo avviso, la borsa era solo una trappola per allocchi, come le lotterie e i casinò, invece sorrise in modo sommesso e al Ragazzo non raccontò nulla di sé, né di quando l&#8217;uomo cui doveva la vita, l&#8217;avvocato Porzio Migliori, uno degli ottimati della città, l&#8217;aveva abbracciato presentandosi come Gennaio. Era Gennaio che si occupava di risvegliare le brave persone addormentate.<br />
E lui, Lorenzo Carta, era stato costretto a diventare una brava persona fin da giovane. Pensò che doveva andare alla buca e che doveva andarci in fretta. Prese la vecchia Polar e, con la strada libera dai camion, arrivò al passo in meno di un&#8217;ora.</p>
<p>Parcheggiò nel solito spiazzo dove di giorno si fermavano solo i raccoglitori di funghi e,<br />
fermandosi ad ogni svolta del sentiero per controllare che non lo seguissero, marciando<br />
all&#8217;ombra dei faggi raggiunse il prato che si apriva di fronte alla facciata del rudere.<br />
Era da prima dell&#8217;inverno che non tornava, e traversando il prato notò i segni dell&#8217;erba<br />
calpestata di recente.</p>
<p>Il rudere conosceva una quantità di segreti, ma le quattro pareti umide, e le marce travi<br />
che sostenevano il tetto non avevano bocca per raccontare.<br />
Lorenzo Carta respirò a fondo e varcò la soglia che immetteva nell&#8217;orbita buia<br />
dell&#8217;ingresso.</p>
<p>Conosceva il posto da molto tempo, e la poca luce che filtrava attraverso gli occhi delle<br />
finestre era sufficiente per orientarsi. Ai piedi del muro orientale del rudere, coperto da<br />
pochi palmi di terra smossa, era interrato il tubo di cemento che gli serviva da casella<br />
postale.</p>
<p>Lorenzo Carta s&#8217;inginocchiò nella penombra e prese a scavare a due mani per liberare<br />
dalla terra il coperchio di piombo che chiudeva la sommità del tubo.<br />
Sollevò per la maniglia il coperchio e lo depositò sul terreno.<br />
Dentro il tubo, interrato in verticale e profondo meno d&#8217;un braccio, gli uomini di<br />
Gennaio avevano lasciato una busta imbottita e un piccolo zaino di tela bruna che<br />
doveva contenere una scatola o un astuccio.<br />
Non poteva starci un&#8217;arma lunga, lì dentro, neppure smontata dal fabbricante in<br />
persona.</p>
<p>Lorenzo Carta si domandò se avrebbe trovato una pistola da riportare al rudere, una<br />
volta portato a termine il lavoro, o una pistola da dare in pasto ai giornali.<br />
Nel buio del suo cuore buio di brava persona, pregò che non fosse una pistola di quelle<br />
che parlano da sole, né una di quelle comandate a sparare levandosi sopra un mare di<br />
teste.</p>
<p>Tanto valeva non farsi domande. Dentro la busta, in ogni caso, avrebbe trovato le<br />
risposte che gli servivano.</p>
<p>Sfilò dalla buca la busta con i documenti e la nascose in una tasca del giaccone, poi prese<br />
lo zainetto e sigillò di nuovo il tubo con il coperchio di piombo.<br />
Nascose il coperchio lavorando con i piedi la terra smossa, poi sistemò in spalla il<br />
piccolo zaino e, con l&#8217;incedere cauto e diagonale della brava persona appena risvegliata,<br />
uscì all&#8217;aperto e imboccò a ritroso il sentiero.<br />
Quando giunse allo spiazzo, il profilo di lucido pesce della vecchia Polar si stagliava<br />
solitario e fedele contro la quinta d&#8217;alberi.</p>
<p>Capitolo 2<br />
di La Peggio Bestia<br />
20 settembre</p>
<p>Lorenzo Carta arrivò all&#8217;altezza del civico 16 poco prima delle dieci. Lo oltrepassò e<br />
adocchiò un posto per l&#8217;auto poco distante, in un viuzza laterale d&#8217;una cinquantina di<br />
metri che s&#8217;immetteva direttamente su corso Tricampo. Veloce, poco trafficato. Perfetto.<br />
Parcheggiò la Polar. Raccolse la busta gialla dal sedile, la piegò e la mise nella tasca del<br />
giaccone. Ebbe un moto di disgusto che scacciò subito. Prima di attraversare aspettò che<br />
passasse una Punto molto lenta. Qualche secondo per guardarsi attorno: finte villette<br />
divise in due, tre appartamenti, finestre chiuse, cancelli avvolti da rampicanti. Un<br />
vecchio con la spesa. Tutti al lavoro. Silenzio. Solo l&#8217;incedere incalzante di quella suite<br />
del Kronos Quartet che gli piaceva ascoltare nelle occasioni importanti. Anche a Borgo<br />
Maggio il piccolo stereo aveva suonato spesso quelle note.</p>
<p>Attese la fine del fraseggio, poi spense l&#8217;autoradio, sfilò la cassetta e scese.<br />
Il civico 16: pessima imitazione d&#8217;un cottage. Con la coda dell&#8217;occhio notò una 145,<br />
parcheggiata poco più in là. Il tizio alla guida rideva di un ragazzo che tentava di aprire<br />
la portiera, con un sacchetto di carta stretto fra il mento e lo sterno e due caffè in mano,<br />
uno sull&#8217;altro.</p>
<p>Non è possibile &#8211; pensò &#8211; ma non mi piace lo stesso. Sul citofono un solo nome. Il<br />
&#8220;problema&#8221; di Gennaio: Marcello Della Ghiaia. Carta aprì il cancello con la chiave che<br />
aveva trovato nello zainetto. Percorse i cinque metri fino alla porta sperando di non farsi<br />
sentire. Prese la pistola, avvitò il silenziatore e premette l&#8217;orecchio destro (quello buono)<br />
contro il legno della porta.</p>
<p>Girò la chiave ed entrò.</p>
<p>Il maggiore Alfano studiò con attenzione il poster di un gruppo di capelloni che una<br />
scritta sbilenca identificava come &#8216;Grateful Dead&#8217;. Si era sempre domandato chi cazzo<br />
fosse che arredava gli appartamenti-civetta, se li lasciavano così com&#8217;erano o se magari<br />
questi Grateful Dead piacevano sul serio a qualche collega più giovane.<br />
Sentendosi uno degli uomini più stanchi del mondo, prese a massaggiarsi l&#8217;attaccatura<br />
del naso e ripassò mentalmente le ultime novità da includere nel rapporto di<br />
mezzogiorno.</p>
<p>La sera precedente, sul divano del salotto, davanti a una celebratissima bottiglia di<br />
Barolo, Della Ghiaia si era confidato col suo nuovo legale. Chi di dovere aveva smesso di<br />
coprirgli il culo. Minacciavano di darlo in pasto ai giudici se non tirava fuori la verità<br />
sulla faccenda Lossanto. Lui non cedeva, ma chi di dovere era gente pericolosa. Per<br />
questo Della Ghiaia aveva indicato al legale dove teneva nascosti determinati<br />
documenti, pagine e pagine di dichiarazioni autografe, testimonianze stralciate e<br />
fotografie, tutto radunato in un maledetto disco-zip arancione, l&#8217;unico oggetto al mondo<br />
in grado di salvargli la vita.</p>
<p>- Porca puttana! Maggiore, succede qualcosa! &#8211; urlò il tenente Morfeo, premendosi le<br />
cuffie sulle orecchie.<br />
Il maggiore Alfano si chiuse la lampo e corse via senza tirare l&#8217;acqua. &#8211; Che cazzo è stato?<br />
- chiese, agguantando il paio di cuffie che Morfeo sventolava col braccio alzato.<br />
- Non lo so, sembra che è entrato qualcuno.<br />
- Come sembra? Molosso e Pignatelli cazzo fanno, dormono? &#8211; disse Alfano.</p>
<p>Mise le cuffie.</p>
<p>&#8220;…calmo, devi stare calmo. Non succede niente. Alzati lentamente&#8221;.<br />
Una voce senza inflessioni. Controllata. Alfano si chiese subito: è armato?<br />
- E chi cazzo è questo? Passami la ricetrasmittente &#8211; ordinò a Morfeo. &#8211; Pigna, ci siete?<br />
- Comandi, maggiore. Questo minchione si è rovesciato il caffè&#8230;<br />
- Pigna, stammi a sentire, &#8211; lo interruppe Alfano. &#8211; Avete visto entrare qualcuno?<br />
- No, tutto tranquillo.<br />
- Tranquillo il cazzo, Pigna! In casa c&#8217;è un uomo! &#8211; strillò Alfano.<br />
- Che facciamo, maggiore, interveniamo? &#8211; chiese Pignatelli.<br />
- State pronti.</p>
<p>Se entriamo e poi non è niente, pensò Alfano, va a puttane l&#8217;operazione al secondo<br />
giorno.<br />
Riprese ad ascoltare. Stava parlando Della Ghiaia. Alterato. No, impaurito.<br />
&#8220;…va bene, va bene, ho capito!&#8221;.<br />
&#8221; Forza, finisca di vestirsi&#8221;.<br />
Fruscio. Il rumore della fibbia di una cinta. Passi. Della Ghiaia che ripeteva: cazzo, cazzo.<br />
&#8221; Ma tu chi cazzo sei?&#8221;<br />
&#8221; Non ha importanza. Lei sta mettendo a dura prova la loro fiducia. E loro hanno<br />
bisogno di sapere se possono contare davvero sul suo appoggio. Visto che non sembra<br />
capace di rassicurarli, hanno dovuto prendersi una specie di… garanzia. Le devono<br />
qualcosa, adesso&#8221;<br />
&#8220;Non capisco di che…&#8221;<br />
&#8220;Le devono qualcosa. Però, sia chiaro: in cambio della buona volontà, una certa<br />
signorina che oggi non era a scuola, tornerà a casa senza altri problemi. E per mostrarle<br />
quanto sono scrupolosi, hanno già cominciato a riportargliela. Ecco, guardi. E mi scusi,<br />
ma per essere sicuro che non urlerà, devo chiederle di aprire bene la bocca&#8221;.<br />
&#8220;Cosa?!&#8221;<br />
&#8220;Apra la bocca e guardi dentro la busta&#8221;.<br />
- Maggiore, ma che cazzo dicono? Apri la bocca…ma che sono, froci?, &#8211; disse Morfeo a<br />
bassa voce.<br />
- Non lo so, tenente, però nel culo ce l&#8217;abbiamo noi &#8211; rispose Alfano. &#8211; Se questo<br />
l&#8217;ammazza, Cadorna ci cava gli occhi.<br />
Non è un ladruncolo. Né un suo amico. Non è un guappo di merda. Alfano si sentiva<br />
mancare il respiro. Silenzio. Fruscio di carte. Della Ghiaia stava aprendo la busta. Con<br />
una pistola ficcata in bocca. Alfano lo pensò, ma non lo disse.<br />
&#8220;Stai calmo, respira col naso. Respira col naso sennò ti strozzi. Hai capito cos&#8217;è? Basta un<br />
cenno della testa. Uno solo&#8221;<br />
L&#8217;altro continuava a mugolare.<br />
&#8220;Un cenno solo. Se fai un cenno io capisco e me ne vado. Tu sabato ti svegli, fai quello<br />
che devi e tutto torna a posto. Un cenno, avvocato&#8221;<br />
Bene così. Forse non lo uccideva.<br />
&#8221; Fai il bravo e avrai il resto&#8221;.<br />
Passi. Se ne sta andando, pensò Alfano. Se ne va, non è successo niente.<br />
&#8220;Avvocato… ha dato una mano di vernice ultimamente?&#8221;<br />
La sua voce: nitida, vicina. Troppo. Porca…<br />
L&#8217;audio si interruppe di colpo.<br />
- Merda. Ha staccato il microfono. Dì a quei due di intervenire &#8211; sbraitò Alfano, gettando<br />
via le cuffie. Fuori dalla stanza. Morfeo disse qualcosa, ma lui non sentì. Era già oltre la<br />
porta, giù per le scale. Gli scalini due a due. Troppo lento. Tre a tre. Mezza rampa alla<br />
volta. L&#8217;ultima: un solo salto. Non riuscì a fermarsi e finì contro il portone. Uscì in strada<br />
correndo. Vide Molosso e Pignatelli scendere allora dalla 145, a cinquanta metri da lui.<br />
Una fottuta enormità. Vide un uomo con un giaccone nero attraversare la strada di<br />
corsa. Urlò: &#8211; Fermatelo!<br />
Lo stronzo col giaccone li vide. Molosso e Pignatelli videro lui. Entrò rapido in una<br />
stradina laterale. Non gli intimarono l&#8217;alt, si misero a correre e sfoderarono le pistole.<br />
Quando furono a venti passi, lui si sporse da dietro l&#8217;angolo e sparò, col silenziatore.<br />
Loro ebbero l&#8217;istinto di abbassarsi e coprirsi la testa con le braccia.<br />
- Andategli dietro &#8211; urlò a Molosso e Pignatelli. Sarebbe dovuto andare con loro, ma c&#8217;era<br />
qualcosa di più importante che doveva fare.<br />
Doveva controllare se il disco-zip arancione era ancora dove aveva detto Della Ghiaia, o<br />
se lo stronzo col giaccone s&#8217;era preso anche quello. Nel qual caso, lo stronzo sapeva un<br />
po&#8217; troppe cose e i microfoni in casa Della Ghiaia non parlavano solo con lui e il tenente<br />
Morfeo.<br />
Un piccolo dettaglio che meritava chiarezza.<br />
Tornò indietro, aprì il cancello, esitò un attimo davanti alla porta. Poi la sfondò con un<br />
calcio. Seguì il pianto di Della Ghiaia. Lo trovò in ginocchio. Singhiozzava. La saliva gli<br />
colava sulla maglia. A terra, una busta di carta gialla. Nelle sue mani a coppa, un dito<br />
femminile mozzato, con l&#8217;unghia smaltata di rosso.<br />
Consolare le vittime non era il suo forte.<br />
Appena il tenente Morfeo varcò la soglia, il fiato spezzato dalla corsa, Alfano gli<br />
raccomandò di occuparsi dell&#8217;avvocato e imboccò deciso il corridoio che conduceva allo<br />
studio.</p>
<p>Capitolo 3<br />
di Petebondurant<br />
20 e 21 settembre</p>
<p>Scarafaggi, fuoristrada e Sorriso. La campagna che sfilava dal finestrino era butterata di<br />
capannoni, villette con i nani di gesso in giardino, centri commerciali con parcheggi<br />
invasi da fuoristrada simili a enormi scarafaggi.<br />
&#8220;Gli scarafaggi, in caso di guerra atomica, sarebbero l&#8217;unica specie a sopravvivere: hanno<br />
un&#8217;incredibile resistenza alle radiazioni e una capacità di adattamento che li rende<br />
invulnerabili. &#8211; pensò Carta &#8211; Anche i guidatori di quei fuoristrada gobbuti e arroganti<br />
erano a loro modo invulnerabili: nessuna rivoluzione, nessun cambiamento era mai<br />
riuscito a distruggerli&#8221;<br />
&#8220;Invecchio&#8221;, pensò ancora Lorenzo Carta, &#8220;Invecchio e mi rincoglionisco. Adesso lavoro<br />
per gli scarafaggi, perché si possano comprare fuoristrada sempre più grandi e goffi.<br />
Anche Della Ghiaia, suo malgrado, lavorerà per loro. E dire che una volta, prima di<br />
Borgo Maggio, noi li schiacciavamo, gli scarafaggi…&#8221;<br />
Rallentò, svoltò in una strada circondata di officine, aziende meccaniche e vigne. Pausa<br />
pranzo: tutti in mensa. Fermò la Polar in uno spiazzo circondato da pioppi, punteggiato<br />
di bottiglie rotte e preservativi. Scese, aprì la portiera della Punto, mise in moto e partì.<br />
- Alfano, lei si rende conto della gravità della cosa? &#8211; disse Cadorna senza nemmeno<br />
guardarlo in faccia.<br />
Se ne rendeva conto? Oh, si&#8217;, non era uno stupido. Da quando era venuto in chiaro che lo<br />
stronzo col giaccone penetrato in casa Della Ghiaia era un uomo dei servizi, sicuro di se&#8217;<br />
al punto di muoversi su un auto con targa pulita, Alfano si rendeva conto di molte cose.<br />
Lorenzo Carta. un uomo dei servizi con un passato remoto di terrorista rosso.<br />
- Sto parlando con lei, maggiore, &#8211; Cadorna disse lisciandosi i baffi ancora corvini. &#8211; Si<br />
rende conto che il soggetto da proteggere, controllato a turno da dodici uomini, ha<br />
rischiato di essere massacrato dentro casa dal primo fanatico di passaggio?<br />
Fanatico &#8216;sti cazzi, penso&#8217; Alfano. Lorenzo Carta era un ex del gruppo di fuoco di Borgo<br />
Maggio.<br />
Fra morti ammazzati ed ergastolani, Carta era l&#8217;unico della banda recuperato nel corso<br />
degli anni al servizio dello stato. Non esattamente il pupillo di Cadorna, in teoria, ma<br />
per qualche motivo Cadorna aveva deciso di coprirlo.<br />
- Si signore, mi dispiace…- borbottò Alfano, in piedi davanti alla scrivania. C&#8217;era una<br />
punizione, nell&#8217;aria, e quella punizione sarebbe toccata ai servi fedeli.<br />
- Troppo tardi per dispiacersi &#8211; Cadorna disse. &#8211; Lei è sospeso insieme a tutti i suoi<br />
uomini. Faccia le valigie: va in Sicilia, immediatamente. Da lì, lei e la sua squadra sarete<br />
trasferiti e assegnati ai gruppi di Intelligence attiva, come supporto operativo alle nostre<br />
truppe, in Iraq. Lì scoprirete quanto sia importante tenere sempre gli occhi aperti. Anche<br />
mentre si dorme. Può andare, maggiore.<br />
Alfano uscì in silenzio, gambe e braccia rigide come rami secchi, un sapore amaro in<br />
bocca: &#8220;Intelligence attiva, infiltrarsi e colpire, se si riesce…Da due anni, dall&#8217;Iraq, si<br />
tornava solo con una bandiera in faccia. E tutto per un caffè…&#8221;<br />
Cadorna si accese una sigaretta, mentre la porta si chiudeva alla spalle di Alfano. Prese<br />
in mano il rapporto. Troppo assurdo per non essere vero.<br />
Diede un ultimo tiro, poi sollevò il ricevitore e compose un numero di telefono sulla<br />
linea protetta.<br />
Gennaio aveva tutti i motivi per essere incazzato, e la sua voce sprezzante aggredì<br />
Cadorna mandando all&#8217;aria il preambolo che aveva meditato.<br />
- Che razza di gioco stai facendo? Mi avevi assicurato mezz&#8217;ora pulita per fare entrare e<br />
uscire il mio uomo…<br />
- Sono esterrefatto quanto te, amico mio &#8211; replicò Cadorna con il registro di voce<br />
premuroso che gli veniva in soccorso. &#8211; Non è il primo errore che i militari commettono<br />
in buona fede e in ogni caso qualche mese nel triangolo sunnita schiarirebbe le idee a<br />
chiunque.<br />
- Il mio uomo poteva restare sul terreno &#8211; Gennaio disse, &#8211; come potevano restarci i<br />
carabinieri, o un cazzo di passante. E questo non ce lo possiamo permettere, Cadorna, a<br />
nessun costo. Non si spara in mezzo alla strada… non in questa città, non oggi e non<br />
sotto casa di Marcello Della Ghiaia. Mancavano solo le telecamere. E tu, dopo vent&#8217;anni<br />
che ci conosciamo, mi racconti che è stato un errore.<br />
- Stai tranquillo, amico mio. Non c&#8217;è in giro nessuna gazzella con l&#8217;identikit del tuo uomo<br />
sul cruscotto.<br />
- Le regole le conosci, &#8211; disse Gennaio con una voce che a Cadorna apparve prima di<br />
