Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Se parlasse Lele Mora

por andrea em sábado, 2 de abril de 2011 às 23:00

 

I rapporti con gli uomini dei servizi: ragazze in cambio di notizie riservate. Le escort portate ad Arcore. I megaprestiti di Berlusconi. E’ lui la chiave del processo che si apre il 6. Come se la caverà in tribunale?

(01 aprile 2011)

Segna sul ghiaccio che paghiamo ad agosto”. Come a dire, mai. Dario Mora ha il gusto della frase ad effetto almeno quanto il suo amico Stefano Ricucci, inventore delle categorie “furbetti del quartierino” e “froci col culo degli altri”. Dario Mora è detto Lele perché, oltre a Dario, ha anche un altro nome di battesimo: Gabriele. Lo usa poco nei documenti italiani. Di più in Svizzera, dove ha la residenza e dove una variazione di identità può aiutare a sviare i debitori o ad aprire un nuovo conto corrente.

L’altro soprannome è più recente. Il copyright appartiene a uno dei suoi soci d’affari, l’imprenditore bresciano Imerio Baresi. Lui, al telefono, lo chiama Ratzinger. Papa honoris causa non è da tutti. Ancor meno quando si è sommersi di processi per un’ampia gamma di reati finanziari, e non solo. Oltre a bancarotta, frode fiscale e fatture false. Dopo di che deve affrontare le stesse accuse, a parte la concussione, che dal 6 aprile saranno contestate a Silvio Berlusconi in un’aula di tribunale a Milano. Cioè, favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, insieme a Nicole Minetti, Emilio Fede e quattro collaboratori dell’agenzia Lm: Fedele Gentile, Mario Sacco, Raoul Galullo e Daniele Salemi.
Parte lesa è la marocchina Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, stellina minorenne del bunga bunga portata ad Arcore da Mora. La Mercedes di Lele, targata Canton Ticino, entrava e usciva dalla residenza del premier senza controlli, a riprova del rapporto speciale fra Berlusconi e il manager di tante donne giovani, carine e disoccupate.

“È evidente”, scrivono i giudici, “che le ragazze invitate a partecipare alle serate siano reperite e contattate a fini di mercimonio sessuale da parte del Mora e dei suoi correi che svolgono un’attività di illecita intermediazione dell’altrui meretricio a fini di lucro”.

Moralismo, categorie mentali superate. Mora è un businessman. Le carte degli stessi magistrati lo dimostrano. Sempre in giro come una trottola. Una volta c’è da accompagnare Nina Moric, un’altra Platinette, un’altra Patty Pravo, vecchia amica degli anni Ottanta a Verona. Se no, bisogna portare Gianmario Longoni alla Banca della Svizzera italiana di Lugano per trovare i finanziamenti di una nuova discoteca in società con il genero di Lele: “è il proprietario dello Smeraldo, molto importante, ha 20 teatri”. Bisogna riferire degli affari con Longoni a Fedele Confalonieri. Poi c’è Adriano Galliani che ha promesso di affidare la comunicazione del Milan a quanto resta del gruppo Lm (dalle iniziali di Lele). Poi ci sono le fatture da incassare da Mediaset (30 mila euro in totale) e da Mondadori. C’è il progetto di gestire la security dell’Autodromo di Monza per 200-300 mila euro all’anno.

Un vulcano, il Lele. Mentre il fisco italiano e il curatore del crac Lm aspettano 6-7 milioni di euro per appianare parte dei buchi dell’agenzia delle dive di viale Monza a Milano, Mora inaugura a luglio un ristorante de luxe sul lago di Lugano, l’Antico Grotto Caprino. “Sai, questa è una pensione”, dice a un funzionario del Credito cooperativo di Carugate che lo assilla per gli scoperti di conto, “perché poi io qua ho investito un milione e mezzo di euro, eh”.

