Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

L’autunno del governo

por andrea em sábado, 30 de outubro de 2010 às 18:06 L’autunno del governo

Verrebbe spontaneo usare le ultime, imbarazzanti rivelazioni sulla vita privata del premier per sancire il tramonto della sua leadership. In realtà, si tratta di vicende da maneggiare con molta cautela, sebbene non con reticenza; e da affrontare sapendo che forse sono la metafora di una crisi politica, prima che morale. Quanto sta venendo fuori sembra non dire molto di nuovo rispetto a quello che si intuiva o si sapeva, purtroppo. A rendere tutto più grave è la saldatura con una paralisi governativa che dura ormai da mesi; e che sta facendo danni all’Italia, oscurando quel poco o tanto di buono ottenuto ad esempio nella lotta al crimine.

Il «caso Ruby» diventa dunque una sorta di certificazione sul versante privato della crisi del centrodestra. Sottolinea l’inverecondia della guerra interna che si sta combattendo da tempo nel Pdl. Aggiunge simbolismi deteriori all’immondizia vera di Napoli. Esalta l’impotenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispetto ai suoi alleati; e l’incapacità di riprendere in mano le redini di una maggioranza che avrebbe il dovere di concentrarsi soltanto sul governo. Il conflitto, le scissioni, le rese dei conti consumano energie e disperdono il senso di responsabilità verso gli elettori, ed il senso dello Stato. Di questa deriva Berlusconi è il principale, non l’unico responsabile.

Ma colpiscono le parole dure nei confronti del premier pronunciate dal suo amico e sodale Fedele Confalonieri; e l’invito quasi brutale a cambiare registro e ad imparare dagli errori. Significa che perfino il «primo cerchio» berlusconiano intuisce di essere ad un passo dal baratro. Nonostante il capo del governo ripeta di non voler modificare stile di vita e di lavoro, solo una metamorfosi in extremis potrebbe salvare la situazione. Non si tratta semplicemente di aggiustare l’immagine di chi appena due anni e mezzo fa era stato portato a Palazzo Chigi da una messe di voti; né di «fare pace» con Gianfranco Fini in modo da fermare il logoramento anche istituzionale di entrambi.

L’estetica a dir poco discutibile del potere attuale è un problema. Ma lo è molto di più il contraccolpo che provoca a livello internazionale l’agonia inspiegabile di una coalizione ancora radicata nel Paese, eppure afflitta da un malessere che la sta sfibrando, senza offrire altre soluzioni. Al punto che cresce il sospetto di un governo deciso a resistere ed a sopravvivere solo per un po’: non però per rilanciare la propria azione ma per arrivare alle urne quasi per forza di inerzia, bruciando alternative che comunque appaiono studiate a tavolino e difficili da spiegare all’opinione pubblica. L’immobilismo governativo, tuttavia, può produrre effetti perversi.

Sottolineato ed aggravato da scandali come quello che sta emergendo dalla sfera privata di Berlusconi, rischia di inquinare e consumare anche quei margini di manovra che il Paese si aspetta vengano sfruttati al meglio, senza esporlo alle mire della speculazione finanziaria; e senza rassegnarsi ad elezioni dalla genesi confusa, e dagli esiti potenzialmente traumatici.

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