ogni altra cosa mortalmente stanca. &#8211; Se vuoi fottere Carta lo devi chiedere prima al<br />
sottoscritto.<br />
- D&#8217;accordo d&#8217;accordo d&#8217;accordo, &#8211; disse Cadorna. &#8211; Un giorno verrò a scusarmi da te<br />
indossando un maledetto saio. Lo giuro sui miei figli. Adesso, però, non lasciamo che gli<br />
incidenti ai manovali offuschino la visione dell&#8217;opera. Della Ghiaia sta per intonare la<br />
sua canzone.<br />
- È commovente, la fiducia che riponi in uno come Della Ghiaia.<br />
- Quello che sa basta a rovinare un uomo per sempre. Altroché conti segreti alle<br />
Barbados, questa volta. Lo sai che quando ci sono i morti di mezzo, i giornalisti<br />
impazziscono.<br />
- Se penso che quel cesso della Landi diventerà una specie di eroe nazionale &#8211; Gennaio<br />
disse, &#8211; mi viene voglia di lasciar perdere tutto.<br />
Cadorna scoppiò a ridere di naso. &#8211; Così ti riconosco, amico mio.<br />
E poi, dentro la cesura di una risatina d&#8217;assestamento, riordinò le poche idee che, simili a<br />
antichissime creature dell&#8217;abisso, nuotavano nella sua testa lucida.<br />
- Avrai nuovi uomini, dopo. Migliori di Carta e migliori di tutti gli altri che da Roma<br />
abbiano mai inviato nel tuo magnifico presepe di città. Cervelli splendidi, lo giuro.<br />
Ragazzi d&#8217;oro.<br />
- Me li vedo, Cadorna &#8211; scandì Gennaio. &#8211; Già me li vedo.<br />
Forse lo stava prendendo in mezzo? Aveva sempre da parte un preambolo, e se<br />
quell&#8217;altro lo stava prendendo in mezzo, lui poteva sempre riciclare il preambolo e<br />
combinarlo con nuove considerazioni, anche argute.<br />
- Ci siamo &#8211; disse con voce sostenuta dal fervore. &#8211; Della Ghiaia è pronto a cantare la<br />
canzone che spegnerà il sorriso del Presidente.<br />
- La tua magnifica intelligenza ti sostiene, &#8211; Gennaio disse. &#8211; Ti ha sostenuto fin qui e<br />
continua a farlo in maniera ammirevole.<br />
- Oh, non farai tanto lo schizzinoso, &#8211; gli andò sulla voce Cadorna intenzionato a fare<br />
sfracelli. &#8211; Non farai tanto lo schizzinoso quando i tuoi amici che da ragazzi picchiavano<br />
i celerini saranno di nuovo a palazzo. Lascerai di corsa il tuo presepe e correrai a Roma<br />
per vegliare da vicino sul centro delle cose.<br />
- Ci vedremo più spesso, allora &#8211; sospirò Gennaio. &#8211; Perché soprattutto a te, dovranno<br />
essere grati, onorevole.<br />
Onorevole no, si disse Cadorna. Essere chiamato onorevole da Gennaio prima del tempo<br />
lo mandava in bestia, ma l&#8217;altro ormai era incontenibile.<br />
- Per un lavoro di questa impressionante portata, chiedere meno di un seggio in<br />
parlamento significa farsi fregare. Tanto, di questi tempi, la storia di Borgo Maggio non<br />
la ricorda più nessuno, vero, onorevole?<br />
Ecco. Il maledetto l&#8217;aveva costretto alle corde, e adesso infieriva.<br />
- Non capisco, amico mio, &#8211; mugolò. &#8211; Stiamo per dare un volto più presentabile al Paese<br />
e tu prendi a minacciarmi.<br />
- Conosci la mia storia e quella dei miei uomini. E tutti noi conosciamo abbastanza bene<br />
la tua.<br />
Cadorna provò, senza successo, a deglutire. Per farsi forza, pensò che a minacciarlo era<br />
un uomo che non sapeva di essere già morto.<br />
- Hai messo a lavorare il boscaiolo, &#8211; disse Gennaio con voce sprezzante. &#8211; Adesso,<br />
Cadorna, goditi il rumore dell&#8217;albero che cade.<br />
Marcello Della Ghiaia pensò a dove avrebbe portato sua figlia, alla fine di quell&#8217;incubo: a<br />
Zurigo c&#8217;era una clinica specializzata in chirurgia ricostruttiva. Riattaccavano mani,<br />
braccia e gambe, come si fa con le bambole. Marcello Della Ghiaia pensò a domenica, a<br />
quando avrebbe rivisto il Presidente, sul palco imbandierato di piazzale Aldo Moro.<br />
Erano ormai due anni che non lo vedeva o sentiva di persona, due anni emarginato dalla<br />
Corte dei Miracoli, due anni a scontare una colpa non sua, due anni sacrificati perché il<br />
Presidente potesse ancora parlare in televisione, andare allo stadio, cantare la sera e di<br />
giorno accusare gli altri di sabotarlo. Due anni nei quali l&#8217;amico di un tempo aveva<br />
accumulato ancora più potere e denaro; ma anche due anni in cui tutto gli era andato<br />
storto: l&#8217;economia, la politica internazionale, la guerra, la gente in piazza a milioni.<br />
Nemmeno le cariche feroci della polizia e l&#8217;informazione più inginocchiata del mondo,<br />
erano riuscite a nascondere lo sfacelo di quel piccolo impero in putrefazione.<br />
Ma a Marcello Della Ghiaia tutto questo non interessava più. Vincitori, perdenti.<br />
Combatteva solo per sua figlia, oramai. Non era odio, ricchezza o voglia di tornare al<br />
potere ciò che avrebbe spento per sempre il ghigno compiaciuto del Presidente.<br />
Era soltanto l&#8217;amore di un padre.</p>
<p>Capitolo 4<br />
di Ermete Treré<br />
21 settembre</p>
<p>Fu il dito a svegliarla, il dito che non c&#8217;era. Un dolore torbido e pulsante, che correva su e<br />
giù lungo l&#8217;osso, dalla nocca all&#8217;unghia e poi dall&#8217;unghia alla nocca, più intenso dove si<br />
piegava la falange. Sapeva che non era possibile, perché quel dito non c&#8217;era più, glielo<br />
avevano troncato, l&#8217;avevano addormentata e glielo avevano portato via con un taglio<br />
netto che sotto la benda non voleva neanche immaginare. Quando si era svegliata la<br />
prima volta aveva visto il buco, tre dita in fila, bianche, dritte, le unghie laccate di rosso,<br />
e uno no, come un pianoforte a cui mancasse un tasto. Non si era spaventata, perché il<br />
residuo di anestesia l&#8217;aveva trascinata in un sonno amaro, da cui era emersa per un<br />
momento soltanto quando si era sentita tirare per le gambe. Lo aveva capito subito cosa<br />
stava succedendo, e forse si sarebbe opposta, ma l&#8217;uomo le aveva dato un pugno in testa,<br />
un colpo duro sulla tempia che le era rimbombato dentro come un tuono e le aveva fatto<br />
perdere i sensi di nuovo. Adesso era la terza volta che si risvegliava.<br />
Quando la dottoressa Landi vide l&#8217;avvocato che si avvicinava socchiuse la bocca, in un<br />
moto che se glielo avessero chiesto avrebbe al massimo riconosciuto di stupore, e invece<br />
era paura. L&#8217;avvocato Della Ghiaia era solo, era stato un uomo di potere e non di<br />
violenza e contro di lei non avrebbe neppure alzato la voce, soprattutto tra il primo e il<br />
secondo grado di giudizio. Però lei era la dottoressa che lo aveva fatto condannare,<br />
anche se non proprio nel modo che avrebbe desiderato, e non lui soltanto. Era abituata a<br />
girare da sola, la scorta gliela avevano tolta da un pezzo, e ormai non sobbalzava più<br />
quando si trovava accanto qualcuno, ma proprio lui, e proprio lì, davanti ai camerini di<br />
prova di un negozio di moda femminile, beh, quello davvero non se lo aspettava.<br />
- Mi serviva una gonna, &#8211; disse la dottoressa. Assurdamente, se ne accorse appena l&#8217;ebbe<br />
mormorato. L&#8217;avvocato annuì, altrettanto assurdamente. C&#8217;era solo una tenda tirata a<br />
chiudere il camerino e lui l&#8217;aprì, si accertò che nessuno guardasse, poi afferrò la<br />
dottoressa per il braccio e la spinse dentro, contro lo specchio.<br />
- Vorrei fare una dichiarazione spontanea, &#8211; disse l&#8217;avvocato.<br />
- Qui? &#8211; chiese la dottoressa e l&#8217;avvocato fece no, con la testa.<br />
- Vengo da lei domani mattina, ma deve essere tutto pronto. Devo essere protetto. Dal<br />
momento che entro nel suo ufficio, subito. Voglio parlare del Presidente e del genere di<br />
decisioni che venivano prese nella tenuta dei Lossanto.<br />
La dottoressa Landi rimase muta.<br />
- So dove sono finite un po&#8217; di persone &#8211; disse Della Ghiaia, &#8211; ho le maledette foto e ho<br />
tutto quello che serve. Ci sono decine di testimoni pronti a confermare ogni parola, se<br />
vedranno che mi proteggete.<br />
Lei strinse la gonna sul seno come fosse stata nuda e di nuovo socchiuse la bocca, la<br />
spalancò, anzi, e questa volta sì, di stupore.<br />
Sindrome dell&#8217;arto fantasma, pensò Lea, così si chiama e subito le venne una rabbia, ma<br />
una rabbia dentro che le fece stringere i denti fino a farli scricchiolare. Fantasma vuol<br />
dire che non c&#8217;è più, e questo a Lea, quindici anni, sempre a dieta, sempre in palestra,<br />
tutti i maschi giusti dietro e non solo per i soldi del padre, questo a Lea non andava<br />
bene. Del resto, del primo sangue che le si era rappreso, leggero, tra le gambe, non le<br />
importava niente.<br />
Quando la porta del cascinale si aprì ed entrò il Gorilla, Lea non fece in tempo a fingere<br />
di dormire e lui la vide con gli occhi aperti. Doveva essere convinto che fosse ancora<br />
addormentata, perché non aveva il cappuccio, e dallo sguardo che le lanciò, appena una<br />
frazione di secondo di luce dura negli occhi, Lea capì di essere già morta.<br />
- Tranquilla, &#8211; disse l&#8217;uomo. &#8211; Il messaggio è arrivato e tutto va come deve andare.<br />
Domani sei di nuovo a casa.<br />
- &#8216;Sti cazzi &#8211; pensò Alfano guardando l&#8217;aereo che saliva piano verso il cielo, quasi facesse<br />
fatica. Da quel momento, no, anzi, dal momento in cui si era fermato in cima alla scala<br />
mobile, gli occhi fissi su Molosso e Pignatelli già in fila davanti al gate 21 con in mano la<br />
carta di imbarco, no, meglio, da quando la signora alle sue spalle aveva detto vada<br />
avanti, per favore, e lui invece aveva girato stretto attorno al corrimano della scala<br />
mobile e aveva imboccato quella che scendeva, da quel momento era già fuori legge.<br />
Niente più maggiore Alfano, e questo, nella particolare branca del servizio dove<br />
lavorava lui, più che un licenziamento era una diserzione.<br />
- &#8216;Sti cazzi &#8211; ripetè a se stesso saltando la fila per i taxi. &#8211; Io non mi lascio fregare così. Io,<br />
quel figlio di puttana di Carta, me lo trovo da solo.<br />
E senza neppure guardare il signore che urlava paonazzo contro il suo finestrino chiuso,<br />
dettò al tassista l&#8217;indirizzo di un tale che conosceva un altro tale che sapeva dove stava<br />
un cascinale che Alfano aveva quasi individuato ai tempi in cui lui e Carta stavano su<br />
sponde che almeno sembravano opposte. Un&#8217;informazione che non aveva mai scritto in<br />
nessun rapporto, nel caso che un giorno, chissà, potesse tornargli utile.<br />
Il Gorilla si avvicinò, e Lea lo riconobbe da come strinse il pugno davanti alla sua testa.<br />
Tirò le ginocchia al petto, perché era l&#8217;unica cosa che poteva fare, ammanettata alla<br />
testiera del letto per il polso della mano sana, in maglietta e mutandine. L&#8217;uomo si<br />
avvicinò ancora e lei lo colpì in mezzo al torace con la pianta del piede nudo,<br />
strappandogli solo un fiato tronco come un singhiozzo e niente di più. Lui la afferrò al<br />
volo per una caviglia e le gettò la gamba di lato, poi afferrò anche l&#8217;altra e fece lo stesso,<br />
prima che lei potesse impedirglielo. Al punto in cui era avrebbe potuto anche chiudere<br />
gli occhi e lasciarlo fare, ma era il pensiero che poi, comunque, l&#8217;avrebbe uccisa a farle<br />
rabbia, e poi c&#8217;era la storia del dito. Così, d&#8217;istinto, quando lui si chinò in avanti, lei stese<br />
le gambe e gliele strinse al collo, e inarcando la schiena, e tirando col polso nella manetta<br />
per restare attaccata al letto, le caviglie incrociate e i piedi nudi avvinghiati uno<br />
sull&#8217;altro, strinse con tutta la forza che aveva, sbattuta a destra e a sinistra, le dita<br />
dell&#8217;uomo piantate nelle coscie a graffiare e tirare, le sue braccia tese fino a lambirle<br />
l&#8217;orlo della maglietta con le mani, il suo pugno chiuso che non arrivava da nessuna parte<br />
e che solo una volta la colpì sulla pancia, ma Lea non smise di stringere finché non sentì<br />
che il Gorilla non si muoveva più, e anche allora non lo mollò, almeno per un pezzo. Poi<br />
lo spinse giù dal letto, con un calcio. Si sporse oltre al materasso e con la mano fasciata<br />
gli frugò nel taschino della camicia. Insieme alle Diana rosse e un pacchetto di cerini,<br />
c&#8217;erano ancora le chiavi.</p>
<p>Capitolo 5<br />
di Agente PeggioBestia Smith<br />
21 settembre</p>
<p>Erano da poco trascorse le 8 quando Cadorna abbassò il ricevitore e si accorse di avere le<br />
mani mortalmente sudate.<br />
I rumori della strada risalivano fin lì attutiti dai doppi vetri, e a Cadorna sembrò di<br />
riascoltare la propria voce farsi plumbea, le pause interminabili fra una frase e l&#8217;altra, i<br />
mugugni d&#8217;attesa e il respiro del Generale S. che entrava nei fori del ricevitore e lo<br />
raggiungeva come un ronzio basso.<br />
Al Dipartimento di Sicurezza se la sono bevuta, Cadorna pensò. Se la sono bevuta<br />
davvero.<br />
Pensò al Generale S., l&#8217;amico di famiglia, il vecchio compagno di corso di suo padre che,<br />
in quel preciso momento, era già impegnato a raccattare nel suo repertorio di militare di<br />
carriera i termini meno ansiogeni per comunicare al Presidente un fatto semplicissimo e<br />
drammatico.<br />
Un fatto che, in altre circostanze, avrebbe stipato con voce allarmata in un nome, un<br />
verbo e un complemento: Della Ghiaia ha preso contatti con la magistratura.<br />
Se le toghe daranno retta a Della Ghiaia e i corpi dei fratelli Lossanto verranno<br />
riesumati, aveva detto Cadorna, i giornalisti rossi potrebbero scatenare il terremoto.<br />
&#8220;Il nostro, Generale, è uno strano Paese&#8221;, aveva aggiunto lasciando venire in superficie<br />
una sorta di devozione per quel vecchio del quale un giorno forse avrebbe preso il posto.<br />
&#8220;Lo sa meglio di me&#8221;, aveva detto &#8220;che bastano due delinquenti morti a rovinare per<br />
sempre un galantuomo&#8221;.<br />
Il Presidente avrebbe ascoltato il Generale S. parlare dei metodi inaccettabili messi in<br />
atto dalla squadra di Gennaio, di schegge impazzite del Servizio che hanno preso a<br />
ricattare Della Ghiaia per rovinarli tutti. Il Generale avrebbe riferito di ex terroristi<br />
pagati dallo Stato che girano armati e sparano ai militari, fanno saltare intercettazioni di<br />
mesi e non provano orrore all&#8217;idea di impiegare come ostaggio una ragazzina.<br />
Oh, sì. Gennaio e la sua squadra avevano una trama, una trama tesa a rovinare il<br />
Presidente per sempre. Bisognava fare qualcosa e bisognava farlo in fretta.<br />
Il Presidente avrebbe perso la calma, di questo potevi essere certo, ma il Generale S., il<br />
vecchio ufficiale uscito a testa alta dalle inchieste su Stay Behind e le stagioni delle<br />
bombe, lo avrebbe convinto a fidarsi dei buoni consigli del patriota Cadorna.<br />
Il Presidente avrebbe capito che non poteva fare altrimenti.<br />
&#8220;Dica al Presidente che posso fermarli&#8221; aveva detto Cadorna senza nascondere la sua<br />
stessa preoccupazione. &#8220;Ma debbo poter agire senza vincoli di sorta. Per il dopo non<br />
deve preoccuparsi. Dovremo procedere a un riequilibrio interno, ma il Servizio è pieno<br />
di patrioti&#8221;.<br />
Aveva una passione per i giochi di parole.<br />
L&#8217;opzione che si apprestava a comunicare ai suoi uomini l&#8217;aveva chiamata NEA.<br />
L&#8217;ipotesi migliore.<br />
La N era per Della Ghiaia, la E per Carta, la A per Gennaio. La sensazione che provava<br />
non era di soddisfazione. Per quanto avesse faticato per far combaciare ogni tassello,<br />
tracciando ad ogni minuto del giorno, per settimane, per mesi tutte le traiettorie possibili<br />
di ogni reazione, non sentiva pulsare l&#8217;adrenalina degli ultimi metri prima del<br />
traguardo. S&#8217;infilò i guanti, e si disse quelle parole, una dopo l&#8217;altra, ma non le sentì<br />
come un cedimento della ragione alla presunzione. Non era senso d&#8217;onnipotenza, ma<br />
pura constatazione della realtà.<br />
Ripensò all&#8217;acronimo. Era un gioco puerile e macabro, ma funzionale. Neutralizzare.<br />
Eliminare. Arrestare. Sorrise. L&#8217;opzione perfetta. Cadorna disse ancora quelle parole.<br />
Il servizio è mio. Il Servizio è mio.<br />
Lea aveva corso per ore, fino a perdere il fiato e oltre. Quando vide il cartello che<br />
indicava in trecento metri la distanza dall&#8217;agriturismo Da Ermete le venne da ridere. Ma<br />
sentiva la gola foderata di polvere, sfiato strozzato di quel pallone gonfio ch&#8217;era<br />
diventato il suo petto. Il tipo dietro il bancone, un grassone con il pizzo storto e le<br />
sopracciglia foltissime, vedendola entrare rimase immobile, la bocca minuscola aperta a<br />
formare una O leggermente allungata.<br />
- Mi aiuti, la prego, ho bisogno di un telefono.<br />
Lo vide scendere da una Lybra nera, poco oltre il palazzo signorile che ospitava lo<br />
Studio Migliori. Si fermò e si accostò a una vetrina, continuando ad osservare la scena<br />
