Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Verso una newco per Pomigliano e un nuovo contratto nazionale auto

por andrea em sábado, 24 de julho de 2010 às 11:28 Verso una newco per Pomigliano e un nuovo contratto nazionale auto

Una new company della Fiat, ma diversa dalla Fiat, per applicare senza ostacoli sindacali (leggi Fiom) il nuovo accordo sull’organizzazione del lavoro nello stabilimento Gian Battista Vico di Pomigliano d’Arco. Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo del Lingotto, è a un passo dalla decisione. Le carte dovrebbero essere scoperte la prossima settimana, ma l’orientamento del pool di giuristi che il manager ha messo al lavoro è ormai netto: fondare una nuova società (forse è già stata anche registrata) e riassumere i cinquemila lavoratori con il nuovo contratto, frutto dell’intesa separata con Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl, senza i metalmeccanici della Cgil. Infine, non aderire alla Confindustria per non dover applicare le regole e le rigidità del contratto nazionale dei metalmeccanici. Un contratto che al Lingotto appare ormai incompatibile con il mercato globale e il progetto “Fabbrica Italia”.

È uno schema pensato per Pomigliano ma destinato potenzialmente ad estendersi a tutto il pianeta auto della Fiat italiana. Un nuovo – ancorché annunciato – strappo di Marchionne, dopo lo shock provocato dalla scelta di produrre in Serbia e non a Mirafiori la prossima monovolume, proprio per la mancanza di “serietà” (così ha detto l’ad) di una parte del sindacato. Una exit strategy aggressiva dall’impasse determinata dall’esito del referendum di giugno tra gli operai di Pomigliano dove quattro su dieci hanno detto no al nuovo modello di lavoro fatto di più turni, meno pause, meno scioperi e meno assenteismo. Marchionne ha confermato gli investimenti (700 milioni di euro) per trasferire dalla Polonia in Italia la fabbricazione della Nuova Panda, e ha chiesto un nuovo “patto sociale” con i sindacati firmatari dell’accordo. Un patto perché Pomigliano, che dovrà sfornare 280 mila auto l’anno a partire dalla seconda metà del 2011, non si inceppi più.

L’incognita (neanche tanto) è la Fiom. Nelle ultime settimane ha proclamato, per ragioni diverse, una raffica di scioperi. La Fiat ha riscoperto il vecchio modello anni Cinquanta di Vittorio Valletta: ha licenziato cinque operai, tra i quali alcuni delegati della Cgil. Un muro contro muro che potrebbe proseguire ancora. E gli uomini del Lingotto si sono ormai convinti che l’unico modo per depotenziare la Fiom, per evitare una sorta di “guerriglia sindacale”, sia appunto quello di creare una nuova società con il nuovo contratto di lavoro (lo stesso modello adottato già nel caso del passaggio dell’Alitalia dallo Stato alla cordata di Roberto Colaninno) così da impedire qualsiasi ricorso giudiziario per chiedere, per esempio, il rispetto del contratto nazionale, derogato dall’intesa per Pomigliano. E poi i diritti sindacali (dai permessi alle trattenute in busta paga per l’iscrizione al sindacato) finirebbero per essere riconosciuti solo alle organizzazioni che hanno sottoscritto l’intesa. La Fiom, come i Cobas, ne starebbero fuori.

Ma non basta. L’altro passo necessario, secondo la Fiat e i suoi consiglieri giuridici, sarebbe quello di non iscrivere la newco all’Unione industriale di Napoli. La tesi è che se si è iscritti all’associazione industriale si è praticamente obbligati ad adottare il contratto nazionale. Dunque, nessuna iscrizione. Sarebbe l’unica soluzione dal risultato certo che vedono a Torino. Tanto che, per evitare probabili contenziosi visto che la newco sarebbe comunque della Fiat che a sua volta aderisce alla Confindustria, si è ipotizzato anche un’uscita tecnica e temporanea del settore auto della Fiat dalla Confindustria, in attesa che, dopo il 2012 (quando scadrà l’attuale contratto dei metalmeccanici, anche questo senza la firma della Fiom), si possa definire un nuovo contratto per il solo settore automobilistico. Un ridisegno complessivo delle regole del gioco: fine del contratto Moloch che resiste solo tra i metalmeccanici e che tiene forzatamente insieme i piccoli orafi con le grandi multinazionali. Un progetto che la Confindustria condivide ma che nello stesso tempo teme perché proprio l’organizzazione degli industriali ne potrebbe uscire ridimensionata nel ruolo e nell’appeal politico.

Così, lontano dai riflettori, l’operazione Pomigliano è da tempo allo studio degli esperti di Viale dell’Astronomia. I contatti tra i vertici della Confindustria e quelli della Fiat si sono intensificati negli ultimi giorni. Questa è la partita chiave per le relazioni industriali. La presidente Emma Marcegaglia ha sostenuto fin dall’inizio la determinazione con la quale Marchionne ha prima annunciato la chiusura di Termini Imerese e poi scommesso sulla rinascita di Pomigliano. Marcegaglia e Marchionne si vedranno mercoledì alla Farnesina a margine della Conferenza degli ambasciatori. Un primo faccia a faccia. A Viale dell’Astronomia sono convinti che ci sia una soluzione per applicare, cominciando da Pomigliano, le nuove regole contrattuali senza dover uscire dalla Confindustria. Di certo anche questa volta Sergio Marchionne sta alzando la posta su tutti i tavoli negoziali.

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