Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

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Rocco, Gianfranco e Pier i “ragazzi” degli anni ´90 divorati da Silvio-Crono

por andrea em domingo, 8 de agosto de 2010 às 12:40 Rocco, Gianfranco e Pier i “ragazzi” degli anni ´90 divorati da Silvio-Crono

L´allora leader di Fi già diceva: “Potevo anche presentarmi da solo, ho dovuto fare patti-lampo”. Nel ´99 un´altra stoccata: “Mi sono un po´ pentito di aver trasformato zucche in prìncipi” 

ROMA – Come il Dio Crono che divorava, uno ad uno, i figli per paura di perdere il potere, Silvio Berlusconi ha divorato negli anni gli alleati che l´hanno accompagnato nella sua lunga marcia da Re Sole. Fotografia Anni Novanta, un flash, un bianco e nero, pubblicato dai giornali in questi giorni di basso Impero: quattro mani che si toccano e si sovrappongono, quattro sorrisi smaglianti e complici che danno l´idea del futuro radioso: ecco Rocco Buttiglione, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini stringersi attorno ad un Cavaliere con più capelli e meno cerone. Com´è polveroso e superato l´album di famiglia dell´attuale capo del governo.

Nessuno è rimasto al suo posto, nessuno ha resistito al suo fuoco amico. Balzo all´indietro nel tempo, agli anni del Polo delle Libertà e del Buon Governo, del Ccd, del Msi che si trasforma in Alleanza Nazionale, gli anni in cui Rocco Buttiglione diventa segretario del Cdu (Cristiani Democratici Uniti) e prova ancora feeling per il leader di Forza Italia al punto da accettare, per due volte, di fare il ministro nei suoi governi.

A rileggere le cronache d´allora si capisce quanto artificiosa e cinica fosse la costruzione berlusconiana dei rapporti politici e umani. Era il febbraio del ´94 e già Berlusconi dichiarava dietro le quinte del «Maurizio Costanzo»: «Lo ammetto, mi sono pentito. Potevo anche presentarmi da solo, senza i leghisti e i missini. Ho dovuto stringere patti in poco tempo». Bossi era la tassa da pagare per conquistare il Nord, ma rimaneva, agli occhi del padrone della Fininvest, «rozzo e paradossale»; Gianfranco Fini, ancora innocuo, però troppo contiguo ai «naziskin di Ostia» per sedere a capotavola.
Alleati utili alla causa, tenuti a bada sin dalla prima stretta di mano, guai a farli crescere troppo. Della vecchia compagnia di giro, Bossi è oggi l´unico sopravvissuto, l´unico che gli ha sempre tenuto testa, l´unico che non è riuscito a spazzar via perché da subito gli dava, davanti a tutti, del «Berluscaz» e gli diceva anche: «Non toccare il Nord, è roba mia». L´unico che, alla faccia dell´accordo elettorale nordista del ´94 tra Polo e Lega, ordinava ai suoi: «Mi raccomando, non appoggiate gli uomini del Biscione». L´unico che se ne è sempre fregato di farsi immortalare con il Capo.

Forse per questo Bossi si è salvato ed è ancora lì, nelle fotografie a colori di questo secolo. Ha risposto colpo su colpo, con furbizia. Crono-Berlusconi invece ha “divorato” presto Pier Ferdinando Casini che non è mai stato nelle sue grazie. Troppo autosufficiente, troppo supponente, troppo smaliziato nelle trattative.

Già ai tempi del Ccd, il Cavaliere gli sbatteva in faccia, tanto per chiarire i rapporti di forza, i sondaggi del mitico Gianni Pilo: «Valete al massimo tra lo 0,6 e lo 0,8 per cento». Più di recente, intercettate le manovre dell´infido Pier per il Grande Centro, complici le soffiate di Mastella, l´accusa che chiude la porta al dialogo: «Sei un traditore». Va da sé, l´attuale leader dell´Udc è uscito dal cono di luce e dalle fotografie delle grandi adunate del centro-destra. Ma Berlusconi non è riuscito a sopprimerlo. Anzi, oggi gli servirebbe come il pane per ingrassare la maggioranza.

Ancora istantanee d´epoca: Gianfranco Fini, con gli occhiali a goccia e la cravatta blu (oggi le porta solo rosa), sorride ignaro del suo destino. Crono-Berlusconi l´ha visto crescere, subito competitivo. Nel 1999 si era già pentito: «Ho trasformato le zucche in principi». Ma l´alleanza con la destra era troppo preziosa per uccidere il bambino. Così il leader di An è cresciuto, si è autoemancipato dall´ingombro delle radici, ha fatto il ministro degli Esteri, ora il presidente della Camera.

Era l´ultimo, delle vecchie foto in bianco e nero, a resistere al suo fianco. Esilarante una sua dichiarazione del ´94 quando ancora i due si blandivano: «Condivido appieno quel che dice il presidente del Consiglio sul servizio pubblico. Deve essere obiettivo. La Rai non deve parteggiare né per una posizione, né per l´altra». Altri tempi, prima di Minzolini. Adesso Fini e il suo gruppo sono considerati opposizione dal Tg1. E l´ex leader di An è stato cancellato anche lui, con la scolorina, dai ritratti ufficiali.

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