Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

La speranza della Meloni “Conosco bene i finiani non favoriranno la sinistra”

por andrea em domingo, 8 de agosto de 2010 às 12:14

 

ROMA – «Chi ha seguito Fini non si presterà a un cambio di maggioranza. Ho parlato con loro, li conosco. Mi sento di escluderlo. Detto questo, mi chiedo ancora cosa stia capendo la nostra gente di quanto accade, del perché una maggioranza forte come nessun´altra in passato stia dando questa prova». Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni non scommette tutte le sue fiches sulla crisi di governo e il ritorno immediato al voto. L´ultimo giorno di lavoro al ministero prima della pausa – sotto lo sguardo rassicurante, dall´alto di una mensola, di decine di angeli di ogni forma e dimensione – diventa l´occasione per una riflessione a freddo sullo strappo. Che a lei, sul piano personale, fa ancora più male.
Si prepara a guidare il partito, ministro Meloni? Davvero il premier intende affidare a lei, alla Gelmini e ad Alfano il coordinamento Pdl?
«Diciamo che se il presidente Berlusconi ha mai pensato davvero a qualcosa del genere, non ce ne ha parlato. Comunque il Pdl non ha un problema di nomi. Dobbiamo interrogarci piuttosto su come avviare da settembre una stagione profonda di rilancio del partito. E a questo lavoreremo. Lo farò anche io, in agosto, preparando per la ripresa Atreju, la festa nazionale della Giovane Italia, dall´8 al 12 settembre: Berlusconi aprirà la rassegna».
Rilancio o piuttosto campagna elettorale? Il premier sembra pensi a quella.
«Quel che è certo è che non ci sono i margini per un governo sorretto da maggioranze diverse da quella scelta dagli italiani».
Finiani e centristi si opporranno al ritorno alle urne.
«Io non credo che la solidarietà dei 43 a Fini corrisponda, nella maggior parte dei casi, alla volontà di sostituire il governo Berlusconi. Molti non si presterebbero a un cambio di maggioranza. Mi rifiuto di pensarlo».
Come ha vissuto lo strappo? È la sconfitta della vostra storia? La fine di una comunità politica?
«La destra c´è, esiste e vive nel Pdl. L´addio dei finiani non vuol dire che si torni a Forza Italia. Noi ci siamo, ci faremo sentire. Faremo quello per cui siamo entrati nel Pdl».
D´accordo, ma lei, voluta al governo da Fini, come ha vissuto la separazione, sul piano personale?
«Mi è costato. Ma questa tendenza tutta italiana di catalogare ciascuno in base alla fedeltà alle persone la trovo barbara. Tu devi essere fedele alle tue idee e leale con le persone. Io mi son fatta convincere da Gianfranco ad entrare nel Pdl, lo sanno tutti. Ho convinto altri a farlo. Se oggi dovessi dire che mi ero sbagliata solo per seguire Fini, senza crederci, questo sì consentirebbe di darmi del traditore. Detto questo, inutile dire che sotto il profilo umano mi è costato parecchio. Ma è lui ad aver modificato il suo percorso, io ho proseguito lungo la medesima strada. Io faccio quel che la gente si aspetta da noi».
E la gente si aspetta le elezioni?
«Per adesso individuiamo dei punti chiave sui quali sarà posta la fiducia, per spazzare via ogni elemento di ambiguità. Se dopo averla votata, i finiani dovessero cambiare idea, ne renderanno conto agli italiani».
Eppure, Pisanu al nostro giornale dichiara che tantissimi in Parlamento sono contrari alle elezioni anticipate.
«Sia chiaro. Il voto è palese, chi si assume le responsabilità di tradire il mandato degli elettori, poi ne risponderà al voto e alla propria coscienza. Qui subentra la distinzione tra politici e politicanti. Non credo ai giochini di palazzo».

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