Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

L’eredità e l’assenza

por andrea em sábado, 10 de janeiro de 2015 às 12:21

 

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Storia del Pci. Un percorso di lettura per chiudere l’anno del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Palmiro Togliatti

Il 2014 è stato soprat­tutto l’«anno ber­lin­gue­riano», per le molte ini­zia­tive che, a trent’anni dalla scom­parsa, hanno chia­mato a riflet­tere in modo final­mente nuovo sulla figura del comu­ni­sta sardo, a lungo appiat­tita sull’immagine falsa del poli­tico mode­rato e ormai «rot­ta­mato» dalla fine della cosid­detta «prima repub­blica». Il 2014 è stato però anche l’anno del cin­quan­te­simo anni­ver­sa­rio della scom­parsa di Pal­miro Togliatti. E, pure in que­sto caso, diverse sono state le ini­zia­tive dedi­cate a uno dei mag­giori espo­nenti sia del comu­ni­smo del Nove­cento, sia della rico­stru­zione della demo­cra­zia del nostro paese.

Nel mese di dicem­bre la Camera dei depu­tati ha ospi­tato la mostra orga­niz­zata dalla Fon­da­zione Isti­tuto Gram­sci su Pal­miro Togliatti un padre della Costi­tu­zione, di cui resta un bel cata­logo con lo stesso titolo (pp. 207, euro 30), che offre molte delle imma­gini e dei testi della mostra riguar­dante gli anni di Togliatti che vanno dal ritorno in Ita­lia nel marzo 1944 al varo di quella Costi­tu­zione che, insieme alla costru­zione del «par­tito nuovo», rap­pre­senta uno dei momenti più alti della sua vicenda politica.

Rivo­lu­zio­na­rio costi­tuente
Alcuni testi togliat­tiani sulla «svolta di Salerno» ven­gono ripro­po­sti ora da un volu­metto curato e intro­dotto da Aldo Ago­sti – uno dei più accre­di­tati stu­diosi di Togliatti – col titolo Il rin­no­va­mento demo­cra­tico del paese (Castel­vec­chi, pp. 134, euro 17,50).
Per com­pren­dere il valore dell’apporto togliat­tiano alla reda­zione della Carta costi­tu­zio­nale è, invece, utile soprat­tutto la let­tura di un libro apparso qual­che mese fa per gli Edi­tori Riu­niti: Togliatti il rivo­lu­zio­na­rio costi­tuente (scritti di Paolo Ciofi, Gianni Fer­rara e Gian­pa­squale San­to­mas­simo, pp. 90, euro 12), nel quale si rico­strui­sce la sua atti­vità durante i lavori per la nuova Costi­tu­zione. Come rela­tore sul tema dei «prin­cipi dei rap­porti economico-sociali», egli pro­pu­gnò il col­le­ga­mento tra diritti e orga­niz­za­zione eco­no­mica. Il suo obiet­tivo era quello di riflet­tere e fare da sponda a «un pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio pro­fondo», senza abban­do­nare il ter­reno della lega­lità demo­cra­tica, ma muo­vendo il più pos­si­bile verso «una tra­sfor­ma­zione eco­no­mica socialista».

Togliatti fu tra gli arte­fici della parte più avan­zata della Costi­tu­zione, quella che pone dei limiti al rico­no­sci­mento della pro­prietà pri­vata e si pro­pone la rimo­zione degli osta­coli eco­no­mici e sociali che limi­tano la libertà e l’uguaglianza di cia­scuno. Certo, si trat­tava di una «costi­tu­zione pro­gram­ma­tica» e dun­que la sua rea­liz­za­zione era affi­data alla lotta e allo svi­luppo dei rap­porti di forza. La sto­ria suc­ces­siva, carat­te­riz­zata dalla guerra fredda, ne ha impe­dito la piena attua­zione. Ma essa resta un momento impor­tante della sto­ria del paese e del movi­mento dei lavoratori.

Pen­sare la poli­tica
In merito alla più com­ples­siva azione poli­tica del lea­der comu­ni­sta, a ini­zio anno era già apparsa una sil­loge dell’epistolario 1944 — 1964 a cura di Gian­luca Fiocco e Maria Luisa Righi, inti­to­lata La guerra di posi­zione in Ita­lia (Einaudi, pp. 372, euro 24). Da poco è in libre­ria una nuova e molto più ampia rac­colta anto­lo­gica: La poli­tica nel pen­siero e nell’azione. Scritti e discorsi 1917–1964, a cura di Michele Cili­berto e Giu­seppe Vacca, che fir­mano anche la intro­du­zione gene­rale al volume (Bom­piani, pp. 2330, euro 55).

