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Situazione politica italiana: Pdl a pezzi, parla Schifani «Con Fini pace o rottura»

por andrea em domingo, 11 de julho de 2010 às 10:34 Situazione politica italiana: Pdl a pezzi, parla Schifani «Con Fini pace o rottura»

«O si arriva quanto prima a una pace strategica, con un ritorno alle motivazioni dello stare insieme, o sarà rottura traumatica». In un colloquio con il Corriere della sera, Renato Schifani parla del rapporto tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Dal punto di vista istituzionale, Fini «dev’essere terzo nell’applicare la legge e nei suoi comportamenti pubblici, così deve essere e apparire anche il presidente di un ramo del Parlamento».

Da esponente del Pdl il presidente del Senato ritiene che «sia opportuno un chiarimento diretto, in modo che le eventuali dissonanze vengano chiarite direttamente e non attraverso i dibattiti pubblici. Senza una pace strategica si andrebbe a una rottura traumatica. Conosco Berlusconi: denuncerebbe il tradimento del patto elettorale». A quel punto, avverte Schifani, «nulla andrebbe escluso. Mi aspetterei una mossa da parte del premier dura e ad effetto». Schifani però registra che oggi, rispetto al «clima avvelenato» delle scorse settimane, c’è una «situazione meno tesa».

«Berlusconi, tornato dal viaggio all’estero, ha dovuto fare i conti con molti fronti aperti. Il suo ‘ghe pensi mì -spiega il presidente del Senato- stava a significare che si sarebbe impegnato in prima persona. Il ‘caso Brancher’ aveva determinato un clima di conflittualità eccessiva, anche nel Paese. È intervenuto, ha condiviso le dimissioni del ministro, anzi non escludo che lo abbia spinto al gesto, tanto responsabile quanto opportuno. Sulla manovra ha smussato la durezza di Tremonti, è andato incontro ad alcune richieste del mondo imprenditoriale, del lavoro e degli enti locali. È vero, resta aperto il fronte delle regioni, ma è stata offerta ai governatori l’autonomia di stabilire dove attuare i tagli. E mi auguro si ristabilisca presto un rapporto proficuo. Ma la crisi economica imponeva rigore», sottolinea.

Però l’Udc sembra smarcarsi dal possibile abbraccio del Pdl. «Mi dicono che Tremonti e Bossi in queste ore stiano un po’ agitandosi, ma li voglio rassicurare, stiano tranquilli e sereni perché non serve aggiungere un posto a tavola in cose vecchie che hanno dimostrato di non funzionare. Serve una svolta politica vera in questo Paese e solo a questo noi siamo interessati». Questo dichiara il leader Udc, Pierferdinando Casini, al Tg1.

«È molto chiaro. La Lega ha la golden share di questo governo e non appena vede o crede di vedere una situazione che può mettere in discussione questa sua posizione, si allarma. Questo è un fattore di debolezza intrinseca del governo. E allora, o Berlusconi affronta questa questione e la risolve, oppure sarà sempre piu condizionato dalla Lega». Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, replica così al Carroccio che, con Roberto Maroni prima e con Umberto Bossi poi, ha tagliato la strada all’ipotesi di un allargamento ai centristi della maggioranza e del governo emersa dopo la cena di giovedì da Vespa.

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