con la coda dell&#8217;occhio. Se non fosse stato tanto basso, Carta non lo avrebbe notato. Era<br />
un pregiudizio idiota, lo sapeva. Ma se quel piccoletto grassoccio e senza capelli non<br />
avesse avuto quel piglio deciso, se non avesse descritto quell&#8217;arco rapido e preciso con lo<br />
sguardo a registrare lo scenario, l&#8217;avrebbe preso per un piccoletto grassoccio senza<br />
capelli qualsiasi, magari con un po&#8217; di soldi, ma non certo per uno dei loro. Considerò la<br />
duplice ironia dell&#8217;espressione &#8220;dei loro&#8221;, perché fino ad allora lo era stato e perché per<br />
un attimo aveva creduto ancora di esserlo. Cercò gli altri, e li trovò pochi metri più<br />
avanti, decisamente più riconoscibili del piccoletto. Sei in tutto. Senza sussulti, senza<br />
vuoti allo stomaco, capì che quell&#8217;aereo non l&#8217;avrebbe mai preso.<br />
Aveva ancora tempo prima della partenza e si era deciso ad andare da Gennaio. In mano<br />
non aveva niente. Poteva bluffare e minacciare di parlare. Ma Gennaio gli avrebbe riso<br />
in faccia, gli avrebbe chiesto incredulo se pensava davvero che il suo fascicolo fosse<br />
sparito, se credeva davvero che avessero dimenticato quel che aveva fatto solo perché gli<br />
avevano assegnato qualche contratto.<br />
Immaginò la voce sprezzante di Gennaio che gli ricordava la fine dei suoi compagni a<br />
Borgo Maggio, la donna che amava uccisa all&#8217;alba lungo il sentiero e le raffiche di<br />
Cadorna sui corpi addormentati nei sacchi a pelo.<br />
Immaginò Gennaio, il primo della classe, l&#8217;avvocato figlio di avvocati, che ancora una<br />
volta rideva della sua giovanile asineria.<br />
Allora gli avrebbe preso una mano, l&#8217;avrebbe tenuta ferma sul tavolo di legno e<br />
gliel&#8217;avrebbe fatta saltare. Poi avrebbe minacciato di passare all&#8217;altra. E alle ginocchia.<br />
Sarebbe stato il suo modo d&#8217;implorare di lasciarlo vivere.<br />
Stupido. Stupidissimo. Ma era altrettanto stupido pensare che l&#8217;avrebbero lasciato<br />
andare. I conti, per quelli come lui, non andavano mai pari. Il gruppetto confabulava, il<br />
piccoletto gesticolava, puntava l&#8217;indice contro lo sterno degli uomini, impartiva ordini,<br />
assegnava le parti. Gennaio si era fatto fregare. E se al piano nobile del palazzo si<br />
stavano inculando l&#8217;avvocato Migliori, molto presto sarebbe toccata anche a lui.<br />
Sebbene fosse decisamente più robusto di come se lo ricordava, Alfano riconobbe l&#8217;uomo<br />
disteso immobile nel cascinale. Lo chiamavano Toni Semprepronto. Bassa manovalanza<br />
di Cadorna. Vide il letto, le manette, le chiazze scure a terra. Le pareti cominciarono a<br />
girare dolcemente, e poi, con identica dolcezza, a stringerglisi addosso. Pezzo di merda,<br />
pensò, mentre tentava di ingoiare aria.<br />
Cadorna conosceva il gioco pesante.<br />
Ma cosa poteva volere da Della Ghiaia, uno che solo fargli aprire bocca era come buttare<br />
merda in un ventilatore?</p>
<p>Capitolo 6<br />
di Casino Totale<br />
22 settembre</p>
<p>- Dottore, siamo arrivati.<br />
Guardandosi riflesso nel finestrino del taxi, Della Ghiaia cercava la giusta<br />
concentrazione.<br />
- Dottore! Siamo davanti alla procura!<br />
In quel momento trillò il cellulare. Della Ghiaia rispose, facendo cenno al tassista di<br />
avere un attimo di pazienza.<br />
- Pronto?<br />
- Papà…sono io.<br />
Anche la dottoressa Landi fissava oltre il parabrezza, scrutando la città scorrere via<br />
veloce. Attraverso la propria immagine riflessa vedeva esistenze ignare, intente a vivere<br />
la loro quotidianità piatta. Pensionati a spasso col cane e giovani donne che si<br />
specchiavano nelle vetrine. Le avevano rimosso la scorta qualche mese prima, giusto<br />
una settimana dopo aver trovato un ordigno esplosivo in prossimità della sua residenza<br />
estiva. Aveva carcerato un paio di mafiosi e qualche braccio destro di politici in vista.<br />
Troppo poco per ritenerla a rischio. Dormiva di rado. Preveniva l&#8217;ansia con l&#8217;abuso di<br />
farmaci. Sapeva che se l&#8217;avessero deciso, l&#8217;avrebbero eliminata senza pietà. Un<br />
magistrato scomodo in meno, un assassinio in più dai mandanti ignoti.<br />
- Spirito di servizio &#8211; ripeteva tra sé, citando mentalmente le parole dell&#8217;uomo di cui<br />
aveva voluto seguire l&#8217;esempio, di cui voleva rinvigorire la fiamma. Posteggiata l&#8217;auto<br />
nel modesto parcheggio all&#8217;ombra dei pioppi riservato al personale di servizio, salutò il<br />
custode, traversò la strada e raggiunse il grande portone d&#8217;ingresso della procura. Stava<br />
per infilarne l&#8217;arco quando vide Della Ghiaia a forse cinquanta passi che scendeva dal<br />
taxi con il telefono cellulare all&#8217;orecchio, lo sguardo di chi ha ricevuto una notizia<br />
rinfrancante, la bocca tesa in una smorfia felice. Quasi rideva, tanto che la dottoressa si<br />
chiese se non fosse diventato matto, dal momento che mai aveva visto qualcuno così<br />
entusiasta di incontrarla per rendere dichiarazioni spontanee.<br />
Nessuno attribuì importanza alla Ducati che s&#8217;avvicinava con il motore al minimo, ai<br />
due uomini, i caschi integrali dalla celata fumé, che la cavalcavano. Il passeggero,<br />
mentre la moto accostava il marciapiede, senza scendere sfilò rapido l&#8217;M12 Beretta dallo<br />
zainetto del pilota. Imbracciando l&#8217;arma, ne puntò la nera bocca verso Della Ghiaia<br />
mentre il pilota procedeva, quasi caracollando, sulle marce ridotte.<br />
Hanno seguito il taxi, si disse la dottoressa quando vide l&#8217;arma. Qualcuno, alle sue<br />
spalle, gridò, per carità, di gettarsi a terra.<br />
Il tempo di abbassarsi e il corpo di Della Ghiaia si abbatteva sul marciapiede sotto la<br />
prima raffica. Sentendo altri spari che coprivano un cozzo di lamiera contro altra<br />
lamiera, la dottoressa rimase immobile, la testa tra le mani, palpebre e mascella strette<br />
come morse. Ci fu una raffica più vicina, parabrezza che esplodevano sotto i colpi,<br />
polvere di calcinacci che le cadeva addosso e un rosario di colpi singoli sparati da pochi<br />
passi di distanza.<br />
Il pilota aprì il gas al massimo inserendo a memoria una marcia dopo l&#8217;altra, e in forse<br />
quattro secondi la Ducati schizzava avanti a cento chilometri orari, schivando agile i<br />
passanti allibiti.<br />
La dottoressa Landi si alzò e prese a correre, per come può correre una donna di<br />
quarantasei anni, verso l&#8217;uomo che giaceva sul marciapiede di fianco alla portiera<br />
spalancata del taxi. Lo raggiunse e si inginocchiò sul corpo straziato. Gli occhi di Della<br />
Ghiaia erano fissi verso il cielo, a guardare nulla. &#8220;Si alzi&#8221;, implorò la dottoressa. Cercò<br />
di sollevargli la testa, poi vide il sangue dell&#8217;uomo sulle maniche del proprio vestito e<br />
dovette ricacciare indietro un moto di nausea.<br />
&#8220;Perché&#8221;, la dottoressa disse. Nella mano destra Della Ghiaia stringeva ancora il telefono<br />
cellulare. Una valigetta di cuoio lucido giaceva a mezzo braccio dalla sinistra socchiusa,<br />
sul marciapiede picchiettato di macchie scure e cristalli dei finestrini. Anche l&#8217;uomo<br />
dentro il taxi aveva un disperato bisogno d&#8217;aiuto. Mentre chiudeva gli occhi, Della<br />
Ghiaia provò a dire qualcosa. Sembrava ripetesse una parola, ma tutto il sangue che gli<br />
riempiva la bocca impedì alla dottoressa di capire quale fosse.<br />
Capì invece che qualcuno stava accorrendo alle sue spalle. Si girò e vide gli uomini di<br />
guardia, i colleghi e gli inservienti della procura che lungo il marciapiede, con cautela le<br />
si facevano incontro.<br />
Allora si tirò in piedi, alzò le braccia e con l&#8217;ultimo fiato che le restava ordinò che<br />
nessuno si azzardasse a spostare un granello di polvere.<br />
Gli occhi luccicavano nella penombra dello studiolo situato nell&#8217;ala est della villa appena<br />
fuori dalla metropoli che si era accaparrato a metà degli anni &#8217;80, nel periodo della<br />
pacchia e degli appalti spartiti tra i pochi che contavano.<br />
In piedi di fronte alla grande finestra affacciata sul parco, il Presidente pensava al<br />
vecchio amico Marcello, alla lealtà che gli aveva dimostrato negli anni. Se quel tal<br />
Gennaio di cui gli aveva parlato il Generale S. era dovuto arrivare a rapirgli la figlia e<br />
farle mozzare un dito, significava che l&#8217;avvocato Marcello Della Ghiaia sapeva essere<br />
tenace. Certo, non si era mosso nel migliore dei modi, ma anche il Presidente aveva figli,<br />
e poteva capire che certi ricatti possono arrivare a confondere il raziocinio di un padre.<br />
Per fortuna, ci aveva pensato Cadorna a sistemare le cose, a sottrarre la piccola Lea dalle<br />
mani degli aguzzini, a permettere che Della Ghiaia facesse la solita cantata tutta bolle di<br />
sapone.<br />
Il Presidente andò verso la scrivania e prese a giochicchiare con un fermacarte.<br />
Al prossimo rimpasto, chissà, quel Cadorna poteva tornare buono.<br />
Magari come sottosegretario. O come senatore, chissà.<br />
Senatore Cadorna gli pareva suonasse bene.<br />
Non era la prima volta che moriva qualcuno con cui la dottoressa Landi aveva avuto a<br />
che fare. Magari qualcuno che la mattina aveva fatto colazione con lei, o bevuto il caffè<br />
dopo pranzo e che la sera giaceva in obitorio con la testa schiantata da una pallottola a<br />
punta cava. Ma mai aveva visto un uomo morire davvero. La sensazione della vita che si<br />
allontana dal corpo, tutto quel sangue in bocca e la brutalità di un&#8217;esistenza spezzata.<br />
Le avevano chiesto il motivo del loro incontro.<br />
Poi per cortesia istituzionale l&#8217;avevano lasciata in pace, sola in ufficio con le sue<br />
congetture. Immersa com&#8217;era a decifrare i pensieri che le attraversavano la mente, sulle<br />
prime si era dimenticata della busta di plastica trasparente, sigillata di persona poche<br />
ore prima, che insieme al cellulare conteneva la valigetta di Della Ghiaia.<br />
Era sul tavolo accanto al computer.<br />
La dottoressa Landi ruppe i sigilli, allungò una mano dentro la busta e, tirando la<br />
valigetta verso di sé, ebbe la sensazione che quel cuoio lucido e i molti documenti che<br />
sembrava contenere, pesassero il peso di un&#8217;intera vita.</p>
<p>Capitolo 7<br />
21 e 22 settembre</p>
<p>-Al momento…sarebbe occupato &#8211; si scusò il grassone con il pizzo storto, indicando col<br />
pollice un punto oltre le spalle.<br />
Il salone dell&#8217;agriturismo &#8216;da Ermete&#8217; era mezzo vuoto, fatta eccezione per un gruppo di<br />
vecchi ipnotizzati dalla briscola, un giovanotto in uniforme che sembrava mangiare, un<br />
altro in piedi a impegnare il telefono più una decina di teste animali che studiavano la<br />
scena con occhi di vetro.<br />
- Come occupato? &#8211; sbiancò la ragazza &#8211; Ma io devo telefonare. Devo telefonare<br />
assolutamente, ho…- Le prime avvisaglie di una crisi di pianto le incasinarono la dizione<br />
- Guardi questa mano, &#8211; si riprese &#8211; la prego… un cellulare, qualcosa…<br />
Davanti alla fasciatura sanguinolenta la bocca del grassone si chiuse di scatto, mentre gli<br />
occhi si spalancavano, quasi fossero collegati da un meccanismo nascosto.<br />
La ragazza aggirò il bancone e trascinò due passi verso la sala.<br />
- Ma cazzo &#8211; gridò &#8211; Non c&#8217;è nessuno che ha un cellulare?<br />
I vecchi non si girarono nemmeno. Il tizio al telefono sporse appena la testa dalla sua<br />
postazione. Un cervo dalle corna imponenti parve rivolgerle uno sguardo<br />
compassionevole.<br />
L&#8217;uomo in uniforme abbandonò le posate sul tavolo, si calò in testa il berretto con la<br />
fiamma e intercettò la ragazza prima che si facesse giustizia da sola.<br />
- Venga con me, signorina. &#8211; disse con voce rassicurante &#8211; La accompagno in caserma.<br />
Così può fare la sua telefonata e mi racconta pure cos&#8217;è successo.<br />
Cadorna se lo ripeteva spesso. L&#8217;abilità dello stratega non sta nell&#8217;evitare gli imprevisti,<br />
ma nel saperli gestire. Nessun piano, nemmeno il più dettagliato, può tenere conto di<br />
tutto. Se lo pretende, è destinato a fallire.<br />
Sfilò una sigaretta dallo scrigno d&#8217;argento e la portò alle labbra senza accenderla.<br />
&#8216;Imprevisto&#8217; è il nome che danno gli sprovveduti all&#8217;infinita mutevolezza del mondo.<br />
Gente destinata a vivere la Storia come una somma di occasioni perdute.<br />
Certo, il mancato arresto di Gennaio non era la migliore delle notizie. Forse era stato<br />
presuntuoso pensare che un uomo di quel calibro potesse farsi trovare nel suo studio,<br />
coi polsi incrociati, pronto per le manette.<br />
Forse, ma che importava? Il Presidente gli aveva dato piena libertà di manovra e la<br />
ragazzina non era andata lontano. Già se la immaginava, con addosso una tuta dei<br />
carabinieri di due misure più larga, una tazza fumante tra le mani, in attesa di parlare<br />
col suo adorato papà.<br />
Cadorna si accese la sigaretta e scacciò con un brivido l&#8217;incubo che per un attimo,<br />
qualche ora prima, gli aveva rabbuiato la mente. L&#8217;incubo che Gennaio, a piede libero,<br />
avesse messo le mani su Lea Della Ghiaia. Stentava ancora a credere che una<br />
quindicenne minuta avesse combinato quello scherzo a un uomo della stazza di Toni<br />
Semprepronto. Pace all&#8217;anima sua, come si dice.<br />
La mutevolezza del mondo non aveva prevalso.<br />
Restava solo da chiamare Della Ghiaia. Informarlo della liberazione della figlia.<br />
Trasformare il brigadiere che era salito all&#8217;agriturismo per farsi due fettuccine, in &#8220;uno<br />
dei nostri uomini migliori, che stavano circondando la zona dopo un brillante lavoro di<br />
intelligence&#8221;. Restava da spiegare a Della Ghiaia che sua figlia era ancora in stato di<br />
choc, che i medici si stavano occupando di lei per scongiurare il rischio di una brutta<br />
infezione, che avrebbe potuto parlarle più tardi, appena possibile.<br />
Nel frattempo, aveva tutta la notte per inventare una di quelle fantastiche storie, quelle<br />
che solo lui sapeva raccontare così bene.<br />
Una bella fiaba per l&#8217;irreprensibile dottoressa Landi.<br />
Cadorna si rilassò, lasciandosi andare sulla poltrona. Inspirò il fumo e lo trattenne nei<br />
polmoni.<br />
Il Presidente sarebbe stato contento.<br />
Tornanti ghiacciati. Pioggia battente. Foglie marce tutt&#8217;uno con l&#8217;asfalto.<br />
Giornata ideale per un&#8217;uscita in moto.<br />
Ad ogni curva, la Ducati sembrava sul punto di finire per terra, trottolare qualche metro<br />
e spedire i passeggeri gambe all&#8217;aria tra i castagni.<br />
Sembrava. Ma Lorenzo Carta riponeva la massima fiducia nella guida di Porzio Migliori<br />
detto Gennaio, che da giovane si era meritato medaglie e onori in diverse competizioni<br />
amatoriali.<br />
E con altrettanta fiducia, sperava che l&#8217;intervento di quel grand&#8217;uomo avesse ancora una<br />
volta il magico potere di salvargli la vita. Non tanto per quel che s&#8217;erano detti, quando<br />
Gennaio l&#8217;aveva rintracciato per dirgli che no, ancora non era nato l&#8217;uomo che potesse<br />
fotterlo come uno stronzo qualsiasi, nel suo studio da avvocato di successo, con la<br />
lampada indonesiana e tutto il resto; e meno che mai per l&#8217;azione disperata che lo stesso<br />
Gennaio aveva architettato per loro due, il folle tentativo di liberare Lea Della Ghiaia,<br />
scombinare i piani di Cadorna, consumare finalmente la giusta vendetta, fredda di vent&#8217;<br />
anni: per una donna uccisa all&#8217;alba, per troppi compagni, per il se stesso di allora; il fatto<br />
era che ormai Lorenzo Carta credeva in quell&#8217;uomo come una vecchia devota nel suo<br />
santino preferito: quel che poteva fare, dire o pensare, non c&#8217;entrava, e anzi, era pure<br />
controproducente, di quando in quando: in fondo era stato proprio Gennaio a<br />
precipitarlo in quel casino. Ma chi ha fede non si preoccupa di certe incongruenze. Chi<br />
ha fede bestemmia contro l&#8217;ira del proprio Dio e nello stesso momento agogna la pace<br />
che la sua mano distesa può offire al mondo, e sotto quest&#8217;aspetto Lorenzo Carta, ateo,<br />
agnostico e quant&#8217;altro, non era molto diverso dai più fervidi credenti.<br />
Appena la stanza smise di girare, il maggiore Alfano pensò che trattenersi oltre poteva<br />
essere sconveniente. Arrivando al cascinale il luogo gli era parso deserto, ma che ne<br />
sapeva? I colleghi di Semprepronto potevano essersi assentati giusto un attimo, il tempo<br />
di comprare le sigarette in paese e rientrare alla base.<br />
Fece appena in tempo a completare la riflessione, che già il cervello tornava a rimuginare<br />
su Della Ghiaia, su quel che aveva confidato al suo legale, sul senso nascosto del tramare<br />