Gli scritti sono ordi­nati in sezioni tema­ti­che, intro­dotte cia­scuna dal rispet­tivo cura­tore: Pom­peo D’Alessandro su Il fasci­smo in Ita­lia e in Europa, lo stesso Vacca su La demo­cra­zia repub­bli­cana, Giasi per L’eredità di Gram­sci, Bidussa suMomenti della sto­ria d’Italia, Pons per Il Pci e il comu­ni­smo inter­na­zio­nale tra poli­tica e sto­ria e infine Cili­berto per quel che riguarda la sezione L’intelligenza ita­liana (recen­sioni e cor­sivi). Una strut­tu­ra­zione molto attenta, che lascia inten­dere chia­ra­mente la pro­po­sta di una inter­pre­ta­zione di Togliatti.

L’antologia esce nella col­lana Il pen­siero occi­den­tale di Gio­vanni Reale, accanto a testi di Ari­sto­tele e Pla­tone, Kant e Hegel, Hus­serl e Gada­mer, e tanti altri: già que­sto dà il senso, o con­duce a inter­ro­garsi sul senso, della rile­vanza del comu­ni­smo ita­liano, che ha in Gram­sci e Togliatti (e si potrebbe anche aggiun­gere in Enrico Ber­lin­guer) diri­genti poli­tici capaci di un pen­siero non con­tin­gente, che mira a com­pren­dere un’epoca, e che ela­bora e tra­smette una con­ce­zione della poli­tica e del mondo.
La ten­denza dichia­rata dei cura­tori è sepa­rare Togliatti da Gram­sci. Una «distanza» affer­mata dallo stesso Vacca in un altro suo libro recente, inti­to­lato Togliatti e Gram­sci raf­fronti (Edi­zioni della Nor­male, pp. 270, euro 10). In realtà, fatta salva la ovvia auto­no­mia di Togliatti, che merita di essere stu­diato anche a pre­scin­dere da Gram­sci, mol­tis­simi sono i fili di con­ti­nuità e le con­nes­sioni tra i due pen­sa­tori e diri­genti comu­ni­sti. I motivi di discon­ti­nuità, che pure esi­stono, vanno con­si­de­rati sto­ri­ca­mente come interni a una tra­di­zione politico-culturale abba­stanza uni­ta­ria – quella del comu­ni­smo ita­liano –, che si svi­luppa a fronte di fasi molto dif­fe­renti, con cesure sto­ri­che rile­vanti, soprat­tutto dopo la morte di Gramsci.

 

Le parole e i testi
Cili­berto e Vacca affer­mano che hanno deciso di esclu­dere l’epistolario, ancora da ordi­nare in modo esau­stivo, e gli scritti par­la­men­tari, in quanto già rac­colti in volume. Ciò var­rebbe però anche per gli scritti su Gram­sci, invece ripro­po­sti mas­sic­cia­mente. Sono scritti già rac­colti e ripub­bli­cati di recente, e forse una diversa sele­zione sarebbe stata pre­fe­ri­bile, allo scopo di inse­rire testi che risul­tano esclusi.

Ciò che resta sot­to­rap­pre­sen­tato (par di capire volu­ta­mente), in que­sta anto­lo­gia, è il Togliatti diri­gente dell’Internazionale, a cui era dedi­cata la gran parte di cin­que degli otto tomi delle Opere avviate negli anni Ses­santa da Erne­sto Ragio­nieri (non «opere com­plete», benin­teso, soprat­tutto per quanto con­cerne gli anni 1944–1964, anche per­ché molte sil­logi tema­ti­che erano allora dispo­ni­bili). Si avverte la man­canza – in una scelta tanto ampia come quella di Cili­berto e Vacca – di alcuni scritti ad esem­pio pre­senti nella bella anto­lo­gia curata da San­to­mas­simo nel 1974 col titolo di Opere scelte, che pure con­tava oltre un migliaio di pagine in meno rispetto all’attuale: mi rife­ri­sco alla cele­bre let­tera di rispo­sta a Gram­sci del 1926; all’intervento alla Com­mis­sione ita­liana al X Ple­num dell’Internazionale del 1929, in cui Togliatti fece met­tere a ver­bale che il Pci accet­tava la «svolta» per disci­plina (e «stato di neces­sità»), non per con­vin­zione; alla rela­zione al VII Con­gresso del Comin­tern del 1935, che varava la nuova poli­tica dei Fronti popo­lari; ai discorsi pro­nun­ciati da Radio Mosca nel 1941–1943, che anti­ci­pano la svolta di Salerno, nono­stante alcune con­trad­di­zioni dovute al dibat­tito ancora in atto ai ver­tici dell’Urss e dell’Internazionale.

