Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Il cartografo di un «Marx attuale»

por andrea em terça-feira, 18 de janeiro de 2011 às 22:35

 

RICORDI La scomparsa del filosofo francese Jacques Texier
Giovedì scorso è morto a Parigi, dopo una lunga malattia, Jacques Texier, uno studioso marxista di grande intelligenza; uno dei migliori, per le sue doti umane e intellettuali, nel panorama culturale francese dagli anni Sessanta a oggi. Texier, che era nato nel 1932, dopo aver insegnato in diverse università francesi, aveva concluso la sua carriera come ricercatore del Cnrs. Il suo ruolo nel campo degli studi marxisti, anche se non troppo appariscente, è stato in realtà molto significativo.
Negli anni Sessanta, infatti, Texier ha fatto parte di quella piccola schiera di studiosi francesi, legati al Pcf, che guardavano con grande interesse all’Italia, al carattere più libero e aperto del marxismo italiano, ai pregi che caratterizzavano il Pci rispetto al Pcf e al valore dell’eredità di Gramsci per costruire un pensiero politico più adeguato ai problemi di quella fase. Proprio alla fine degli anni Sessanta, infatti, Texier si impose all’attenzione degli studiosi marxisti, e non solo, proponendo un suo personale approccio alla teoria politica dell’autore dei Quaderni dal carcere. Nel 1967 pubblicò, per l’editore Seghers, un volume introduttivo e antologico su Gramsci che fu importante per «mediare» Gramsci presso il pubblico francofono. Inoltre, nell’importante convegno di studi che il Partito comunista italiano organizzò a Cagliari nel 1967 (a trent’anni dalla morte di Gramsci) Texier ebbe un ruolo significativo (e anche un po’ di provocazione) perché ingaggiò un confronto polemico con le tesi che, a proposito del concetto di «società civile» in Gramsci, furono presentate in quell’occasione da uno dei grandi interlocutori culturali dei comunisti, Norberto Bobbio. In due parole, mentre Bobbio tendeva, nella sua interpretazione, a separare fortemente Gramsci da Marx, ad attribuirgli l’idea di un primato nella dinamica storica dell’elemento ideale e culturale, Texier rifiutava questa troppo netta separazione, e avviava un’analisi della tessitura estremamente complessa e multifacciale del concetto gramsciano di società civile. Questo è rimasto sempre, anche negli anni successivi, uno dei temi sui quali egli ha lavorato con maggior acutezza. A Gramsci Texier ha dedicato moltissimi contributi; tra i più recenti si possono ricordare la voce «Società civile» del grande Dizionario gramsciano (a cura di G. Liguori e P. Voza, Carocci 2009) e il saggio «Filosofia, economia e politica in Marx e Gramsci» compreso nel volume Marx e Gramsci. Memoria e attualità (a cura di G. Petronio e M. Paladini Musitelli, Manifestolibri, 2001).
Ma Texier non è stato solo una presenza originale nel dibattito marxista degli anni Sessanta e Settanta. Anzi, l’aspetto più rilevante del suo lavoro è proprio quello che viene dopo. Quando, nella seconda metà degli anni Ottanta, la crisi del marxismo sembra essersi completamente consumata, e una stagione teorica pare definitivamente conclusa, Texier avanza la proposta di ricominciare daccapo. E nel 1986, in modo senza dubbio provocatorio, fonda con Jacques Bidet (il cui background non è storicista o gramsciano, ma piuttosto althusseriano; la collaborazione tra i due durerà parecchi anni, ma alla fine si romperà) la rivista «Actuel-Marx». Un titolo che veicola, almeno secondo me, un messaggio duplice: Marx è un pensatore attuale, nel senso che ha ancora molto da dire – sta a noi attualizzarlo, cioè leggerlo fuori da vecchi schemi, ortodossie ammuffite e paraocchi vari. In qualche modo, si inaugura così una ricerca che fa sua la consapevolezza che il vecchio marxismo è finito, ma che uno nuovo è possibile. Una ricerca, dunque, che non resterà troppo spiazzata dall’89 e dal crollo del muro, ma anzi potrà proseguire in modo vitale perché ha già fatto suo, fin dal principio, un intento di seria critica e di ricostruzione complessiva.
Accanto alla rivista (che viene edita prima da l’Harmattan e poi dalle più blasonate Presses Universitaires de France) i convegni di «Actuel-Marx» costituiscono nei primi anni Novanta una sede molto ben orchestrata dove si pongono le domande che in molti allora condividono. Ecco il titolo di alcuni dei convegni più interessanti (poi divenuti libri pubblicati da Puf, a cura di Bidet e Texier): Fine del comunismo? Attualità del marxismo? (1991); L’idea di socialismo ha un futuro? (1992); Il nuovo sistema-mondo (1994).
La fine del socialismo reale, Jacques Texier lo vede benissimo, pone a chiunque ci ragioni sopra una questione teorica ineludibile, quella del rapporto tra marxismo e democrazia. Texier decide di affrontarla riprendendo in mano e ristudiando daccapo i classici. Il risultato di questi studi è un bellissimo (e voluminoso) libro pubblicato da Puf nel 1998 col titolo Révolution et démocratie chez Marx et Engels. In italiano esiste soltanto un piccolo libretto che dà una un’idea sintetica delle tesi sostenute nell’opera maggiore: Rivoluzione e democrazia. Marx, Engels e l’Europa “continentale” (Edizioni Bibliotheca, Gaeta 1993). La tesi di Texier è che il pensiero politico di Marx sia più o meno noto, ma certo non conosciuto; e che sia necessario quindi ripercorrerlo con pazienza in tutti i suoi passaggi, guardando soprattutto alla concretezza storica con la quale esso si intreccia: la rivoluzione del 1848 in Europa, la Prima internazionale, la Comune, fino al dialogo che l’ultimo Engels intrattiene con i dirigenti della socialdemocrazia tedesca. Da questo percorso emerge, come risultato generale, in primo luogo la difesa del carattere genuinamente democratico del pensiero di Marx. E poi la valorizzazione di quei testi dove Marx ipotizza, per paesi dove il sistema politico è più libero come per esempio l’Olanda, che la trasformazione della società si possa svolgere per vie pacifiche e democratiche, senza che la rivoluzione debba avere necessariamente carattere violento, come invece appariva dal Manifesto del partito comunista. A proposito di Manifesto, bisogna ancora ricordare che Texier partecipò, nel dicembre del 1998, al convegno per i 150 anni del Manifesto comunista promosso da questo giornale (gli atti sono pubblicati da manifestolibri a cura di Rossana Rossanda); e sostenne la tesi che il «partito» di cui si fa parola nel Manifesto marxiano non ha niente a che vedere con i partiti che il movimento operaio si è dato a partire dalla fine dell’Ottocento, ma ha un significato molto diverso e plurale (che va dal partito come tendenza, come orientamento ideale, a quello che Texier chiama il «partito-classe»). Anche in questo caso Texier, da quello straordinario intellettuale che era, ci ha mostrato che in Marx ci sono molte più cose di quelle che dei marxisti un po’ pigri sono riusciti a vederci.

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