di Cadorna e sul contenuto del disco-zip arancione che aveva sottratto in casa<br />
dell&#8217;avvocato.<br />
L&#8217;unico appiglio che gli restava, forse, per dare un senso alla sua diserzione e farsi<br />
scontare qualche anno dell&#8217;inevitabile sole a scacchi.<br />
Assorto in quei mille pensieri, passò nell&#8217;altra stanza con passo deciso e arma spianata.<br />
Precauzione inutile.<br />
Le voci che gli intimarono di alzare le mani giungevano da destra e da sinistra, senza via<br />
di scampo.<br />
Due piccole finestre che affacciavano su lati opposti del salone di ingresso.<br />
Lasciò andare la pistola: incorniciata dagli infissi scrostati, la faccia di Lorenzo Carta<br />
dava l&#8217;impressione di sorridergli.<br />
C&#8217;era traffico, per le strade del centro. Lo struscio del sabato, le commissioni, gli ultimi<br />
preparativi per la visita del Presidente.<br />
Lorenzo Carta assecondò col busto lo slalom che Gennaio disegnava tra le auto.<br />
La moto imboccò il viale della procura, strinse a destra, portò il motore al minimo e<br />
continuò ad avanzare come in cerca di un parcheggio.<br />
Qualcuno strombazzò nervoso dietro la Ducati per chiedere strada.<br />
Gennaio lo fece passare. Carta si voltò: il passeggero aveva la faccia di Della Ghiaia. Il<br />
tassista non aveva la faccia da tassista. Ma forse era solo suggestione.<br />
Il taxi rallentò quasi subito e scivolò sulla forza del suo stesso abbrivio in coda alle poche<br />
auto posteggiate in colonna lungo il marciapiede della procura.<br />
Carta strinse gli occhi e vide due luci bianche da retromarcia svegliarsi improvvise in<br />
fondo alla strada. Vide la Punto indietreggiare e andarsi a piazzare in seconda fila, fino a<br />
stringere di coda il muso del taxi.<br />
Bene. Alfano non s&#8217;era tirato indietro. D&#8217;altra parte, fottere Cadorna era un imperativo<br />
anche per lui. E con Della Ghiaia stecchito, subito prima di un appuntamento in procura,<br />
poco prima della visita del Presidente e con i documenti sui Lossanto nelle mani giuste,<br />
la testa di Cadorna sarebbe cascata nel cesto insieme a molte altre.<br />
Con un gesto fluido Carta estrasse l&#8217;M12 dallo zainetto di Gennaio.<br />
Della Ghiaia scese dal taxi parlando al telefono, con un sorriso che pareva rubato al suo<br />
vecchio amico Presidente. La dottoressa Landi lo aspettava a meno di cinquanta passi,<br />
assurdamente sulla soglia della procura come una padrona di casa scesa a fare gli onori<br />
a un ospite di riguardo.<br />
Carta spianò la mitraglietta e sparò senza esitazioni. Della Ghiaia cadde subito.<br />
Il tassista cercò di scendere. Dalla moto quasi immobile grazie al gioco di frizione, Carta<br />
fece fuoco anche su di lui. Come tassista non lo convinceva proprio.<br />
Mentre Gennaio ripartiva sparò ancora una mezza raffica in aria, per mantenere alta la<br />
tensione e impedire che occhi indiscreti vedessero la Punto che indietreggiava ancora un<br />
paio di metri, il suo pilota sporgersi ad aprire la portiera sul lato del passeggero e una<br />
valigetta in cuoio lucido che scivolava sul marciapiede presso la coda del taxi accanto al<br />
cadavere di Della Ghiaia.<br />
Quando sentì l&#8217;accelerazione della moto, rinfoderò l&#8217;arma nello zainetto e afferrò<br />
Gennaio stretto lungo i fianchi.<br />
Prima di immettersi nel traffico della circonvallazione, fece appena in tempo a voltarsi,<br />
per controllare la scena un&#8217;ultima volta.<br />
Sembrava tutto a posto. Un lavoro pulito, roba da professionisti.<br />
Tutto a posto. A parte la Punto, che invece di schizzare avanti decisa, rimaneva<br />
inchiodata di traverso in mezzo alla strada, le quattro frecce che rivolgevano ai fuggitivi<br />
un ultimo, intermittente saluto.</p>
<p>CANONE FINALE<br />
Capitolo 8<br />
di Zaphod<br />
Domenica 23 settembre</p>
<p>- Allora, Generale secondo lei possiamo stare tranquilli? -.<br />
- Non tranquilli, signor Presidente, tranquillissimi: d’altro canto il nostro Cadorna qui, è<br />
riuscito a far combaciare tutti i tasselli con precisione oserei dire scientifica -.<br />
- Troppo buono signor Generale, abbiamo solo saputo gestire al meglio gli imprevisti,<br />
me l’ha insegnato lei… -.<br />
- Non sia modesto, Cadorna, se il Generale le fa dei complimenti significa che se li è<br />
meritati. Piuttosto, siamo sicuri che quel vostro uomo, il maggiore Alfano, sia persona<br />
fidata? -.<br />
- Anche su questo può stare tranquillo signor Presidente: l’ormai ex-maggiore Alfano,<br />
dopo un attimo di sbandamento ha capito che era in gioco l’ordinamento dello Stato e si<br />
è schierato senza indugio dalla parte giusta -.<br />
- Adesso è a capo dell’unità operativa in Iraq: risulta che sia sempre stato lì, ne tornerà<br />
con un’ulteriore avanzamento di carriera e coperto di onori: del resto abbiamo bisogno<br />
di persone capaci e fidate -.<br />
- Bisogna riconoscere che il maggiore Alfano è stato irreprensibile e tempestivo: ha<br />
lasciato quella cartella con la favoletta preconfezionata a misura della dottoressa Landi e<br />
ci ha consegnato il memoriale Della Ghiaia… -.<br />
- In più con un tocco da maestro ha lasciato sul posto la macchina per far risultare che i<br />
due terroristi hanno teso un agguato all’avvocato Della Ghiaia usando una moto e una<br />
macchina e sono poi fuggiti a bordo della motocicletta -.<br />
- Terroristi che poi sono periti nel seguente scontro a fuoco con le forze dell’ordine: sì,<br />
questo l’ho sentito anche dai telegiornali -.<br />
- Sì, signor Presidente: non hanno avuto il minimo presentimento che al punto<br />
d’incontro concordato con Alfano si sarebbero trovati i nostri ad aspettarli -.<br />
- E così anche l’episodio di Borgo Maggio è chiuso… -.<br />
- Morto e sepolto, direi: Carta e Gennaio erano gli ultimi sopravvissuti di quella storia…<br />
ma questo è stato solo un risultato aggiuntivo della nostra operazione: la ciliegina sulla<br />
torta, diciamo -.<br />
- Una torta amara, purtroppo: Marcello assassinato e anche quella povera ragazza… -.<br />
- Lea Della Ghiaia non ha retto allo shock: il rapimento, il dito mozzato, la fuga, e alla<br />
fine l’assassinio del padre… anche il nostro carabiniere non riesce a darsi pace: pensa<br />
che se l’avesse tenuta sotto controllo durante la notte forse sarebbe riuscita a fermarla -.<br />
- Già, quel ragazzo che fine ha fatto? -.<br />
- Partirà oggi stesso per l’Iraq, alle dipendenze dirette di Alfano: potremo così vederlo<br />
all’opera e testarne le capacità e le attitudini: la situazione laggiù è molto pericolosa e un<br />
pusillanime ci lascia facilmente le penne -.<br />
- Ma Generale… -.<br />
- Signor Presidente: bando alle ciance: il Paese ha bisogno di una guida forte e decisa:<br />
non ci possiamo fermare a riflettere sulla morte di due delinquenti, o a piangere sulla<br />
fine di uno sbarbatello e di una ragazzina viziata… -.<br />
- Signor Generale, la prego… -.<br />
- Signor Presidente, parliamoci chiaro: il suo compito ormai è stato assolto, le conviene<br />
passare la mano a noi, e dico le conviene perché quel disco-zip arancione che contiene le<br />
memorie del suo amico possiamo farlo saltar fuori di nuovo. E può star sicuro che la<br />
dottoressa Landi stavolta non si farebbe scappare l’occasione per metterle le grinfie<br />
addosso. Fino ad ora lei si è sistemato gli affari suoi, adesso è giunto il momento di<br />
iniziare a lavorare per il bene di questa Nazione: se farà il bravo potrà continuare a<br />
esserci utile. Ma adesso vada: sfoderi il suo sorriso più splendente e raggiunga la Piazza:<br />
i suoi ammiratori la stanno aspettando -.<br />
Capitolo 8<br />
di Rosa Purpurea<br />
Quell&#8217;uomo le sembrava gentile. Usciti dall&#8217;agriturismo le aveva detto: &#8211; Signorina non si<br />
preoccupi, ora prendiamo la mia macchina e l&#8217;accompagno dove vuole lei -.<br />
La ragazza rinfrancata rispose: &#8211; Grazie agente, credo che mi serva un medico -, e gli<br />
mostrò la mano insanguinata e con il dito mancante -.<br />
- Accidenti! &#8211; disse l&#8217;uomo in divisa, tra lo stupito e l&#8217;incredulo, &#8211; Cosa le é successo<br />
signorina?<br />
- Poi se vuole le spiegherò tutto in caserma, ma ora la prego si sbrighi con questa<br />
macchina perché ho perduto molto sangue e comincio a non sentirmi più la mano -. Nel<br />
giro di un quarto d&#8217;ora rientrarono in città. Si apprestarono a raggiungere l&#8217;ospedale più<br />
vicino. Giunti nei pressi del pronto soccorso scesero dalla macchina, e superata<br />
l&#8217;accettazione Lea ed il suo accompagnatore si precipitarono verso il primo camice<br />
bianco che incontrarono.<br />
L&#8217;agente parlò: &#8211; La mano della signorina perde molto sangue -.<br />
- Venga &#8211; dice il medico rivolto a Lea, la porta in una stanza piena di apparecchiature e<br />
la fa sedere su un lettino, poi guardandole la mano esclama: &#8211; Non si preoccupi, ora le<br />
metto dei punti di sutura, disinfetto poi le farò una fasciatura -.<br />
Dopo aver ricevuto tutte le cure necessarie la ragazza di colpo scoppiò a piangere: -<br />
Voglio vedere mio padre &#8211; dice rivolgendosi all&#8217;agente che non l&#8217;aveva mai abbandonata<br />
neanche per un minuto. &#8211; La prego, mi presti il suo telefonino -.<br />
- Certo, se mi dai il numero lo chiamo io &#8211; replica l&#8217;agente, &#8211; Poi glielo passo -.<br />
La dottoressa Landi, dopo essersi resa conto dell&#8217;accaduto, come in trance e con le mani<br />
che le tremano estrae il telefonino dalla sua borsa e compone il numero del pronto<br />
intervento. Di lì a poco, sente arrivare l&#8217;ambulanza. La scena che si presenta agli occhi<br />
dei paramedici non è bella: un uomo tutto sforacchiato dai proiettili, sangue da tutte le<br />
parti, vetri in frantumi e una donna di mezza età imbambolata vicino all&#8217;auto, con gli<br />
occhi fissi davanti a se. Uno dei due infermieri si dirige verso il ferito, gli solleva le<br />
palpebre e gli ausculta il cuore. Dopo aver fatto queste operazioni va dal collega,<br />
prendono la barella, vi distendono il corpo di Della Ghiaia e lo ricoprono fin sopra la<br />
testa con un lenzuolo, poi uno degli infermieri si avvicina alla donna e le dice &#8211; Signora<br />
mi scusi, lei è una parente? -.<br />
- No -, risponde la dottoressa Landi, sempre restando con lo sguardo fisso ed immobile<br />
davanti a sé; in quel momento uscirono dalla procura alcuni funzionari, si avvicinarono<br />
alla dottoressa Landi, la presero per un braccio e la riportarono all&#8217;interno del suo<br />
ufficio. Lea sta telefonando a suo padre.<br />
- Papà.. papà.. sono io Lea -.<br />
- Lea amore mio dove sei? &#8211; risponde il padre. Poi Lea non sente più la voce del padre,<br />
ma sente dei colpi forti provenire dal telefonino dell&#8217;avvocato, sembrano dei colpi di<br />
pistola, ed ancora ode delle urla strazianti, &#8211; papà, cosa succede? &#8211; domanda ancora Lea,<br />
ma non riceve nessuna risposta.<br />
Il brigadiere che assiste alla telefonata interviene domandando a Lea: &#8211; Signorina Lea,<br />
cosa succede? Mi sembra spaventata, é bianca come un lenzuolo -.<br />
- Non lo so, ho sentito mio padre rispondermi, e poi più nulla, solo rumori strani ed urla!<br />
- dice agitatissima Lea.<br />
- Si calmi signorina, ora vedremo cosa si può fare. Se si sente meglio l&#8217;accompagno in<br />
caserma, credo che abbia molte cose da raccontarmi -.<br />
Il presidente nel suo studio si è acceso un sigaro, si è accomodato nella sua poltrona e<br />
fissa il muro davanti a se. Ha ricevuto una telefonata, ed ora è immerso in tristi<br />
pensieri&#8230;. &#8211; Marcello, amico mio, perché? Eravamo amici, un tempo ci frequentavamo, le<br />
nostre mogli e le nostre figlie erano amiche e abbiamo condiviso momenti belli e brutti.<br />
Ora il presidente è un po&#8217; depresso e ha gli occhi lucidi&#8230; Lea è arrivata in caserma, la<br />
fanno accomodare in una stanza e la lasciano lì con i suoi pensieri.<br />
- Papà dove sei! Cosa è successo, ho paura, molta paura&#8230;- Le sale una nausea<br />
improvvisa, deve cercare un bagno. Apre piano la porta, si incammina lungo il corridoio<br />
stranamente vuoto, passa davanti una porta socchiusa, sta per bussare, ma si blocca<br />
sentendo un agente fare il nome di suo padre. Incuriosita, si mette ad origliare.<br />
- Comandante, devo proprio essere io a comunicare alla signorina Lea Della Ghiaia che<br />
suo padre è stato assassinato? &#8211; dice il brigadiere.<br />
- Mio padre assassinato? ho sentito bene? ma cosa stanno dicendo! -.<br />
- Sì brigadiere, deve essere lei a dirlo alla signorina Lea &#8211; ribatte il comandante -.<br />
- Noooo&#8230; &#8211; urla dentro di se Lea &#8211; anche mio padre! -.<br />
- Qualche anno prima Lea aveva perso la madre per una brutta malattia, e gli era<br />
rimasto solo suo padre, dato che non aveva né fratelli né sorelle, ed ora era in balia di<br />
chissà che forze oscure. Si sentiva sola ed impaurita. Dentro di lei all&#8217;improvviso si<br />
accese come una luce ed il suo corpo si riempì di una forza misteriosa: ora sapeva cosa<br />
doveva fare, e con una determinazione folle decise di agire&#8230;. sapeva chi doveva colpire<br />
per vendicarsi. Nessuno si accorse che Lea era scappata dalla caserma. Appena fuori si<br />
mise a correre, e raggiunta la strada principale fermò il primo taxi che passava, e gli<br />
diede l&#8217;indirizzo di casa sua; indossava ancora i jeans che aveva tolto all&#8217;uomo del covo,<br />
gli stavano grandi e li teneva su con un pezzo di spago che aveva raccolto per terra<br />
vicino alla porta della sua prigione. Aveva sottratto all&#8217;uomo anche il suo portafogli con<br />
il denaro dentro; pensava che gli sarebbe servito. Scese dal taxi, pagò il tassista e corse<br />
verso casa. Non aveva le chiavi di casa, ma sapeva dove trovare il mazzo di chiavi di<br />
scorta: suo padre le aveva mostrato dove le aveva messe, sotto il vaso di rose selvatiche<br />
che si trovava vicino al cancello secondario della casa, e infatti erano lì. Prese le chiavi ed<br />
entrò in casa di corsa, attraversò l&#8217;anticamera, il salone e salì al piano superiore dove<br />
c&#8217;era la sua stanza, prese il telefonino e telefonò.<br />
- Pronto, ciao Silvana, sono Lea, come stai? -.<br />
- Ciao Lea! Che sorpresa, é un sacco di tempo che non ci si sente, sai se non mi chiamavi<br />
tu ti avrei chiamato io, ho intenzione di dare una festa per il mio compleanno e voglio<br />
che tu ci sia assolutamente! &#8211; disse Silvana.<br />
- Ma certo che ci sarò, noi siamo sempre amiche no? &#8211; rispose Lea &#8211; comunque che ne<br />
diresti di vederci fra un ora al bar Todini per un aperitivo? -.<br />
- Certo perché no? Ci vediamo lì fra un ora, ciao.-.<br />
Finita la conversazione Lea scende di nuovo a pianterreno, esce di corsa in giardino e<br />
prende il motorino che teneva in garage. Lo tira fuori e lo appoggia su un muretto del<br />
giardino, e poi va di nuovo in casa: stava dimenticando che aveva addosso ancora i<br />
vestiti del suo aguzzino, se li toglie, li mette in un sacco della spazzatura, poi va in<br />
bagno e si fa una veloce doccia, si mette degli abiti puliti, si spazzola i capelli e prende<br />
uno zainetto, scende di nuovo in giardino, prende il motorino e parte per andare al suo<br />
appuntamento. Arrivata davanti al bar vede parcheggiato poco distante il fuoristrada di<br />
Silvana. Si guarda intorno per vedere se ci sono anche i suoi gorilla, fa un giro intorno<br />
all&#8217;isolato per precauzione, non vede nessuna auto blu. Bene, &#8211; pensa Lea &#8211; ho il campo<br />
libero -. Parcheggia la moto ed entra nel bar.<br />
- Ciao Lea &#8211; esclama Silvana vedendola entrare.<br />
- Ciao Silvy &#8211; risponde Lea.<br />
- Prendiamo un caffè? -.<br />
- Volentieri &#8211; risponde Silvana &#8211; ma cosa ti é successo alla mano? &#8211; esclama sorpresa<br />
Silvana osservando la mano fasciata di Lea.<br />
- Oh, niente, uno stupido incidente, mi sono tagliata con un coltello mentre stavo<br />
preparandomi un sandwich. Senti Silvana &#8211; dice Lea cambiando argomento in fretta -<br />
stavo pensando che mi farebbe piacere se tu venissi con me a vedere il rustico che mio<br />
padre ha comprato e che ho intenzione di risistemare, vorrei che tu mi dessi un parere,<br />
so che sei iscritta ad archittettura e che lavori nello studio di un architetto, quindi chi<br />
meglio di te? -.<br />
- Ti ringrazio della fiducia, ma ricordati che sono sola mente al primo anno di università<br />
e che sono solo sei mesi che lavoro nello studio dell&#8217;architetto Olivieri, non credo di<br />
poterti essere molto utile&#8230; Però mi fa comunque piacere accompagnarti e vedere il tuo<br />
rustico, dunque quando vuoi non hai che da dirmelo &#8211; concluse l&#8217;amica di Lea.<br />
- Senti Silvana, io pensavo che se non hai altri impegni potremmo andare anche adesso,<br />
che ne dici? -.<br />