Certo, i soldi vanno e vengono ma la passione per gli show sexy è una costante. A fine settembre Sacco e Fedele, rispettivamente l’autista e il contabile di un continuo kamasutra bancario fra assegni circolari, intestazioni di comodo e giorni di valuta, gli vedono costituire una società a Lugano “per un night club, ti ho detto solo questo, dove fanno lapdance, spogliarelli all’interno; l’ho preso da parte dico, dottore non spenda un euro per fare questo posto perché lo chiudono fra un mese”. Lo stesso Fedele dice “se non paga tutte le cose che c’ha sospese, lo levano dalla Svizzera, gli levano la residenza”. Gente assurda, questi svizzeri. Hanno il ghiaccio in montagna anche ad agosto e vogliono essere pagati. Se no, mettono i sigilli. Lo hanno fatto a dicembre con il Grotto Caprino, il piano pensionistico di Lele. Lui ogni tanto mostra insofferenza. Come il Barbiere di Siviglia, tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. La gente più improbabile gli propone affari, dall’ex calciatore Luciano Marangon, ex di Verona e Inter, all’”uomo della Mosetti lì, lo spadaccino (Aldo Montano, ndr.), e tanti altri, capito? Basta!”.

Senza parlare delle uscite. Ai bancari italiani e svizzeri che stentano a seguire le sue carte di credito e i suoi post-datati, Mora parla di spese mensili fisse per 250 mila euro: 3 milioni su base annua. Fare il papa costa caro. Per fortuna ci sono gli amici veri. Il presidente del Consiglio, “l’utilizzatore finale” nella terminologia del suo avvocato Niccolò Ghedini, ha versato a Mora 3,8 milioni di euro in tre rate. E ci sono voci attendibili che parlano di un giacimento di oltre 5 milioni di euro rinvenuto da Lele qualche settimana fa. Una risorsa preziosa che andrebbe a coprire lo sbilancio con l’Agenzia delle Entrate. Gli assaltatori fiscali di Giulio Tremonti stanno mostrando a Mora una pazienza superiore alla media.

Del resto, le vaste conoscenze hanno un aspetto positivo. Non tutti sono questuanti inutili che prendono senza dare. Per esempio, c’è Carlo Ferrigno, un uomo dal curriculum imponente. Ferrigno, 72 anni, è stato capo dell’Ucigos (antiterrorismo), indagato per gli archivi segreti detenuti al Viminale su piazza Fontana, prefetto di Napoli e commissario antiracket, prima di finire sotto indagine per violenza sessuale in un altro procedimento un anno fa.

Il ruolo di Ferrigno è rimasto finora ai margini del processo Ruby. Di lui sono state pubblicate alcune intercettazioni dove parla con Sacco di donne da “utilizzare” e, de relato, dei festini di Arcore. Ma c’è un’ampia zona oscura nei suoi rapporti con l’entourage di Mora che i magistrati del Rubygate (Ilda Boccassini, Antonio Sangermano, Pietro Forno) hanno inserito nelle 20 mila pagine dei documenti depositati il 16 marzo scorso. Sono decine e decine di conversazioni. Il commento della pubblica accusa mette in chiaro la natura del do ut des fra l’ex superpoliziotto e l’agente delle dive. “Il complesso del repertorio dialogico captato lascia inferire che il rapporto Ferrigno-Mora postuli una corrispettività reciproca, nel senso che il Mora procura donne sessualmente disponibili al Ferrigno e questi, in contropartita, si adopera per fornire al Mora notizie riservate, giovandosi di collaudati rapporti negli apparati di sicurezza”.

