Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Il Pdl tra feste, veleni e décolleté come gli ultimi giorni di Pompei

por andrea em sábado, 31 de julho de 2010 às 14:47

 

Il Satyricon della crisi.  La scena si affolla di eroi fasulli, ecclesiastici, mogli irose, suocere intringanti. E alla festa alla Brambilla scappa un capezzolo dal vestito da sera.

La morte del Pdl, la festa di compleanno del ministro Rotondi a villa Aurelia. Torce nei vialetti del parco, profumo di luglio sul Gianicolo, bisbigli di potere, schiamazzi mondani, torme di camerieri e di contractors, tartufi giganti destinati a inghirlandare le frittatine cotte sull’erba, ma prima esposti con orgoglio su un tappeto di basilico all’obiettivo del fotografo di Cafonal. Giovedì notte: Satyricon della crisi.

Euforia, risate, abbandono dopo una giornata decisiva, forse. Alla tastiera c’è Peppino di Capri. Dal décolleté del ministro Brambilla, ritratta al tavolo con una lucentissima Santanché, scappa fuori un capezzolo. Dalle parti del buffet trimalcionesco, nei pressi della postazione dei fratelli Ambrogio e Luigi Crespi, provetti spin doctor di parecchi ministri, è stato allestito un maxi schermo e al momento degli antipasti scorrono le immagini di Falcone e Borsellino, “assassinati dalla mafia”, come specifica la scritta in sovrimpressione che accompagna l’happy birthday video dedicato alla vita di Rotondi

Per restare al primo secolo dopo Cristo. Ne Gli ultimi giorni di Pompei, romanzo storico di Edwar Bulwer-Lytton e soggetto di tre-quattro filmoni in costume, un incombente pericolo minaccia la magica atmosfera della città aleggiando sopra le feste e i piaceri di quella città ai piedi del Vesuvio. L’energia del dispositivo letterario, che in mancanza di progetti e idealità gli osservatori della post-politica si sentono oggi spinti a prendere in considerazione, è di seguire i protagonisti dei divertimenti come già condannati – circostanza peraltro insita nel potere a prescindere dalle eruzioni.

E comunque. Il lavoro e le didascalie del vulcanico Umberto Pizzi, fotografo di Dagospia, valgono l’indubbio sforzo testimoniale di un passaggio cruciale. Nel giorno in cui si decidono le sorti del centrodestra il presidente Berlusconi, l’Ospite d’onore, è attorniato e spupazzato da una folta e ardente delegazione di sue deputate cui la vulgata ha definitivamente affibbiato il soprannome di “Forza Gnocca” – ma già ne incalza quell’altro, pure maschilista, di “Truppe mammellate”.

Tra parentesi: ieri notte, ulteriore festa nel segno del Cavaliere organizzata dalle graziose onorevolesse; e poi secondo party del gruppo parlamentare femminile martedì sera nella stessa location dell’inespugnabile castello di Tor Crescenza.

Ritorno a Villa Aurelia, piuttosto preziosa quanto all’affitto e ai tartufoni, e nei quadri viventi di Pizzi il presidente del Consiglio si vede ora imbrigliato dalla vitalità di donna Assunta, ora tampinato dall’onorevole De Gregorio in grandissima forma; ma dal punto di vista estetico, come in certi quadri di corte cinquecentesca, le figure più godibili allo sguardo risultano quelle di contorno, per cui ecco spuntare qui un ilare Buttiglione, lì un perplesso Klaus Davi, lì in fondo Marzullo, opportunamente scapiglione.

Ci sono frotte di ministri, un sacco di Rai, il sindaco Alemanno, il dottor Cardia, il generale Pollari, Formigoni da Milano e per non farsi mancare nulla, a perenne monito delle responsabilità della sinistra, c’è pure l’ex ministro Pecoraro Scanio. Ma soprattutto, come in un film, ci sono gli eroi della P3, l’eroico Verdini con la moglie, il sottosegretario Caliendo; e se anche la cosa può risultare imbarazzante, senza troppo sottilizzare sui motivi, a uno dei tavoli c’è pure quel povero Caldoro al quale i simpaticoni di Palazzo Pecci Blunt avevano preparato un bel crostino.

Sui destini del centrodestra si vorrebbe tanto poter scrivere di politica, magari tenendo anche a bada il moralismo. Però qui davvero tutti magnano, bevono, scherzano, si mettono in posa e a quel punto, baciati dal flash del riconoscimento, si abbracciano e si baciano, al punto da coinvolgere anche Letta, damerino professionale, nelle calorose smancerie del Satyricon Pdl e dell’estate rotondiana. Ai tempi di Nerone non era poi molto diverso. Cortigiani, feste, banchetti, ruffiani, polverine, cricche, magheggi: la vita pubblica non mostra il suo aspetto più edificante. La regressione del potere riattiva la percezione di qualcosa che incombe; lo strazio della volgarità preannuncia esiti niente affatto rassicuranti. Contro l’eresia finiana, Berlusconi fa lo spiritoso su Bocchino: “Sono rimasto male quando ho saputo che era un deputato e non un punto del nostro programma”. Ormai di routine Bossi saluta i giornalisti ed esclude le elezioni con il dito medio.

E saranno pure i dossier, ma intanto la scena si affolla di eroi fasulli, ecclesiastici imbroglioni, mogli irose, suocere intriganti, cognati da sistemare, crocerossine da far sfilare, produttori di fiction, venditori di case a Montecarlo. Il grottesco è prepotente, ma dall’orrore del vuoto al cupio dissolvi di solito il passo è abbastanza breve.

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