- Certo, perché no? &#8211; acconsenti l&#8217;altra.<br />
- Bene, allora seguimi con il tuo fuoristrada, io ti precedo con il mio motorino -.<br />
Lorenzo Carta si sentiva come svuotato. Tutti gli ideali finiti nel nulla. Era un assassino,<br />
ecco che cos&#8217;era, c&#8217;era una ragazzina che era diventata orfana per colpa sua, lui non era<br />
meglio degli altri, non era migliore di chi aveva ucciso la sua donna, e la sua vendetta<br />
tardiva aveva un sapore amaro. La sua compagna non sarebbe tornata, e neanche il<br />
bimbo che portava in grembo sarebbe mai nato, suo figlio, che ora avrebbe avuto la<br />
stessa età della figlia dell&#8217;avvocato. Aveva creato solo altra infelicità.<br />
Lea e Silvana erano arrivate.<br />
- Beh, che ne dici, è un po&#8217; malandato ma il posto è carino no? &#8211; fa Lea rivolta alla sua<br />
amica e indicando il rudere.<br />
Silvana si guarda intorno incredula e delusa, davanti a sé c&#8217;è una bicocca squallida che<br />
neanche i barboni vi passerebbero la notte, ma non vuole offendere Lea e quindi con<br />
voce un po&#8217; incerta gli risponde &#8211; Lea, non si può certo dire che sia un castello, ma con i<br />
mezzi adeguati e la gente giusta si può far diventare qualcosa di carino -.<br />
Lea di rimando &#8211; Sì, lo so, c&#8217;è da sistemare un po&#8217; tutto, e non è certamente una reggia,<br />
ma sai Silvana, mio padre non ha i soldi che ha tuo padre, e quindi noi un castello non ce<br />
lo possiamo permettere &#8211; ribatte Lea con durezza. &#8211; Però mio padre non è neanche un<br />
assassino come lo è tuo padre &#8211; rincara Lea.<br />
Silvana sbalordita guarda Lea che le si avvicina con un&#8217;aria tremendamente strana e<br />
minacciosa.<br />
- Lea, cos&#8217;hai, perché dici queste cose su mio padre? &#8211; Ma Lea ormai non ascolta più; ha<br />
uno sguardo assente ed una strana luce negli occhi. Silvana cade a terra senza fare in<br />
tempo neanche ad urlare&#8230;<br />
La notizia è su tutti i giornali. Grande disgrazia a casa del presidente, la sua terzogenita<br />
Silvana è stata trovata morta in un cascinale alle porte della città, morta per<br />
soffocamento, si pensa ad un omicidio. Ancora sconosciute le cause ed il movente<br />
dell&#8217;assassino che non è ancora stato individuato. Si sospetta un complotto terroristico ai<br />
danni del nostro Presidente in carica. Il Presidente, profondamente addolorato, si è<br />
chiuso all&#8217;interno della sua casa circondato dai suoi cari ed ha annunciato il suo ritiro<br />
definitivo dalla vita politica.<br />
1° Maggio 2023. Lea si è alzata tardi oggi, è giorno di festa e il suo studio legale è chiuso.<br />
Ancora insonnolita va in cucina e si prepara un caffè; mentre lo beve si guarda il dito che<br />
non ha più, ed i suoi pensieri vanno indietro nel tempo a vent&#8217;anni prima, a quando era<br />
un adolescente spensierata e carina e tutto il mondo era ancora nelle sue mani, e nei suoi<br />
sogni viveva con i genitori benestanti in una casa bella e confortevole, sua madre non si<br />
era ancora ammalata e suo padre non viveva nella paura che qualcuno potesse fargli del<br />
male. Poi da un momento all&#8217;altro la sua vita era completamente cambiata; suo padre e<br />
sua madre erano morti, e a Lea era crollato il mondo addosso. Aveva passato molti anni<br />
bui, ma era riuscita a venirne fuori.<br />
1 ottobre 2003 L&#8217;avevano trovata che vagava per le campagne di un paesino lontano da<br />
casa , non si ricordava chi era né perché fosse lì, aveva una mano fasciata da una benda<br />
sporca e sfilacciata, l&#8217;avevano portata in ospedale e curata, sia fisicamente che<br />
psicologicamente. Lea si scosse dai suoi pensieri, finì di bere il suo caffè, si mise ad<br />
ammirare il panorama che dalle ampie vetrate del suo appartamento le appariva<br />
superbo, le nuove Twin Towers spiccavano imponenti dominando di nuovo Manatthan,<br />
e lei guardandole si sentì finalmente serena.</p>
<p>Capitolo 8<br />
di Peggio Bestia</p>
<p>Alfano fece una decina di metri e si fermò, portando il cambio a folle. Guardò la Ducati<br />
diventare un puntino sempre più piccolo, sempre più lontano: ad ogni suo respiro quella<br />
era schizzata in avanti di altri duecento metri, forse anche più, perché tirare aria dentro i<br />
polmoni era diventato d’un tratto terribilmente faticoso, e gli sembrava di dover<br />
inspirare per un tempo innaturale prima di catturare con la bocca spalancata la quantità<br />
d’ossigeno sufficiente per non abbandonarsi al tremore. Prima di parlare, perché<br />
avrebbe parlato, e prima, quindi, di concedere all’evidenza tutti i suoi crismi, alzò lo<br />
sguardo sul retrovisore e vide la piccola ragnatela disegnata attorno al foro d’entrata sul<br />
lunotto posteriore. Come se non bastasse a persuaderlo, si piegò leggermente in avanti e<br />
fece scendere la mano sulla schiena muovendo le dita come zampe d’insetto, fino a<br />
trovare il punto in cui il tessuto del giubbotto diventava umido, caldo, appiccicoso.<br />
Davanti niente, la stronza era rimasta dentro. Restò a fissare la mano aperta, poggiata col<br />
dorso sul ginocchio, per qualche secondo.<br />
- Carta…brutto cazzone &#8211; pensò. Della Ghiaia cominciava ad attirare l’attenzione dei<br />
passanti. Alfano, immobile, li guardava mutare espressione d’improvviso, portarsi le<br />
mani alla bocca, spalancare gli occhi o distogliere lo sguardo; una ragazza aveva<br />
affondato la faccia nel piumino del fidanzato, un’altra dava di gomito alle amiche, una<br />
coppia di mezza età era restata come pietrificata dall’altro lato della strada. Senza<br />
staccare gli occhi da quei due Alfano disse: &#8211; M’hanno preso. Gli occhi dell’uomo riflessi<br />
nello specchietto, in quell’istante, si piantarono dritti nei suoi. Sveglia. Muoversi.<br />
Controllò se qualcuno dei ragazzi si stesse avvicinando o si fosse accorto di lui: tutti in<br />
circolo attorno a Della Ghiaia. Sagome piegate, accovacciate, protese verso il corpo<br />
ancora caldo dell’avvocato. La Landi inginocchiata sull’asfalto. Un agente di una ventina<br />
d’anni, piantato in mezzo alla strada, che si sbracciava invitando gli automobilisti a non<br />
fermarsi: &#8211; Circolare! Circolare! -.<br />
E circoliamo. Inserì la freccia, aspetto che si aprisse un varco e si immise nel flusso.<br />
Teneva il volante e cambiava le marce con la stessa mano. Che problema c’era. Il<br />
proiettile era stato rallentato prima dal vetro poi dal sedile. Come cazzo fosse finito nella<br />
sua schiena era cosa che, a ronzarci sopra e restarci appiccicati, avrebbe fatto montare<br />
una rabbia che proprio non poteva permettersi, ma che, lo sapeva, più prima che poi<br />
avrebbe vinto. Il buco faceva comunque un male cane. Gli rendeva difficile muovere il<br />
braccio sinistro. Gli accorciava il respiro. Lo avrebbe steso nel giro di qualche ora. Ma<br />
tolto questo, andava tutto bene.<br />
Una delle valige che aveva preparato in quella mezza giornata in cui si era costretto a far<br />
finta d’essere convinto a partire per l’Iraq era nel portabagagli. Per come si erano messe<br />
le cose, era tutto ciò che aveva. Si fermò al primo autogrill sulla tangenziale. Si cambiò il<br />
giubbotto. Comprò una scheda telefonica e del disinfettante e, chiusosi al cesso, svuotò il<br />
flacone inzuppando una t-shirt. Fermò la maglietta sulla ferita con una camicia,<br />
annodando le maniche sulla pancia, e si rivestì. Ritornò alla macchina seguito dai risolini<br />
di un gruppo di ragazzi che sfumacchiavano bevendosi una birra appollaiati sul cofano<br />
di un catorcio, indicandolo con cenni del capo: ecco un altro ubriacone. Era per i bozzi<br />
della fasciatura di fortuna sotto il giubbotto? La macchina era sicura, altrimenti Carta<br />
(Carta! Brutto cazzone!) non gliel’avrebbe lasciata.<br />
Tutto bene, non fosse per i giramenti di testa, per le gambe molli, per i pugni che più o<br />
meno ogni cinque minuti aveva mollato sul volante inveendo contro Carta (Pivello!<br />
Pistolero dei miei coglioni!), contro Cadorna e Gennaio, contro Della Ghiaia e contro i<br />
suoi colleghi rincoglioniti. Gli serviva un telefono. Gli serviva un’informazione che, se<br />
avesse trovato qualcuno dei suoi in centrale, non gli sarebbe stata negata: dove avevano<br />
portato Lea Della Ghiaia. Gli servivano un paio d’ore, non di più. Gliel’avrebbe fatta<br />
vedere. Compose il numero, attese per due, tre, quattro squilli. Poi sentì come se gli<br />
qualcuno gli stesse sfilando le ossa dalle gambe e mentre per un lungo, interminabile<br />
secondo si vide dall’esterno afflosciarsi a terra, si chiese: chi cazzo vuoi prendere per il<br />
culo? Uno dei ragazzi di poco prima si stava divertendo a schiaffeggiarlo: &#8211; Oh, secondo<br />
me questo s’è fatto: puzza tipo di medicinali, di disinfettante -.<br />
Alfano fu incapace anche solo di aprire gli occhi ancora per tre o quattro buffetti.<br />
Quando le palpebre si scollarono il ragazzo gli chiese se andava tutto bene, se doveva<br />
chiamare un medico. Alfano lo guardò, guardò la cornetta che penzolava sopra la sua<br />
testa, valutò quale consistenza preferiva dovesse avere la merda in cui sarebbe stato<br />
costretto a nuotare per i prossimi dieci anni e trovò la forza per dire: &#8211; Chiama i<br />
carabinieri. Digli che hai trovato uno dei loro, gli leggi il numero del tesserino. Parlava a<br />
fatica, fermandosi fra una parola e l’altra per prendere fiato.<br />
- Devi dire che m’hai trovato nel parcheggio di un autogrill con un buco nella schiena,<br />
senza portafogli, senza macchina, senza un cazzo. Devi dire che ripeto di essere stato<br />
rapinato. Fallo e vi prendete le chiavi della macchina. E’ la Punto blu. Ci fate pure<br />
cinquemila euro. E’ pulita, me l’ha data un cazzone amico mio. E vediamo se si bevono<br />
pure questa.</p>
<p>Capitolo 8<br />
di nebbia blu</p>
<p>Lea arrivò alla stazione in evidente stato di shock, per la prima volta dopo molto tempo<br />
si stava rilassando, così la tensione che la teneva in piedi lasciò il posto alla stanchezza.<br />
Una voce femminile ed un po&#8217; metallica le fece sapere che il cellulare di suo padre non<br />
era al momento raggiungibile.<br />
Le quattro frecce della Punto continuavano a lampeggiare nonostante l&#8217;ingorgo di<br />
curiosi accorsi dopo gli spari si fosse quasi dissolto completamente, due agenti vennero<br />
mandati a controllare. Niente, la macchina era vuota, all&#8217;interno nessun documento,<br />
nessuna impronta, il numero di matricola del motore cancellato e le targhe risultavano<br />
rubate da un&#8217;Astra station wagon.<br />
Squillò il telefono, Cadorna alzò il ricevitore e venne attraversato da un brivido gelato<br />
che dalla base del collo gli fece accapponare la pelle fino all&#8217;estremità dell&#8217;osso sacro. -<br />
Come morto, non è possibile! Branco di incompetenti, riportatelo in vita, dovete<br />
ridarmelo -. le mani erano congelate, un rivoletto di sudore gli solcò una guancia.<br />
- Mettiti pure seduto caro commissario, dobbiamo fare quattro chiacchiere &#8211; con la voce<br />
tranquilla della posizione forte Gennaio impartì l&#8217;ordine ad Alfano.<br />
- Se dovete ammazzarmi fatelo in fretta &#8211; rispose il commissario.<br />
- Calma, ogni cosa a suo tempo &#8211; rispose Carta &#8211; Dov&#8217;è la ragazza &#8211; chiese Porzio<br />
Migliori.<br />
Alfano fece una faccia stranita, l&#8217;avvocato capì immediatamente che non sapeva che<br />
quello era il carcere di Lea Dalla Ghiaia. Dopo averlo ammanettato al corpo di<br />
Semprepronto Carta posizionò un ordigno alla porta d&#8217;ingresso, quindi telefonarono a<br />
Cadorna per informarlo della presenza di Alfano nel casolare. Cadorna corse di filato<br />
dal disertore, in preda al panico, guidò a velocità folle. Fermò la macchina a pochi passi<br />
dallo stabile, scese e con passo accelerato andò verso l&#8217;ingresso.<br />
Lea, vestita con una divisa di almeno due taglie più grandi ed una tazza fumante tra le<br />
mani chiamò nuovamente il cellulare del padre, dopo tre squilli rispose una voce<br />
femminile. La dottoressa Landi la informò della morte del padre, le disse di aspettarla e<br />
si avviò verso la caserma. Cadorna mise la mano sulla maniglia, l&#8217;abbassò. Solo un<br />
lampo e due vite sparirono. La dottoressa Landi arrivò in caserma, chiese di poter<br />
vedere Lea e fu accompagnata in una delle due camere di sicurezza dove stava<br />
riposando la ragazza. L&#8217;agente che precedeva la dottoressa aprì la porta. Lea Dalla<br />
Ghiaia si era impiccata dopo la notizia della morte del padre.<br />
La pioggia continuava a battere, Gennaio e Carta si stavano allontanando dal casolare il<br />
più in fretta possibile, una curva, una seconda ed un&#8217;Audi che arriva contromano nel<br />
tentativo di superare un tir. L&#8217;impatto fortissimo, Gennaio muore sul colpo, Carta si<br />
sente sbalzare dal sellino, un volo di venti metri circa, al momento dell&#8217;impatto al suolo.<br />
Lorenzo Carta aprì gli occhi e vide che fuori dalla finestra, attraverso i rami frondosi<br />
degli abeti piantati in giardino, filtrava la luce d&#8217;una giornata tersa e pensò: &#8211; non sono<br />
tagliato per il gioco in borsa, lo stress per storia della Sombrerotel mi sta facendo<br />
impazzire dieci notti di incubi, cosa racconterò oggi al ragazzo del bar?</p>
<p>Capitolo 8<br />
di Glanzid</p>
<p>La Ducati sfrecciava nel traffico. Carta cercava di accompagnare l’armonico<br />
dondolamento della moto durante le curve che Gennaio prendeva risparmiando gas.<br />
- Siamo quasi arrivati – disse il guidatore appena si fermarono ad un semaforo. Lorenzo<br />
battè una mano sul serbatoio, da un lato per far capire che aveva sentito, dall’altra per<br />
comprendere se aveva ancora la piena padronanza degli arti superiori.<br />
- Dici che funzionerà? – aprendo la visiera del casco nero che gli stava stretto.<br />
- Fidati. Non ne ha mai sbagliato uno – Gennaio gli aveva dato, come conferma del<br />
concetto, una pacca sulla coscia. Ripartirono. La Landi arrivò tutta trafelata sul luogo<br />
dell’attentato con tutti i collaboratori e i dipendenti della Procura dietro. In parecchi<br />
avevano chiamato sia le forze di polizia che i soccorsi sanitari. Nessuno riusciva a<br />
credere ai propri occhi. Lo spirito di servizio, in questi frangenti, serviva a ben poco.<br />
Usciva fuori la donna, l’essere umano che era in lei. Affioravano inevitabilmente i<br />
sentimenti. Debolezza, delusione, sconforto. All’arrivo dell’autoambulanza erano tutti<br />
ancora attoniti nel guardare la scena. Subito dietro la gazzella dei carabinieri. I<br />
soccorritori andarono subito verso il cadavere per prestare le prime, eventuali, cure. Un<br />
infermiere tastò il polso subito dopo aver aperto la valigetta. Scosse la testa. Non c’era<br />
niente da fare. Della Ghiaia era ufficialmente morto.<br />
La Landi si stava ricomponendo. Doveva portare a termine l’inchiesta per cui l’avvocato<br />
era morto. Una voce all’improvviso provenne dalle sue spalle.<br />
- Dottoressa – e qualcuno le mise una mano sulla spalla. La voce era delicata e profonda.<br />
Un lieve accento napoletano – dottoressa, non si giri – quando la Landi aveva tentato di<br />
guardare in faccia il suo interlocutore.<br />
- Chi è lei? – e la procuratrice alzò la voce. &#8211; Non strilli. Vango da parte del Generale<br />
Sindrana. Servizi Segreti – e fece scorrere il tesserino davanti alla dottoressa. Tesserino,<br />
ovviamente, sprovvisto di foto identificativa – non lasci la valigetta in mano alle forze<br />
dell’ordine. C’è tutto il materiale per la sua indagine. Potrebbe andare perso…<br />
Un attimo di silenzio. La dottoressa cercava di inquadrare, tra mille piedi e il cadavere<br />
coperto, la valigetta di cui parlava la voce. Era proprio a fianco al cadavere. I carabinieri<br />
stavano facendo i rilievi del caso. Da dove partiva lo sparo, dov’erano andati a finire i<br />
proiettili e come madonnari caravaggieschi tratteggiavano con il gesso a terra tutte le<br />
sagome di quest’omicidio.<br />
- La valigia la prendo io per le indagini che sto conducendo.<br />
- Dottoressa… non si possono sequestrare le prove…<br />
- La stava portando a me l’avvocato. Non si preoccupi… parlo io con i suoi superiori – e<br />
con gesto rapido si chinò e prese la valigetta. Salutò con un sorriso appena abbozzato.<br />
Rientrò in Procura.<br />
Era rientrato in azione lo Spirito di Servizio.</p>
<p>Capitolo 8<br />
di Ermete Cinquerè Glanzid</p>
<p>- Dottoressa Landi. Che dire… finalmente siamo giunti alla verità. La morte di Della<br />
Ghiaia non è stata inutile.<br />
- Eh… si&#8230; comunque…. è stato terribile.<br />
- Terribile è la parola esatta. Un grande uomo che si è riscattato da quello scandalo che,<br />
due anni fa, lo tagliò fuori quasi definitivamente dallo scenario politico -.<br />
- Be… adesso torniamo a noi ed al mandato d’arresto… l’ho preparato, dovreste soltanto<br />