Altre assenze con­cer­nenti gli anni del dopo­guerra sono più com­pren­si­bili, anche se si tratta di arti­coli che avreb­bero arric­chito il volume: è il caso del discorso del 1954 Per un accordo tra comu­ni­sti e cat­to­lici per sal­vare la civiltà umana, che suscitò all’epoca molti echi, anche cri­tici; o del rap­porto al Comi­tato cen­trale del giu­gno 1956; o la pole­mica con Nenni su socia­li­smo e demo­cra­zia di ini­zio anni Ses­santa. In com­penso, molti altri testi impor­tanti ven­gono for­niti al let­tore per la prima volta in un unico volume: oltre alle molte recen­sioni e scritti pole­mici sulla «intel­li­genza ita­liana» e sulla «bat­ta­glia delle idee» dall’Ordine Nuovo agli anni Ses­santa, mol­tis­simi scritti sul fasci­smo degli anni Venti e Trenta, e poi alcuni scritti cul­tu­rali tra i più noti e impor­tanti di Togliatti: dal discorso su Gio­litti agli arti­coli in morte di De Gasperi, dal sag­gio sulla for­ma­zione del gruppo diri­gente del Pci a quello sulle classi popo­lari nel Risor­gi­mento.
L’impressione è, a tratti, di un pri­vi­le­gia­mento di tali scritti di carat­tere cul­tu­rale su quelli diret­ta­mente poli­tici. Il che ovvia­mente non toglie impor­tanza a que­sta bene­me­rita immis­sione di testi togliat­tiani nelle libre­rie, a dispo­si­zione del let­tore di oggi che non voglia cre­dere che la comu­ni­ca­zione debba del tutto sosti­tuire la ela­bo­ra­zione di una cul­tura politica.

Il rap­porto con gli intel­let­tuali
La dimen­sione cul­tu­rale è cen­trale anche in un altro libro fre­sco di stampa, quello di Alber­tina Vit­to­ria su Togliatti e gli intel­let­tuali. La poli­tica cul­tu­rale dei comu­ni­sti ita­liani (1944–1964) (Carocci, pp. 345, euro 36). Il titolo è simile a quello della prima edi­zione (Edi­tori Riu­niti, 1992), ma cam­bia il sot­to­ti­tolo, che allora era Sto­ria dell’Istituto Gram­sci negli anni Cin­quanta e Ses­santa, a indi­care una riscrit­tura del volume intorno a un asse più ampio, che non riguarda più solo l’Istituto Gram­sci, e nean­che Togliatti, ma tutta la poli­tica cul­tu­rale del partito.

Si sus­se­guono nelle pagine ben scritte e docu­men­ta­tis­sime del volume (basato in gran parte su carte d’archivio) gli epi­sodi che hanno fatto la sto­ria del rap­porto tra intel­let­tuali e Par­tito comu­ni­sta nel dopo­guerra, da rivi­ste cele­bri come Rina­scita, Società e Il Poli­tec­nico (ma anche Vie nuove e Il calen­da­rio del popolo) all’«operazione Gram­sci», dalle discus­sioni su Labriola o Metello o «poli­tica e cul­tura» alla fon­da­zione dell’Istituto Gram­sci e della Biblioteca-Istituto e poi casa edi­trice Fel­tri­nelli, dal ter­re­moto del ’56 all’avvio, dato da Togliatti stesso, al rin­no­va­mento della cul­tura poli­tica dei comu­ni­sti ita­liani, con la libe­ra­zione della sto­rio­gra­fia di par­tito dall’agiografia pre­ce­dente e con l’avvio della nuova edi­zione cri­tica deiQua­derni gram­sciani. La Com­mis­sione cul­tu­rale del Pci, dun­que, è con Togliatti al cen­tro del libro, che resti­tui­sce – con le tante dif­fe­renze interne al mondo comu­ni­sta – un modo di fare poli­tica attra­verso la cul­tura, e vice­versa, di cui oggi si è persa traccia.

Palmiro Togliatti

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