Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

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I misteri di Casoria

por andrea em sábado, 17 de julho de 2010 às 14:17 I misteri di Casoria

Dalle carte dell’inchiesta P3 riaffiorano i misteri di Casoria, cioè di papi Berlusconi, di Noemi Letizia e di tutto quello che ne derivò. Un’infinita di misteri, dalle vere attività di Elio Letizia alla mai chiarita ragione della visita di papi per il diciottesimo compleanno di Noemi; dalle relazioni pericolose del presidente del Consiglio con alcuni potenti della zona tra cui Arcangelo Martino, membro della P3, alla morte per prescrizione di un fascicolo processuale su Elio Letizia. Conviene procedere con ordine. E partire da un punto fermo: cioè da Arcangelo Martino, uno dei tre fondatori della presunta P3, ex assessore socialista a Napoli, nel 1993 finito in manette per corruzione.

Era assessore all’Annona e al Commercio e con il suo collaboratore Elio Letizia, il papà di Noemi appunto, fu accusato (e poi prosciolto) di gestione allegra delle licenze commerciali.

Un salto in avanti. Arriviamo al maggio 2009, alla vicenda del party di Casoria e alle dichiarazioni di Martino che spiega: «Sono stato io a presentare Letizia a Berlusconi, perché tra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi». Così amici che s’incontravano tutti all’hotel Raphael, lui, l’amico Letizia, il leader del Psi e il rampante Berlusconi. Un anno fa si disse anche che la visita di Berlusconi alla festa di Noemi era finalizzata a discutere con l’amico Elio le candidature di Malvano e Martusciello alle Europee del giugno 2009. Versione mai confermata dai diretti interessati.

Mistero s’aggiunge a mistero, dunque. Sappiamo però, grazie all’inchiesta «Insider» sulla P3, che in quei mesi il trio Carboni (con legami pesanti con il clan camorristico di Sarno), Martino e Lombardi s’organizzava e si metteva in azione, faceva affari e pressioni in mezza Italia. In Campania, per la precisione, tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010 voleva a tutti i costi imporre il sottosegretario Nicola Cosentino come candidato governatore nonostante l’accusa di mafiosità e dunque allestiva dossier contro il possibile candidato alternativo del Pdl, Stefano Caldoro.

Per la fabbricazione di quel dossier il gruppo godeva dell’appoggio-consulenza di alcuni magistrati. Il 2 febbraio 2010 Lombardi chiama e ottiene di andare a trovare in ufficio il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore. «Pasqualì…», «Gianmimì…» sono gli affettuosi saluti telefonici. Se il ruolo di Lepore può essere sin qui solo ipotizzato, nella fabbricazione del dossier hanno certamente ruoli fondamentali Vincenzo Carbone, presidente di Cassazione, e, ancora di più, Umberto Marconi, presidente della Corte d’Appello di Salerno.

Il 22 e il 23 gennaio 2010 sembrano essere giornate cruciali per il dossier sulle abitudini sessuali di Caldoro. Marconi riceve nel suo ufficio Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano, poi assessore regionale (ora indagato e dimissionario), e insieme parlano con Martino. «Pronto, sono il presidente – sono qui con coso (Sica, ndr) per quella situazione, quando ci possiamo vedè?». Il giorno dopo Marconi lascia un messaggio a Martino: «Sono a Roma e ti ho servito».

Sica è il fabbricatore
materiale del dossier, in grado addirittura di adoperare le testimonianze di alcuni pentiti. Quando sta sfumando la candidatura di Cosentino a favore di Caldoro, il sindaco si fa avanti in modo prepotente con il coordinatore Verdini per essere candidato egli stesso.

Il coordinatore del Pdl sembra voler sfuggire al confronto con Sica. Il quale però il 23 gennaio 2010 raggiunge Verdini ad Arezzo e lo affronta in malo modo: «Io sono il sindaco di un paese… Digli al presidente (Berlusconi, ndr) che (se non ottengo la candidatura, ndr) me ne vado, lascio il partito, ma non mi fermo e racconterò tutto, tutto da agosto 2007 a oggi». Cosa è successo da agosto 2007 a oggi? In cosa può essere ricattabile il presidente del Consiglio? Qualcosa che ha a che fare, per esempio, con i rapporti tra Sica ed Elio Letizia?

I misteri di Casoria affiorano in tutte le carte dell’inchiesta Insider. A volte suggeriscono scenari suggestivi. Come il vecchio processo «scomparso» che coinvolgeva Elio Letizia, per dirne uno. Processo per corruzione, stralciato da quello di Martino nella cui sentenza (2003) si legge: «Le descritte illecite condotte risultano certamente ascrivibili al solo Letizia». Ma, per qualche indicibile motivo, di quel fascicolo non si è saputo più nulla. E mentre infuriava la storia di Casoria – Noemi e dintorni – è venuto fuori che era stato prescritto. Una pessima figura per il tribunale di Napoli, il cui presidente Carlo Alemi a settembre scorso ha chiesto al ministero di inviare gli ispettori per fare chiarezza.

Richiesta che a Roma finisce però sul tavolo di Arcibaldo Miller, che è stato sostituto in quella procura dal 1980 fino al 2000 per poi approdare al ministero nel 2002. Lo stesso magistrato che gli uomini della P3 chiamano “Arci” e a cui chiedono spesso consigli e consulenze. Comunque sia, tra Napoli, Salerno e Santa Maria Capua Vetere, dalle intercettazioni è chiaro che i contatti della cosiddetta P3 erano tutti di altissimo livello. Le storie sono spesso circolari. E tornano dove sono cominciate.

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