consegnarglielo -.<br />
- Sarà fatto. Me ne occuperò io di persona. Domani, dopo il comizio, lo aspetteremo<br />
dentro il Palazzo Comunale -.<br />
- Mi raccomando. Non fate come quella volta che qualche suo collega gli consegnò<br />
l’avviso di garanzia durante un grande evento… sa come strumentalizzare le situazioni<br />
per mandarle a carte quarant’otto -.<br />
- Non si preoccupi. So come trattare con certa gente. Ho una certa esperienza. Dovrebbe<br />
saperlo… -.<br />
- Lo so, lo so. La prudenza non è mai troppa -. La conversazione finì.<br />
Cadorna guardò fuori dalla finestra del suo ufficio, con la cornetta ancora in mano.<br />
Incantato. Il suo progetto stava prendendo forma. Il traguardo era vicino. Domani<br />
sarebbe toccato al Presidente finire sotto le sue grinfie dopo un’opera di accerchiamento<br />
lenta, inesorabile ed a tratti violenta. Soddisfatto prese dal pacchetto sulla scrivania una<br />
sigaretta ex light. Il fumo uccide… come tante altre cose… e sorrise mentre faceva un<br />
tiro profondo. La giornata era splendida. Un sole caldo, aria secca. La divisa delle grandi<br />
occasioni non dava particolare fastidio. Cadorna si stava godendo l’ombra sotto il<br />
porticato, passeggiava avanti ed indietro, mani incrociate dietro la schiena che<br />
stringevano il mandato d’arresto che era andato a prendere qualche ora prima. Sentiva il<br />
discorso del Presidente. Il Paese Nuovo. Il Paese che stava costruendo a fatica tra mille<br />
insidie. Sorrideva. C’era qualche collaboratore che lo guardava incuriosito. Qualcuno<br />
forse aveva capito l’antifona. Cadorna era scaltro. Aveva telefonato allo stretto<br />
collaboratore del Presidente preannunciandogli la fine di quest’ultimo. Il mandato<br />
d’arresto. L’aveva convinto a non opporre resistenza e a non avere fretta di avvisare il<br />
suo capo. C’era posto anche per lui nel progetto di Cadorna.<br />
Il Presidente finì il discorso. Scese dal palco dopo essersi beato tra i 15 mila applausi fatti<br />
dalla clamorosa claque che i suoi avevano saputo mettere in piedi. Si avvicinava<br />
contornato dalla folla. Davanti a lui il traditore. Giuda. Ad un&#8217;occhiata di Cadorna si fece<br />
da una parte. Il Presidente lo vide e sorrise. Pensava fosse lì per preannunciargli la<br />
riuscita del piano NEA. Non glielo aveva detto che si doveva Neutralizzare il<br />
Presidente, Esercitare la Forza e Arrivare al Potere. Eccolo. il vero piano NEA. Il<br />
Presidente lo prese sotto braccio.<br />
- Allora? Tutto risolto? -.<br />
- Presidente. Qualcosa non è andato. Sono venuto qui io per portarla in caserma. Lei è in<br />
arresto -.<br />
- Cadorna… sempre voglia di scherzare? -. Gli consegnò il mandato d’arresto. Il<br />
Presidente lo lesse velocemente. Bastavano le prime righe.<br />
- Cosa ca… -. Cadorna si abbassò. Iniziò a sussurrare qualcosa all’orecchio del<br />
Presidente. I collaboratori, intanto, si erano dileguati.<br />
- Presidente… è finita. Della Ghiaia ha consegnato la valigetta. Lei è in arresto. Penserò a<br />
tutto io… deve solo farsi da parte. E questo era l’unico modo per farglielo capire -.<br />
Il Presidente divenne improvvisamente bianco in volto. Iniziò a respirare<br />
affannosamente. Tentò di slacciarsi la cravatta. Svenne. Si afflosciò su sé stesso. La<br />
poltrona dondolava a destra e a sinistra. I piedi sulla scrivania. La sigaretta che fumava<br />
tra le mani. Tiri lenti, la nicotina che veniva gustata fino all’ultimo, l’impercettibile<br />
crepitio della carta della sigaretta. La musica di Bach a risuonare in sottofondo per<br />
regalare a questo momento una solennità celeste. Aspettava il Generale S., ne avrebbe<br />
reclamato il posto. Glielo avrebbe chiesto direttamente. Il ruolo nei servizi iniziava a<br />
stargli stretto, il ruolo nei carabinieri non gli bastava più. Sapeva già cosa dirgli. Il tempo<br />
passa, spazio alle nuove generazioni, grazie per tutto quello che hai fatto per me, mi<br />
ricorderò e tante altre belle parole vuote.<br />
Entrò il Generale. Chiuse la porta alle sue spalle. Grida risuonarono per tutto il<br />
corridoio. Grida potenti. &#8211; Sei finito. Hai tradito il Progetto. Hai rovinato anni di duro<br />
lavoro. Sveleremo tutto su Borgo Maggio -. Le grida erano quelle di S., Cadorna<br />
completamente ammutolito.<br />
L’ultimo strillo. &#8211; Sei finito &#8211; e dopo un quarto d’ora la porta si schiuse. Il Generale, con<br />
andatura autoritaria, camminava per il corridoio. Uno sparò risuonò rimbombò in quel<br />
corridoio stretto e alto. Erano le dimissioni di Cadorna. Da tutto.</p>
<p>Capitolo 8<br />
di Aristos<br />
23 settembre</p>
<p>Il Presidente entrò nell&#8217;ufficio di Cadorna, il suo sorriso si era tramutato in una smorfia<br />
in cui si mischiavano rabbia e paura.<br />
- Cadorna, cosa mi stai combinando? &#8211; Non ti preoccupare Presidente, sono solo piccoli<br />
imprevisti.<br />
- Piccoli imprevisti? Gennaio è scappato col suo compare Carta, Della Ghiaia è stato<br />
ucciso, la figlia è riuscita a fuggire, ed ora ecco qua l&#8217;avviso di garanzia della Landi per<br />
quell&#8217;affare dei Lossanto! &#8211; e gettò il foglio sulla scrivania di Cadorna.<br />
- Non ti preoccupare, ti dico che ho tutto sotto controllo. Tu continua a presenziare alle<br />
cerimonie in programma, al resto penso io. Ormai era chiaro: nel disco arancione lasciato<br />
da Della Ghiaia c&#8217;erano le prove che il Presidente era coinvolto nel delitto dei Lossanto, e<br />
lei, integerrimo magistrato dottoressa Landi, aveva firmato l&#8217;avviso di garanzia al<br />
Presidente, aveva avuto questo coraggio, ed ora non poteva più tirarsi indietro.<br />
Ma perché era accaduto tutto questo? Chi aveva ucciso Della Ghiaia e perché? Chi<br />
voleva stroncare il Presidente? E dov&#8217;era finita Lea Della Ghiaia, fuggita anche dalla<br />
caserma dei Carabinieri? E quel Carabiniere che aveva disertato gli ordini di Cadorna,<br />
perché era lì, a farsi ammazzare anche lui?<br />
Ma tutte queste domande non avevano seguito, non potevano averlo, e la dottoressa<br />
Landi riprese il suo incartamento per studiarlo, domani avrebbe interrogato il<br />
Presidente, gli aveva concesso un incontro privato, per fortuna era riuscita a non far<br />
trapelare la notizia dell&#8217;avviso di garanzia, doveva, voleva, fare il suo dovere, ma con<br />
tutta la cautela possibile.</p>
<p>24 settembre.<br />
Cadorna nel suo ufficio leggeva il giornale compiaciuto: le visite del Presidente, il<br />
seguito di folla che l&#8217;accompagnava, il suo sorriso stampato in prima pagina; e poi in<br />
cronaca un breve articolo non firmato: &#8211; Terribile incidente sull&#8217;autostrada, due<br />
macchine si sono scontrate e poi sono precipitate nella scarpata, nessuna speranza per<br />
gli occupanti: la dottoressa Landi, magistrato della procura locale, e un certo avvocato<br />
Migliori, un tempo conosciuto per aver difeso alcuni terroristi -.<br />
- Ahahah! Lo dicevo che avevo tutto sotto controllo. E adesso la carica di vicepresidente<br />
non me la toglie nessuno. Ahahah! -<br />
Ma nel bar dell&#8217;aeroporto di Zurigo Lorenzo Carta leggeva quello stesso giornale e<br />
quello stesso articolo; davanti a lui una ragazzina con un dito fasciato sorseggiava una<br />
bibita e lo guardava come un cane smarrito.<br />
- Caz&#8230; &#8211; esclamò Lorenzo Carta &#8211; fottuti, ancora e sempre, ancora e sempre la partita è<br />
loro, l&#8217;ultima parola è loro, l&#8217;oro può tutto, tutto può il potere, e noi ci attacchiamo fregati<br />
e fottuti, fottuti e fregati ancora e sempre &#8211; e sbatté il giornale sul tavolino dov&#8217;era<br />
seduto, e si alzò, e uscì da quel bar dell&#8217;aeroporto di Zurigo prendendo per mano la<br />
giovane Lea Della Ghiaia, che ancora non capiva chi era quell&#8217;uomo che l&#8217;aveva presa<br />
con sé. E voi l&#8217;avete capito?</p>
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		<title>São Paulo e o Roteiro do Café</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 00:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redação</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[São Paulo é imensa, poderosa e muito interessante. Tão interessante que a prefeitura e a empresa responsável pela promoção turística da cidade criaram uma série (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/artigos/sao-paulo-e-o-roteiro-do-cafe/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>São Paulo é imensa, poderosa e muito interessante. Tão interessante que a prefeitura e a empresa responsável pela promoção turística da cidade criaram uma série de possibilidades para explorá-la e a Forum Democratico escolheu começar pelo roteiro do café.</p>
<p>Foi a economia cafeeira o fator que transformou a capital paulista, antes a nona cidade do Brasil (1872), na metrópole global dos dias de hoje. Cultivado inicialmente na região de Belém do Pará, o café chegou ao Rio de Janeiro e de lá foi para São Paulo, onde se consolidou como base da economia do país (meados do século XIX e primeiras décadas do XX). Foi o café o responsável pela introdução da ferrovia no estado de São Paulo, pela chegada em massa de imigrantes vindos da Europa e do Japão. </p>
<p>Na capital paulista, a riqueza e o desenvolvimento se evidenciaram nas mansões dos barões fazendeiros, nas grandes construções urbanas, na difusão das artes, na importação da cultura europeia e nos teatros. O que o Roteiro do Café vem propor é a compreensão de como esse pequenino grão provocou em São Paulo as transformações sociais, econômicas e culturais.</p>
<p>Roteiro do Café e História de São Paulo &#8211; caminhos do desenvolvimento urbanístico, das reminiscências arquitetônicas das tradicionais casas de café. </p>
<p>1. Palácio da Justiça<br />
Um dos exemplos de modernização da metrópole. Projetado em 1911 e inaugurado em 1933. Estilo eclético, influência neorrenascentista. No interior do edifício, o Plenário do Júri é revestido com lambris de madeira de lei e tem como teto uma claraboia. Obra do Escritório Técnico Ramos de Azevedo (considerado o principal arquiteto do ciclo de riqueza do café). Abriga exposições permanentes e temporárias mantidas pelo Museu do Tribunal de Justiça. Praça Clóvis Bevilácqua, s/n; tel: +55 11 3295-5816; 2ª a 6ª feira, das 10h às 17h (seguindo o calendário do Tribunal de Justiça) </p>
<p>2. Edifício Guinle<br />
Considerado o primeiro prédio vertical da cidade, uma das primeiras construções de concreto armado do país. Construído entre 1913 e 1916. Projeto dos arquitetos Hipólito Gustavo Pujol Junior e Augusto de Toledo. Fachada Art Nouveau, com motivos de grãos e ramos de café. Rua Direita, 49</p>
<p>3. Centro Cultural Banco do Brasil (CCBB)<br />
Construído entre 1923 e 1927, seguindo o projeto do arquiteto Hipólito Gustavo Pujol Junior, professor da Escola Politécnica. Desde 2001, abriga o Centro Cultural Banco do Brasil, um dos mais ativos e completos espaços culturais paulistanos, parte de mais um esforço na política de revitalização do centro da cidade. Na fachada, adornos de ramos de café. Rua Álvares Penteado, 112; +55 11 3113-3651/ 3113-3652; 3ª a Dom., das 10h às 20h.</p>
<p>4. Largo do Café<br />
Local onde, no passado, o café era comercializado, numa espécie de bolsa informal.  Em 1914, foi instituída a Bolsa Oficial do Café, em Santos.  Atualmente, há bares e cafeterias muito animadas. Cruzamento das ruas São Bento, Álvares Penteado, do Comércio e Dr. Miguel Couto.</p>
<p>5. Edifício Martinelli<br />
Na São Paulo que crescia com o dinheiro do “ouro negro”, quando inaugurado, em 1929, era o mais alto edifício do mundo, à exceção dos Estados Unidos, condição perdida apenas em 1936. Inicialmente, de autoria do arquiteto húngaro William Fillinger, o projeto de 12 andares foi alterado pelo próprio empreendedor da obra, Giuseppe Martinelli, que tinha a meta de 30 andares e de construir sua mansão no topo do prédio, assim demonstrando aos desconfiados que, apesar de tão alta, era segura. Havia neste exato local o Café Brandão, um dos mais marcantes da época. Rua Líbero Badaró, 504; +55 11 3104-2477; 2ª a 6ª feira: das 9h30min às 11h30min e das 14h30min às 16h; Aos sábados,  até as 13h, com agendamento obrigatório.</p>
<h4>A Região da Luz</h4>
<p>O café, como fator de atração e de desenvolvimento, faz crescer a população e impulsiona o progresso. A região da Luz deixa de ser um ponto de parada de tropeiros e se incorpora ao novo cenário. A ferrovia começa a ser construída em 1860, para dar conta de escoar o café pelo porto de Santos.</p>
<p>6. Estação da Luz<br />
Comportando o movimento de pessoas e cargas, foram inauguradas em 1901 a atual Estação da Luz e duas pequenas pontes sobre a estrada de ferro. Projeto do inglês Charles Henry Driver. Um dos mais tradicionais símbolos da cidade – especialmente pela sua torre de 60 metros de altura – a Estação da Luz é uma das mais importantes do sistema de transporte metropolitano e abriga, desde 2006, o genial Museu da Língua Portuguesa.<br />
Praça da Luz, 1 &#8211; Luz; 0800-55-012; Diariamente, das 4h às 24h.<br />
www.estacaodaluz.org.br</p>
<p>7. Painel Epopéia Paulista<br />
Realizado pela artista plástica Maria Bonomi, Epopéia Paulista é monumental, seja pelo conceito, seja pela dimensão (73m comp. X 3m de altura), seja pela autora, que tem um forte comprometimento com a socialização da arte.</p>
<p>A parte Amarela, a presença nordestina na cidade (literatura de cordel e a cor da terra seca do Nordeste). A Branca, com suas linhas retas representam os trilhos do trem e do Metrô, e cor branca, propriamente dita,  o futuro, pelos que chegam. Os objetos esquecidos no dia-a-dia da estação, bem como a terra onde o café frutificou, a parte de cor Vermelha. Estação da Luz (corredor de interligação entre o Metrô e a CPTM); 0800-55-0121; Diariamente, das 4h às 24h.</p>
<p>8. Parque da Luz<br />
O Parque da Luz, aberto ao público em 1825, é a mais antiga área verde da cidade. Com 113.400 m², conta com muitos atrativos, como a gruta com cascata, o aquário subterrâneo, e esculturas de artistas como Lasar Segall, Victor Brecheret, Leon Ferrari e Amilcar de Castro.<br />
Praça da Luz, s/nº &#8211; Luz; +5511 3227-3545; 3ª a Dom., das 9h às 18h; www.prefeitura.sp.go</p>
<p>9. Pinacoteca do Estado<br />
Concebido inicialmente para sediar o Liceu de Artes e<br />
Ofícios – centro de educação profissionalizante para formação de artesãos e mão-de-obra especializada para servir à metrópole que se desenvolvia, em função do boom do café.  Projeto do arquiteto Ramos de Azevedo. Passou a abrigar a Pinacoteca do Estado, o primeiro museu de arte de<br />
São Paulo. Com mais de 8 mil peças em seu acervo, é um dos principais atrativos turísticos da cidade.<br />
Praça da Luz, 2 &#8211; Luz; +5511 3324-1000; 3ª a Dom., das 10h às 17h30min;<br />
www.pinacoteca.org.br</p>
<p>10. Estação Pinacoteca<br />
O edifício da Estrada de Ferro Sorocabana, de 1914, abrigava escritórios administrativos e o armazém central da ferrovia. Durante o regime militar instaurado nos anos de 1960, o Departamento de Ordem Política e Social – DOPS, principal órgão de investigação e repressão durante a ditadura ocupou o espaço. Em 2004, foi incorporado pela Pinacoteca do Estado, passou a ser chamado Estação Pinacoteca e expõe a Coleção Nemirovsky, um dos  mais importantes acervos de arte moderna do país. No térreo, está o Memorial da Resistência de São Paulo, dedicado à preservação das memórias da resistência e da repressão política no Brasil. Largo Gal. Osório, 66 &#8211; Luz; +5511 3324-1000; 3ª a Dom., das 10h às 17h30min; www.pinacoteca.org.br</p>
<p>11. Estação Júlio Prestes<br />
Projeto do arquiteto Christiano Stockler das Neves, este edifício foi erguido para substituir a estação original Estrada de Ferro Sorocabana, a qual já não comportava mais o movimento e as demandas decorrentes da grande movimentação.  Abriga o ponto de partida dos trens da Linha Diamante, a Secretaria do Estado de Cultura e a Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo.  Tem ainda uma sala de concerto, considerada uma das melhores do mundo. Rua Mauá, 16 &#8211; Luz; +5511 3324-1000; 2ª a 6ª, das 10h às 18h; Sáb., das 10h às 16h30min; www.salasaopaulo.art.br</p>
<p>12. Vila dos Ingleses<br />
Concebida para servir de moradia aos funcionários ingleses da ferrovia São<br />
Paulo Railway (Santos-Jundiaí). Projeto do chileno Eduardo de Aguiar D’Andrada, com inspiração nas vilas operárias de Londres.  Hoje funciona ali um centro de atividades comerciais. Rua Mauá, 836 – Luz; +5511 3228-6944. </p>