Sono accuse pesanti. LM Confidential, il manager che conosce i segreti degli uomini potenti, avrebbe amplificato la sua influenza con la collaborazione di un alto dirigente del ministero dell’Interno come Ferrigno.
Fra le carte processuali ci sono frammenti di conversazione particolarmente interessanti. In una di queste, la data è stata cancellata. C’è l’ora, le 23,53. L’autista Mario Sacco, che di solito tiene i contatti con Ferrigno per conto di Mora, passa il suo cellulare a Lele perché parli con un uomo il cui nome è stato omissato. Forse gli interlocutori ritengono di parlare su una linea sicura. In ogni caso, il colloquio ha toni duri. Dopo i saluti, l’anonimo raccomanda a Mora “di dimenticarsi di quella puttana di Maria (Maria Makdoum, danzatrice del ventre portata da Mora ad esibirsi ad Arcore, ndr) che a Milano lo ha tradito per ben tre volte e che in un anno e mezzo con lui gli ha fregato circa 50 mila euro”. Poi consiglia a Mora di non dare nessun tipo di aiuto alla ragazza. In caso contrario, gli farebbe un gravissimo torto. “Mora risponde: tesoro non ti preoccupare, per me è morta”.

Del resto, è la regola numero uno del metodo Mora. La raccomandazione fondamentale che viene rivolta alle ragazze è di simulare il gioco della seduzione e di essere fini. Non è solo una strategia di marketing. È già prevenzione difensiva. Dove c’è amore, non c’è reato. Dove c’è passione, il denaro non è retribuzione ma regalo. Un aiuto. L’interpretazione giuridica tocca appunto a Ferrigno, un uomo di legge. “A me basta una, chiamiamola escort, quelle lì che conosce anche Lele”. Mora “cerca di non avere a che fare con le puttane e scarta quelle che fanno le zoccole in maniera… (si intende evidentemente plateale) giacché altrimenti sarebbe sfruttamento della prostituzione”.  Quindi, massima severità con chi si mostra per ciò che è: una marchetta. Contravvenire alla prima legge del business di Lele significa essere espulse dal circuito. Si capisce, una frase di troppo può sempre scappare. Quando accade, incominciano i dialoghi telefonici in conference-call con gli intercettatori. “Maresciallo, non le dia retta, non sa quello che dice”, dice Gentile mentre parla al telefono con la sua fidanzata Tamara Camponovo” che per gelosia usa termini improvvidi come “zoccole” e “squillo”.
Lo stesso dialogo a tre si verifica nelle conversazioni fra Mora e Fede, più volte. La prima è il 21 agosto 2010, quando parlano di ragazze da mettere al meteo di Retequattro. Mora le chiama “roba sana, di un’altra qualità, direttore”. E il direttore: “Vabbe’, stai facendo la fortuna di tutti, anche sessuale”. Per poi aggiungere: “Brigadiere, sto scherzando, stiamo allestendo un programma televisivo… per quello che conta”.

La telefonata precede di quasi due mesi i colloqui del 17 ottobre, dove Fede avverte con chiarezza Mora che tre utenze sono intercettate (Fede stesso, Mora e Minetti). “No, no, voi ridete, tu ridi, un’altra persona ieri rideva, io non riderei mica tanto”, dice a Mora il direttore del Tg4. � lo stesso giorno in cui Luca Giuliante, difensore di Mora (e di Ruby fino al 29 ottobre), avverte Nicole Minetti delle dichiarazioni rese dalla minorenne in Procura fra luglio e agosto. “C’è da mettersi le mani nei capelli”, commenta il consigliere regionale Pdl. Viene convocato un vertice a quattro fra Berlusconi, Ghedini, Giuliante e Fede per verificare “la sceneggiatura”, cioè le dichiarazioni di Ruby, che per legge Giuliante non avrebbe potuto chiedere alla ragazza, e le contromosse da adottare.

Fra pochi giorni, con l’inizio del dibattimento si scoprirà quanto sia efficace la sceneggiatura allestita da Silvio, Nicole, Emilio e Lele. Come sanno i vecchi poliziotti, i processi per prostituzione sono fra i più difficili. Davanti al giudice, le ragazze tendono a scoprirsi romantiche e innamorate dei loro clienti. Il loro manager diventa un amico disinteressato. Ma l’impressione è che nel collegio difensivo vada affiorando un certo pessimismo. Le carte segrete creano inquietudine. Forse ha detto bene Fede all’allegro Mora. “Io non riderei mica tanto”.

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