Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Rasmussen a l’Unità: tassiamo chi specula

por andrea em domingo, 10 de outubro de 2010 às 5:04

 

Una tassa s’aggira per l’Europa. Piccola, anzi minuscola. Ma come la talpa evocata da Marx ed Engels preoccuopa, fa paura ma soprattutto non si ferma. Si chiama Financial Transaction Tax (Ftt per farla breve) e prevede che per ogni transazione finanziaria lo 0,05% del valore trattato vada nelle casse dello Stato. Per il momento è solo un progetto, un’ipotesi di cui l’Unità ha parlato mercoledì scorso dedicandovi la prima pagina e sulla quale è tonato ieri Bersani nel suo discorso a Varese. Non solo, ma Sarkozy l’ha benedetta durante il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu e lo stesso hanno fatto la Merkel, Zapatero e persino Barroso, confermando che l’Europa, tanto per cambiare, è di nuovo divisa. Già, perché mentre il presidente della Commissione, Barroso appunto, fa cenno di sì con la testa, il resto della Commissione e il presidente della Banca Europea, Jean-Claude Trichet, muovono il capo nella direzione opposta. Tanti elogi e molte frenate, dunque. Al punto che non si capisce se la piccola tassa stia andando avanti o non stia correndo il rischio di finire come la vecchia Tobin, molto citata ma per niente applicata. Lo abbiamo chiesto a Poul Nyrup Rasmussen, presidente del Partito socialista europeo che si è fatto promotore di una forte campagna per l’approvazione in Europa della nuova piccola tassa. Presidente Rasmussen, qual è l’obiettivo della Ftt: ripianare i debiti esplosi con la crisi o frenare chi gioca sul mercato finanziario? «Entrambi. Quest’anno in Europa, a causa della crisi, dobbiamo fare i conti con un buco di 900 miliardi di euro nei nostri conti pubblici. Abbiamo bisogno di nuove entrate e non possiamo chiedere alla gente di pagare una seconda volta per un guaio combinato da altri. Una tassa dello 0,05% sulle transazioni finanziarie può raccogliere 200 miliardi di euro a livello europeo, di cui 25 miliardi soltanto per l’Italia. Come tasse, oggi, il settore finanziario non paga praticamente niente: quando i vostri lettori comprano l’Unità pagano l’Iva su ogni copia acquistata; quando un trader compra un prodotto finanziario non paga nulla. È arrivato il momento che nel fisco vengano introdotti elementi di correttezza e riequilibrio. La tassa sulle speculazioni finanziarie, però, agisce anche contro la speculazione, ad esempio colpendo le transazioni automatiche via computer o l’acquisto di prodotti come i “credit default swap che sono stati usati per speculare ai danni della Grecia. Per una volta, siamo nella fortunata situazione di poter affrontare due problemi diversi con lo stesso strumento o, come dite voi, prendere due piccioni… È un’occasione da non sprecare». Però la Commissione europea ha appena bocciato la proposta ribadendo quanto detto dal presidente della Banca europa Trichet: che può essere efficace solo se presa globalmente mentre se applicata solamente a livello europeo finirà per spingere le transazioni verso altre aree. «La Commissione, in realtà, non ha bocciato l’ipotesi di una Ftt: per farlo avrebbe dovuto dire espressamente: “quella proposta non ci piace”. Poiché non possono o non vogliono dire una cosa del genere, aggirano il problema nascondendosi dietro alcuni aspetti tecnici. È semplicemente inaccettabile. Sostenere, come hanno fatto, che con la Ftt le transazioni si sposterebbero fuori dall’Europa fa parte di quell’atteggiamento, come dire, falsificatorio che la Destra sta mettendo in atto da tempo. Quella tassa è stata fissata a un livello così basso – stiamo parlando di mezzo decimo di punto percentuale – proprio per evitare che qualcosa del genere possa accadere. Non solo, ma tasse simili esistono già in altri Paesi, in Inghilterra ad esempio. C’è qualcuno che può seriamente sostenere che la “stamp duty” inglese abbia portato a una massiccia fuga di transazioni finanziarie dalla Gran Bretagna ad altri Paesi? Quando parliamo a favore della Ftt, lo facciamo sempre e solo sulla base di fatti concreti: quando la commissione europea parla contro, lo fa senza portare argomenti solidi». La Commissione propone comunque di tassare gli utili e i compensi delle società del settore finanziario. «La differenza tra quello che la gente normale versa nelle casse pubbliche e quello che il settore finanziario paga è talmente ampia che ci vorrebbero ben altri strumenti per riportare i due settori su un livello di parità. Noi oggi abbiamo bisogno di una tassa sulle transazioni finanziarie, ma abbiamo anche la necessità di rivedere in modo adeguato le tasse sui bonus e sui compensi nelle società finanziarie e, in genere, sui profitti dell’intero settore. Da questo punto di vista, la proposta della Commissione è positiva, ma a una condizione: che sia in aggiunta alla Ftt, non in alternativa». Rispetto agli anni passati, questa tassa sta raccogliendo consensi bipartisan: ha fatto scalpore il sì di Sarkozy a cui si è aggiunto quello del conservatore Barroso presidente della Commissione europea, della Merkel e di Zapatero. Come spiega questo fronte trasversale? «Quando dalle parole si passa fatti, questo fronte non esiste. Il Pse dice sempre quello che pensa e agisce di conseguenza. I governi conservatori si comportanto diversamente: giocano con la proposta di una Ftt globale perché è un argomento che piace agli elettori, ma poi non fanno nulla di concreto per realizzarla. È un tipico esempio di demagogia applicata, roba da manuale. La nostra proposta di una tassa a livello europeo è la sola realmente concreta». Berlusconi ha definito questa tassa “ridicola”. «Credo che Berlusconi abbia perso da molto tempo il diritto di spiegare cosa sia ridicolo e cosa no». In America è partita una forte mobilitazione che coinvolge premi Nobel come Paul Krugman e Joseph Stiglitz. Come pensate di muovervi in Europa? Non ritiene che accanto alla proposta politica sia necessaria, nei singoli paesi, una forte pressione popolare? «Questa iniziativa può avere successo solo se parte dal basso. I governi e i centri di potere puntano a far cadere il tutto: per questo è indispensabile che la nostra voce arrivi forte alle loro orecchie. Finora abbiamo fatto molto, perché siamo riusciti a far comparire la Ftt sugli schermi radar delle sale di comando, di chi decide. Ora dobbiamo andare oltre e fare in modo che una Ftt europea diventi una strada davvero percorribile. È quello che stiamo facendo con tutti i partiti europei che fanno capo al Pse. Molti sono all’opposizione, ma questo non ci impedisce di preparare proposte di legge da presentare in tutti i 27 Parlamenti dell’Unione europea».

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