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		<title>Risoto de Frutos do Mar</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 22:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redação</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Como “manda o figurino” de quem trabalha no centro do Rio de Janeiro, estamos sempre correndo. Isso traz vários riscos, como o de passarmos “batidos” (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/artigos/risoto-de-frutos-do-mar/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Como “manda o figurino” de quem trabalha no centro do Rio de Janeiro, estamos sempre correndo. Isso traz vários riscos, como o de passarmos “batidos” pelo Málaga, uma ilha de maneirismos bem à moda do que o cliente brasileiro gosta &#8211; atendimento personalizado e a certeza de que vai sempre encontrar seus pratos preferidos, free de modismos e de “modernismos”! Assim, ainda que a base do cardápio seja a culinária espanhola, a infinidade de pratos, como moquecas, feijoada, pargo ao sal grosso, leitão à bairrada, entre outros, permite atender a todo tipo de gosto. E mais, a equipe está orientada a providenciar qualquer prato, mesmo que não conste do menu. Tanto assim que o Málaga, ao ser contatado pela Forum Democratico, providenciou imediatamente a receita do Risoto de Frutos do Mar (M.O.).</p>
<h4>Ingredientes</h4>
<ul>
<li>1/2 kg arroz arbóreo</li>
<li>1 cubo de caldo de galinha</li>
<li>sal a gosto</li>
<li>azeite</li>
<li>4 dentes de alho</li>
<li>1 cebola grande</li>
<li>2 tomates</li>
<li>200 ml de vinho branco</li>
<li>polvo, cavaquinha, mexilhões, lulas, camarões (quantidade a gosto do cozinheiro)</li>
<li>1/2 litro de caldo de peixe</li>
</ul>
<h4>Modo de preparo</h4>
<p>Cozinhe o arroz com o caldo de galinha até ficar al dente. Em outra panela, doure o alho no azeite, adicione a cebola e os tomates picados. Acrescente o vinho. Coloque os frutos do mar e refogue-os com os demais ingredientes. Misture o arroz pré-cozido e quando estiver ao ponto de servir, adicione 100g de manteiga de boa qualidade e mexa até desmanchar. <strong>Bom apetite!</strong></p>
<h4>Serviço</h4>
<p><strong>Málaga</strong><br />
Rua Miguel Couto, 121, Centro, RJ.<br />
Tel.: (21) 2253-0862 / 2233-3515<br />
Horário de funcionamento: 2ª a 6ª das 11h às 21h.<br />
<a href="http://www.malaga.com.br" target="_blank">http://www.malaga.com.br</a></p>
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		<title>Italia elezioni 2013: la squadra di centro sinistra.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 21:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redação</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nelle elezioni del 2008 per il parlamento italiano, la divisione delle forze progressiste e una legge elettorale denominata dal suo inventore “porcata”, ha portato alla (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/artigos/italia-elezioni-2013-la-squadra-di-centro-sinistra/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle elezioni del 2008 per il parlamento italiano, la divisione delle forze progressiste e una legge elettorale denominata dal suo inventore “porcata”, ha portato alla vittoria del centro destra. In America Meridionale, dopo la vittoria nel 2006 sotto la guida di Prodi, il centro sinistra si è presentato diviso e anche qui è stato sconfitto. Il Partito Democratico ha eletto solo il deputato Fabio Porta e ha perso il seggio di senatore, diventando così il terzo partito, sorpassato dalla lista MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) e dal Partito della Libertà. Il Partito Socialista Italiano ha avuto un buon risultato molto più consistente  della Sinistra Arcobaleno. </p>
<p>In questo numero della rivista pubblichiamo le interviste al deputato Fabio Porta e al dirigente della Fiesp Fausto Longo &#8211; candidato nelle liste socialiste nel 2008 – che vuole rappresentare questo orientamento politico in una lista unitaria del Partito Democratico. Questa è la strada: riunire sensibilità politiche che abbiano affinità e aprire a personalità rappresentative dei partiti politici locali, quali il Partito Socialista in Argentina o il Partito dos Trabalhadores in Brasile. </p>
<p>Oppure a candidati indipendenti che possano dare un contributo nella propria area di attuazione come gli scambi culturali e artistici. Prima di elencare alcune questioni attinenti agli italiani residenti all’estero e, in particolare, ai residenti in Brasile, esprimiamo alcune valutazioni sulla situazione politica italiana. Gli ultimi scandali in varie regioni italiane stanno mettendo in discussione la fiducia dei cittadini negli strumenti indicati dalla Costituzione per rappresentare la volontà del popolo; e, ancor più  allarmante, parte consistente della popolazione giudica intollerabile quello che la “costituzione materiale” aveva reso normale modo di esercitare i mandati elettivi: ossia tutta una serie di privilegi che vanno  dal ristorante agevolato per i parlamentari all’enorme flotta di auto con autista a disposizione di un numero enorme di eletti negli enti locali; dai gettoni di presenza per permanenze lampo nelle sedute consigliari alle spese di funzionamento dei gruppi consigliari dei partiti, autoapprovate dagli stessi.  </p>
<p>La situazione ha raggiunto una delicatezza tale, dopo che la guardia di finanza ha iniziato a sequestrare la documentazione contabile in varie sedi delle amministrazioni regionali, da portare le stesse regioni a richiedere provvedimenti di contenimento dei costi, diminuzione del numero dei consiglieri e controllo esterno dei conti. Dal punto di vista più strettamente politico si assiste ad una crisi profonda del centro destra, con Berlusconi tentato dal fare un passo indietro, rimanendo comunque il burattinaio del teatro politico; nel centro sinistra, Partito Democratico, Sinistra e Libertà e Unione Democratici Centro trovano difficoltà a far digerire alla propria base una nuova geometria politica che li veda insieme.  </p>
<p>Gli ultimi anni del governo Berlusconi, che puntava dichiaratamente a dividere le confederazioni sindacali, e le dichiarazioni del primo ministro Monti contro la concertazione hanno provocato una perdita di ruolo delle rappresentanze sociali, indebolendo il loro ruolo politico. Per quanto riguarda le comunità italiane che risiedono all’estero si è assistito al prosciugarsi dei fondi per l’assistenza diretta e indiretta ai connazionali in disagiata situazione economica; al taglio brutale del finanziamento agli enti gestori dei corsi di lingua italiana, provocando la chiusura di quelli che non sono stati in grado – o non hanno fatto a tempo- a riposizionarsi  sul territorio, ad esempio con politiche di formazione linguistica rivolte agli insegnanti delle scuole pubbliche; alla riduzione del finanziamento dei Comites – oltre che rimandando di anno in anno la rielezione degli stessi &#8211; delineandone un modello di funzionamento che non prevede una reale attività di ricevimento e assistenza ai connazionali e discendenti, già che non ci sono risorse per una sede e per un addetto di segreteria. </p>
<p>Altra emergenza é rappresentata dai servizi consolari, che diventano di giorno in giorno più fatiscenti in particolare verso i doppi cittadini, ma soprattutto nei confronti di coloro che hanno diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana e affrontano tempi di attesa indegni di un paese civile. Il centro sinistra per essere convincente, oltre ad avere candidati seri e competenti, deve fuggire da ogni populismo (ci penserà abbondantemente la destra in questa specialità) e formulare proposte serie e realizzabili su queste questioni.   </p>
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		<item>
		<title>La riunione alla Farnesina del Comitato di presidenza del Consiglio generale</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 15:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono intervenuti il ministro Terzi e il sottosegretario De Mistura. Apprezzamento per la sensibilità del ministro ma resta l’insoddisfazione per il rinvio al 2014 delle (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/la-riunione-alla-farnesina-del-comitato-di-presidenza-del-consiglio-generale/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono intervenuti il ministro Terzi e il sottosegretario De Mistura. Apprezzamento per la sensibilità del ministro ma resta l’insoddisfazione per il rinvio al 2014 delle elezioni di Comites e CGIE. Quattro tavoli di lavoro Governo-Cgie su lingua e cultura, assistenza ai connazionali, riforma degli organismi di rappresentanza e revisione della rete consolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ROMA &#8211; A conclusione della riunione di ieri del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), il principale organismo rappresentativo delle comunità di connazionali residenti fuori dall’Italia, è stato emesso un comunicato stampa congiunto CGIE &#8211; Ministero Affari Esteri sull’incontro tra il CdP, il ministro degli Esteri Giulio Terzi e il sottosegretario agli Esteri con delega per gli italiani all’estero, Staffan De Mistura.</p>
<p>Promozione della lingua e della cultura italiana, assistenza ai connazionali, riforma degli organismi di rappresentanza e revisione della rete consolare  &#8211; è detto nel comunicato &#8211; sono stati i quattro argomenti al centro dei lavori che si sono conclusi con la decisione di costituire altrettanti tavoli di lavoro tra Governo e CGIE per individuare strumenti efficaci ed innovativi in questi settori considerati prioritari dalle nostre comunità all’estero. Con particolare riferimento alla riforma di Comites e CGIE, si è convenuto che il tavolo di lavoro è propedeutico all’adozione di un disegno di legge di iniziativa governativa.</p>
<p>Da parte dei componenti del comitato di presidenza è stato espresso forte apprezzamento per l’attenzione e sensibilità che il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha mostrato nei confronti degli italiani residenti all’estero.</p>
<p>“Le nostre comunità fuori dall’Italia costituiscono un patrimonio unico di collegamenti e risorse umane e professionali che è interesse diretto del Paese tutelare, valorizzare e promuovere”, ha detto Terzi intervenendo ai lavori nel corso dei quali ha voluto riconoscere pubblicamente l’importante ruolo del CGIE e delle altre realtà rappresentative ed associative degli italiani all’estero. A margine della riunione il ministro Terzi e il segretario generale del CGIE, Elio Carozza, hanno avuto un incontro di lavoro particolarmente cordiale e costruttivo per individuare le linee della collaborazione tra il Consiglio e la Farnesina in tutte le materie di interesse per gli italiani all’estero.</p>
<p>Il Comitato di Presidenza ha espresso insoddisfazione per il rinvio al 2014 delle elezioni Comites e CGIE e per le modalità con cui è stata comunicata l’adozione del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 25 maggio scorso. Il Comitato di Presidenza si adopererà affinché in sede di conversione del decreto si effettuino gli opportuni e necessari miglioramenti, in particolare per quanto riguarda la possibilità di utilizzo dei fondi previsti per le elezioni in favore dell’intervento nella diffusione della lingua e della cultura italiana, nell’assistenza ai connazionali bisognosi e nel sostegno ai Comites nella loro azione di volontariato.</p>
<p>Al riguardo, il sottosegretario Staffan De Mistura, intervenuto in rappresentanza del ministero degli Esteri, ha illustrato le ragioni del rinvio, annunciando che in sede di conversione del decreto in legge avrebbe chiesto al Parlamento di migliorarlo nel senso auspicato anche dal CGIE. (Inform)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>“Il Governo si fermi e accetti il dialogo sulla rappresentanza degli italiani all’estero”</title>
		<link>http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/il-governo-si-fermi-e-accetti-il-dialogo-sulla-rappresentanza-degli-italiani-allestero/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 15:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I deputati del Pd Bucchino, Farina, Fedi, Garavini e Porta a proposito del dl che rinvia il rinnovo di Comites e CGIE ROMA &#8211; Il (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/il-governo-si-fermi-e-accetti-il-dialogo-sulla-rappresentanza-degli-italiani-allestero/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I deputati del Pd Bucchino, Farina, Fedi, Garavini e Porta a proposito del dl che rinvia il rinnovo di Comites e CGIE</p>
<p>ROMA &#8211; Il decreto del Consiglio dei ministri non sappiamo se debba preoccupare di più per le cose che ha deciso o per le cose che fa intravedere per il futuro, è detto in una nota firma dei deputati del Pd eletti all’estero Gino Bucchino, Gianni Farina, Laura Garavini e Fabio Porta.</p>
<p>Per quello che il decreto ha deciso &#8211; così prosegue la nota -, ribadiamo la nostra valutazione che si tratta di un atto grave nel merito e nel metodo. Decidere di sospendere la democrazia e la fisiologica vita degli organismi di rappresentanza per la difficoltà di reperire le risorse è un atto inquietante Le difficoltà finanziarie sono ben note e coinvolgono la responsabilità di tutti, noi compresi. Se qualcuno, tuttavia, si permettesse di sospendere le elezioni, ad esempio, dei comuni sotto i mille abitanti per mancanza di soldi, sarebbe preso per un pazzo pericoloso. Non comprendiamo perché questo debba essere fatto per tre volte consecutive per gli italiani all’estero, che sono cittadini come tutti gli altri, né più né meno. Sul piano del metodo, poi, non possiamo accettare che queste decisioni siano prese senza una consultazione vera a livello parlamentare e addirittura una settimana prima della riunione della Presidenza del CGIE. In Parlamento vi sono le sedi – commissioni e comitati per gli italiani all’estero – dove si possono aprire trasparenti e costruttivi momenti di dialogo, senza ricorrere a discutibili rapporti e contatti improntati al peggiore parlamentarismo. Sinceramente, da un Governo nato all’insegna della discontinuità di metodo politico e istituzionale, ci saremmo aspettati qualcosa di più.</p>
<p>Siamo comunque non meno preoccupati per quello che il decreto fa intravedere per il futuro. La cosiddetta “razionalizzazione della spesa” rappresenta ormai il taglione sotto il quale l’intero sistema della rappresentanza, ad opinione del Governo, dovrà soggiacere. La garanzia dell’operatività degli organismi di rappresentanza è legata alla “riduzione della spesa” e il loro riordino, nonché il sistema di elezione, deve essere improntato alla “riduzione dei costi”. Insomma, se nel decreto si fosse scritto che la rappresentanza degli italiani all’estero è ormai un lusso che non ci possiamo più permettere non sarebbe stato più chiaro.</p>
<p>Non pensiamo – lo ripetiamo ancora una volta – che le nostre comunità possano sfuggire alla responsabilità di concorrere al risanamento dell’Italia, ma chiediamo che si parli non solo di tagli ma del ruolo e della funzione democratica degli organismi di rappresentanza e del progetto di rilancio dell’Italia a livello globale nel quale essi debbono essere inseriti.</p>
<p>La fissazione di un tetto di spesa di due milioni per le eventuali elezioni del 2014 e l’indicazione del voto elettronico come via d’uscita dalle attuali contraddizioni, ci sembra un esercizio di puro dilettantismo, per non dire di irresponsabilità.</p>
<p>In effetti, sembra che si sospenda (o si annulli?) il sistema elettorale per Comites e CGIE previsto dalla legge di riforma dei Comites del 23 ottobre 2003, n. 286, che è. per estensione, il voto per corrispondenza previsto dalla legge 459/2001 per la Circoscrizione Estero. E’ tecnicamente sorprendente che si pensi di modificare un sistema di voto previsto da una legge con un regolamento applicativo, ed è soprattutto allarmante che si siano date le prime picconate anche alla partecipazione degli italiani all’estero alla vita politica del paese. Una regressione storica, culturale e civile, insomma.</p>
<p>Il Governo &#8211; così termina la nota di Bucchino, Farina, Fedi, Garavini e Porta &#8211; si è messo su un piano inclinato. Si fermi in tempo e apra, in Parlamento e con gli organismi di rappresentanza, un dialogo responsabile e costruttivo sul modo come risparmiare risorse senza intaccare il sistema di democrazia e di rappresentanza degli italiani all’estero. Si convinca di non distruggere una delle poche leve di sostegno a livello internazionale che l’Italia ha a disposizione e faccia quello che altri paesi a noi vicini stanno già facendo. (Inform)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DESAPARECIDOS: “La ricerca dei giovani desaparecidos italiani”</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 20:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Campagna della Rete per il diritto all’identità – Italia in collaborazione con le Abuelas de Plaza de Mayo e la Conadi Presentata a Roma l’iniziativa (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/desaparecidos-la-ricerca-dei-giovani-desaparecidos-italiani/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Campagna della Rete per il diritto all’identità – Italia in collaborazione con le Abuelas de Plaza de Mayo e la Conadi</em></strong><strong></strong></p>
<p align="center"><strong>Presentata a Roma l’iniziativa volta alla ricerca di figli dei <em>desaparecidos</em> presenti nel nostro Paese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ROMA – È stata presentata oggi pomeriggio, nella sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, la campagna di informazione e sensibilizzazione volta alla ricerca di figli di <em>desaparecidos</em> argentini eventualmente presenti in Italia.</p>
<p>Un’iniziativa della Rete per il diritto all’identità – Italia, che riunisce associazioni, ong, onlus ed istituzioni pubbliche che promuovono anche nel nostro Paese l’impegno messo in campo dalle “Abuelas de Plaza de Mayo” &#8211; le nonne dei cittadini argentini torturati e fatti scomparire nel corso della dittatura militare che governò il Paese sudamericano dal 1976 al 1983 – e dalla Commissione nazionale per il diritto all’identità (Conadi) per il ritrovamento dei figli dei <em>desaparecidos</em>.</p>
<p>Occasione del lancio della campagna, la visita in Italia Estela Carlotto, presidente delle nonne di Plaza de Mayo, che ha incontrato proprio oggi insieme ad Horacio Pietragalla, deputato argentino che ha scoperto di essere figlio di <em>desaparecidos</em>, &#8211; entrambi di origine italiana – il Comitato per i diritti umani della Camera dei Deputati. A quest’ultimo sono state rivolte alcune richieste proprio a proposito della ricerca di questi giovani <em>desaparecidos</em>, stimati in circa 500, “105 di essi al momento già ritrovati – ha segnalato Cecilia Rinaldini, giornalista di Radio Rai moderatrice dell’incontro.</p>
<p>A porgere il saluto della Camera è stato Massimo D’Alema, deputato del Pd e presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), che ha evidenziato il sostegno dell’Italia alla battaglia per la ricerca di verità e giustizia dovuta a coloro che hanno subito i tragici danni della dittatura militare argentina. “Un impegno già testimoniato nei processi svolti in Italia ai militari argentini responsabili di sparizioni a carico di cittadini italiani, dibattimenti in cui il nostro governo si è costituito parte civile – ha sottolineato D’Alema, ribadendo l’importanza che anche il sostegno a questa ulteriore iniziativa venga fatto proprio da governo ed istituzioni italiane, “coinvolgendo anche le nostre rappresentanze diplomatiche all’estero, così da dimostrare coerenza e fermezza in questa battaglia di civiltà e giustizia nella difesa dei diritti umani”. “Una difesa – ha precisato D’Alema – che vale oggi soprattutto per quei giovani che vivono ancora all’oscuro della propria identità e della loro storia”.</p>
<p>Estela Carlotto ha ringraziato l’Italia per l’ascolto dato alle istanze sollevate dalle <em>Abuelas</em> in questi 35 anni di vita dell’associazione, “specie quando in Argentina dicevano che nulla stava accadendo, e intanto ci venivano sottratti figli e nipoti, e noi – prosegue &#8211; venivamo accusate di essere pazze”. “Se torniamo qui oggi è perché questa vicenda non si è ancora conclusa: tra quei nipoti che stiamo cercando potrebbe esserci anche il mio; potrebbe essere qui in Italia – afferma Estela Carlotto richiamando la sua vicenda personale da poco ricostruita in un film intitolato “Verdades verdaderas. La vita de Estela”, proiettato ieri sera al Nuovo Cinema Aquila a Roma.</p>
<p>La convinzione che possano trovarsi in Italia alcuni dei figli dei <em>desaparecidos</em>, che venivano sottratti al momento della nascita per essere consegnati a famiglie di militari senza apprendere nulla della loro vera identità, è maturata non solo visto il forte rapporto che lega italiani ad argentini, ma anche dal dato che quantifica in 2 milioni i cittadini che nel corso del default economico del 2001-2002 sono emigrati dall’Argentina in Europa. “Alcuni potrebbero essere cittadini di origine italiana rientrati in Italia insieme a ragazzi che oggi dovrebbero avere 30-35 anni e potrebbero essere all’oscuro della loro vera identità – suggerisce Cecilia Rinaldini, mentre Horacio Pietragalla illustra proprio il significato del percorso personale che lo ha portato a conoscere a 25 anni la sua famiglia naturale. “I miei genitori erano due militanti politici, credevano nella possibilità di creare un Paese più giusto e più egualitario – segnala Pietragalla, spiegando così anche la nascita della sua passione per la politica. “Insieme alla mia identità, ho riacquisito e compreso la mia storia – dice, &#8211; mi sono riappropriato della mia libertà”.</p>
<p>È intervenuto all’incontro anche Fabio Porta, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, che ha ricordato come l’audizione odierna al Comitato fosse “in continuità con iniziative sul tema già intraprese”, richiamando le interrogazioni formulate al governo sui casi di <em>desaparecidos</em> italiani e l’accordo raggiunto in merito all’apertura degli archivi diplomatici e consolari relativi agli anni della dittatura militare. “Se l’emigrazione italiana all’estero ha costituito una delle parti più rilevanti della nostra storia nazionale – ha aggiunto l’esponente democratico, &#8211; la nostra collettività emigrata in Argentina ne ha certamente vissuto le pagine più drammatiche”. “Con il nostro sostegno a questa iniziativa vogliamo fare un passo in più – ha concluso Porta, – nella consapevolezza che la memoria è l’elemento centrale di un Paese che non vuole ripetere gli errori del passato”.</p>
<p>A confermare il ruolo attivo del governo argentino nella ricerca della verità di quegli anni bui è stato Carlos Cherniak, responsabile dei diritti umani per l’Ambasciata argentina a Roma. “Come rappresentanti dello Stato argentino, il nostro impegno in questa campagna conferma la volontà del governo di proseguire sulla strada della difesa dei diritti umani, una tutela necessaria in qualsiasi democrazia matura &#8211; ha affermato Cherniak, segnalando la disponibilità delle rappresentanze diplomatiche del Paese sudamericano ad assistere coloro che intendano chiarire i dubbi relativi alla propria nascita. Sono previsti infatti nelle sedi diplomatiche di Roma e Milano dei <em>totem</em> informativi sulla campagna e la possibilità di procedere con l’esame del dna per risalire alla parentela diretta con i <em>desaparecidos</em>. Anche in questo caso, il contributo più importante si deve alle nonne di Plaza de Mayo, che hanno creato la prima banca dati che raccoglie i dna delle vittime della dittatura militare.</p>
<p>A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti anche Tonio Dell’Olio di Libera, che ha segnalato come la ricerca di verità e giustizia accomuni questa battaglia all’impegno messo in campo a fianco dei familiari delle vittime delle mafie, Riccado Noury  di Amnesty International, che ha evidenziato il “debito con l’Argentina che l’Italia ha solo parzialmente colmato con l’impegno, soprattutto di associazioni e stampa, per la conservazione della memoria” e Paolo Masini, del consiglio comunale di Roma, che ha annunciato l’adesione del comune alla campagna e l’impegno affinché venga intitolato a Franco Venturi ed Enrico Pankonin, due vittime della dittatura argentina nati a Roma, un istituto scolastico.</p>
<p>A completare l’illustrazione degli strumenti adottati per l’iniziativa è stato Jorge Ithurburu, della onlus 24 marzo: spot radiofonici, un volantino informativo ma anche una linea telefonica (335 5866 777) a cui rispondono i volontari di “Progetto Sur” e un indirizzo mail (<a href="mailto:dubbio@retexi.it" target="_blank">dubbio@retexi.it</a>) seguito dai volontari di “Kairos onlus” sono dedicati a coloro che avessero dubbi sul fatto di essere figli di <em>desaparecidos</em> in Italia. I due gruppi sono supportati dai due psicologi italo-argentini Rosa Maria Cusmai e Giorgio Corrente. Per informazioni: <a href="http://www.retexi.it/">www.retexi.it</a>. (Viviana Pansa – Inform)</p>
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		<title>RINVIATE NUOVAMENTE LE ELEZIONI DEI COMITES, DI APPENA DUE ANNI: SIAMO ALLE COMICHE FINALI</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 20:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ministero degli Esteri impegnato “a promuovere in tempi rapidi” la riforma dei Comites e del CGIE Decreto legge del Governo il 25 maggio con nuove (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/rinviate-nuovamente-le-elezioni-dei-comites-di-appena-due-anni-siamo-alle-comiche-finali/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>Ministero degli Esteri impegnato “a promuovere in tempi rapidi” la riforma dei Comites e del CGIE</strong></p>
<p align="center"><strong>Decreto legge del Governo il 25 maggio con nuove modalità di voto per rinnovare gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo. Elezioni del 2012 “temporaneamente rinviate, ma dovranno in ogni caso aver luogo nel 2014”</strong></p>
<p>ROMA – “Su impulso del ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi, la Farnesina, anche attraverso l’intera rete diplomatico-consolare all’estero, è impegnata a sostenere e valorizzare il ruolo ed il contributo fornito dagli organismi rappresentativi delle collettività italiane all&#8217;estero, Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) e Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), in tutti gli ambiti di attività della promozione dell’immagine e degli interessi del Paese e delle rispettive comunità nei settori economico, culturale, sociale e politico”.E’ quanto viene sottolineato dal Ministero degli Affari Esteri attraverso una nota .</p>
<p>La nota prosegue: “In consultazione con le realtà rappresentative degli italiani all’estero e sulla base delle indicazioni emerse dai dibattiti parlamentari, il Ministero degli Esteri è in particolare impegnato a promuovere in tempi rapidi la riforma legislativa dei Comites e del CGIE e in tale contesto il 25 maggio 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legge che dispone nuove modalità di voto per rinnovare i Comites e, conseguentemente, il CGIE.</p>
<p>Le elezioni del 2012 vengono temporaneamente rinviate, ma dovranno in ogni caso aver luogo nel 2014. Viene per la prima volta prevista la votazione mediante tecnologia informatica, nel rispetto dei principi di personalità e segretezza del voto. Gli attuali componenti dei Comites e del CGIE rimangono in carica. Il provvedimento è stato approvato con carattere di urgenza e si è reso necessario per esigenze di coerenza del rinnovo degli organismi rappresentativi con un quadro normativo aggiornato, di riforma legislativa e di razionalizzazione della relativa spesa.</p>
<p>Nel sottolineare l’encomiabile opera svolta dai Comitati e dal Consiglio Generale attualmente in carica, animati da un forte spirito di volontariato, il ministro Terzi -  si  sottolinea ,infine, nella nota &#8211; esprime l’auspicio che tale impegno possa proseguire nel superiore interesse del Paese e delle collettività italiane all’estero”. (Inform)</p>
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		<title>Missione promossa dai Ministeri Sviluppo Economico e Affari Esteri</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 20:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La Calabria alla “Missione Governo/Regioni/Sistema Camerale in Brasile”  REGGIO CALABRIA -  L’assessore all’Internazionalizzazione della Regione Calabria, Luigi Fedele, ha partecipato alla “Missione Governo/Regioni/Sistema Camerale in (...) <a href="http://www.forumdemocratico.org.br/destaques/missione-promossa-dai-ministeri-sviluppo-economico-e-affari-esteri/" rel="bookmark"><strong>Leia mais.</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>La Calabria alla “Missione Governo/Regioni/Sistema Camerale in Brasile”</strong></p>
<p> REGGIO CALABRIA -  L’assessore all’Internazionalizzazione della Regione Calabria, Luigi Fedele, ha partecipato alla “Missione Governo/Regioni/Sistema Camerale in Brasile”, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con le Regioni, con il supporto dell’Ice San Paolo. La Missione ha risposto ad un obiettivo comune: rafforzare ulteriormente le relazioni economico-commerciali con il Paese Sudamericano per favorire la penetrazione delle imprese italiane in un mercato che rappresenta la sesta economia del mondo.</p>
<p>Tante le attività in agenda che hanno dato corpo all’iniziativa internazionale. Dagli approfondimenti con esperti agli incontri istituzionali bilaterali, dalle visite ai poli produttivi territoriali agli incontri ‘business to business’; in particolare sono stati circa 1.600 in tutto gli appuntamenti con le controparti locali selezionate.</p>
<p>Nella sola città di San Paolo, porta economica del Brasile e, in generale, dell’America Latina, per 119 aziende italiane si sono tenuti circa 1.000 incontri ‘business to business’ multisettoriali con imprese brasiliane. La Calabria ha partecipato alla missione rivestendo il ruolo di capofila, insieme alla regione Sicilia, del settore agroalimentare.</p>
<p>“La nostra partecipazione è stata molto importante – ha dichiarato l’assessore Fedele – perché l’agroalimentare costituisce, insieme a moda e design, uno dei settori trainanti del Made in Italy; l’industria alimentare si conferma strategica per l’economia italiana, potendo contare su notevoli margini di sviluppo e su un livello crescente di internazionalizzazione. Questo seminario ha offerto una grande occasione di visibilità per i prodotti italiani, e calabresi in particolare, e per le imprese che si muovono dietro la commercializzazione. Il Brasile, di fatto, costituisce una porta d’accesso per il Sud America”. L’attenzione degli imprenditori brasiliani, infatti, si è rivolta particolarmente a quelle aziende italiane che vantano un’alta tecnologia e che intendono stabilirsi in Brasile, permettendo così il trasferimento di know-how. Una nuova formula quella con cui si è sviluppata la missione che ha risposto all’esigenza di intraprendere un’azione istituzionale comune puntando in maniera decisa sull’export da cui passa in buona misura la ripresa del nostro Paese.</p>
<p>Durante il focus specifico su Agroalimentare, di scena a San Paolo, l’assessore Fedele ha esposto un’ampia analisi sull’incidenza del settore nell’economia italiana.</p>
<p>“I nostri prodotti agroalimentari – ha affermato l’assessore Fedele &#8211; affrontano, giorno dopo giorno, gli scenari internazionali e le sfide poste dalla globalizzazione, affermandosi nel mondo come patrimonio di suggestioni e di tipicità ossia di quel forte legame che lega il prodotto e il territorio di origine. È necessario, perciò, trasferire all’estero il concetto di tipicità italiana, intesa come prodotto originale, che contraddistingue e caratterizza il nostro Paese e per questo assolutamente inimitabile”. Per questo, “diventa necessario riuscire a trasmettere l’esperienza di valori e saperi che stanno dietro la realizzazione di un prodotto: cultura e tradizione sono peculiarità che hanno reso il made in Italy un marchio riconosciuto in tutto il mondo, al quale è stata conferita una marcia in più rispetto alle produzioni che appartengono agli altri competitor”.  Cultura e tradizione, quindi, che si rifanno ai luoghi del Mediterraneo definito “culla della civiltà”, con l’Italia centro del Mare Nostrum e la regione della Calabria, al centro del Mediterraneo. “Non posso che riferire con orgoglio – ha continuato l’assessore &#8211; del riconoscimento che l’Unesco ha conferito alla Dieta Mediterranea dichiarandola ‘patrimonio immateriale dell&#8217;umanità’. Un riconoscimento di spessore che consente di accreditare quel meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale”.</p>
<p> Da qui, l’assessore Fedele, ha snocciolato alcuni dati relativi alle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani: “Nonostante la crisi, nel primo bimestre 2012, le esportazioni sono aumentate del 7 per cento, dopo che, lo scorso anno, il valore delle spedizioni all’estero ha oltrepassato per la prima volta i trenta miliardi: un importo superiore si legge alla voce autovetture, rimorchi e semirimorchi ferma a 25 miliardi. A crescere all&#8217;estero, nel 2011, sono stati i prodotti più tradizionali del Made in Italy come i formaggi, il vino, l’olio di oliva, la pasta, i prodotti da forno e di salumeria, e il comparto frutticolo; tutti prodotti legati al territorio, all’identità e alla cultura del nostro Bel Paese, risultati di azioni ed interventi di qualità, serietà e competitività tipiche del saper fare italiano”.</p>
<p>Un successo da imputare soprattutto alle “migliaia di imprese medio &#8211; grandi, medie e piccole che ci permettono di competere con Paesi che possono schierare gruppi di grandi dimensioni e di rilievo multinazionale rispetto all’Italia ma che non possiedono la nostra capacità di essere flessibili ed operativi in centinaia di tipologie di prodotti, dalle caratteristiche artigianali”.</p>
<p>Ad accompagnare l’assessore Fedele al Forum economico Italia – Brasile, Saveria Cristiano, Dirigente di settore del Dipartimento Internazionalizzazione della Regione: “Questa iniziativa &#8211; ha dichiarato –è coerente con il Piano Esecutivo Annuale 2012 promosso dal nostro assessorato. La partecipazione della Regione Calabria a questa missione di sistema è stata particolarmente importante perché ha permesso di confrontarci in un più ampio progetto, sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico e che ha registrato l’adesione di sedici Regioni italiane”. (p.m./Inform)</p>
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