Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

“Fare chiarezza e fare presto” il pressing di vescovi e Quirinale

por andrea em terça-feira, 18 de janeiro de 2011 às 19:03

 

Napolitano parla di “turbamento” del Paese, l’Avvenire di vicenda “sconvolgente”. La Marcegaglia: “Serve governo capace”. Dalla Lega difesa di Berlusconi sempre più tiepida: “A noi interessa solo il federalismo. Oppure si vota”. Il Pd e Casini rompono gli indugi: “Il premier si dimetta”. Ghedini: è stato fatto un abuso di legge. Alfano: “Uso spropositato delle intercettazioni”

ROMA – E’ una specie di morsa morale quella che si è stretta oggi attorno a Silvio Berlusconi. Il giorno dopo le rivelazioni con i devastanti particolari 1 contenuti negli atti allegati dalla magistratura di Milano alla richiesta di poter ascoltare il presidente del Consiglio, il premier è incalzato dai pesanti richiami che arrivano da Quirinale e Vaticano. Da un lato l’autorità laica del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in una nota ufficiale spiega di essere “ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione, da parte della Procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio, di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d’indagine”. Dall’altro l’autorità religiosa della Santa Sede che in un commento affidato all’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sottolinea come “anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge”. E anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia avverte: “Non sta a me dirlo ma bisogna prendere rapidamente delle decisioni perché il Paese ha bisogno di un governo capace di governare”.

Ma non è tutto. Il Quirinale, smentendo “che il Capo dello Stato abbia letto o comunque ricevuto – non competendogli in alcun modo – le carte” chiede anche, “senza interferire nelle valutazioni e nelle scelte politiche” che si faccia chiarezza quanto prima “nelle previste sedi giudiziarie” e che “si proceda al più presto ad una compiuta verifica delle risultanze investigative”. Parole che coincidono quasi alla perfezione con quelle di una nota della Sir, l’agenzia di stampa della conferenza episcopale italiana, nella quale si afferma: “Bisogna che si faccia chiarezza in termini stringenti, che la questione sollevata dalla procura di Milano abbia delle celeri risposte, così da non tenere sul filo la politica, le istituzioni, più ampiamente la governabilità”. Nella polemica entrano anche le parole del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che denuncia un “uso spropositato delle intercettazioni”.

A tenere sotto pressione Berlusconi non è però solo questa “moral suasion” dal potenziale devastante, ma anche la Lega. La tiepidezza con cui il Carroccio difende il premier dalla crescente marea di difficoltà non può non lasciare Berlusconi inquieto. I big del partito oggi non sono ancora intervenuti, lasciando al capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni il compito di mandare un messaggio chiarissimo. “Il caso Ruby preoccupa perché distoglie la gente dai temi veri per il Paese, ovvero le riforme, a partire dal federalismo. La migliore risposta perciò è andare avanti nella direzione delle riforme”. Nessuna polemica con i magistrati insomma, nessun grido al complotto e nessuna denuncia contro la presunta violazione della privacy del Cavaliere, ma un messaggio chiarissimo: portare a casa il federalismo viene prima della difesa d’ufficio del premier. E Berlusconi deve esseresi sentito poco rassicurato anche dalla frase sibillina di Giulio Tremonti che si è limitato a definirsi “orgoglioso di rappresentare questo governo nel mondo”, evitando però di commentare ipotesi di una sua eventuale successione a Palazzo Chigi.

In serata, si aggiunge anche l’opinione di Famiglia Cristiana. In un intervento pubblicato sulla sua edizione online, il settimanale dei Paolini osserva che nella vicenda della “minorenne Ruby”, “marocchina che si tentò di far passare per nipote del presidente egiziano”, “risalta la personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all’assenza di un’opinione pubblica informata e all’acquiescenza delle gerarchie circostanti”. L’articolo parla anche di “una politica stretta intorno alla presenza di una sola persona, fino a un devastante conflitto fra le istituzioni”.

Intanto i legali del Pdl fanno quadrato. Oggi i deputati-avvocato si sono riuniti alla Camera per esaminare la situazione che coinvolge direttamente il loro leader. E Niccolò Ghedini, che del presidente del Consiglio e legale ascoltato, ha detto che nell’inchiesta Ruby è stato fatto un abuso di legge, è stato fatto un blitz dove sono stati usati mezzi imponenti.

In questo assedio al premier – che oggi è stato un’ora al Quirinale, ufficialmente per discutere dell’agenda delle celebrazioni  per l’Unità d’Italia – cerca di inserirsi anche l’opposizione. Il Pd e il Terzo Polo hanno formalizzato oggi la richiesta di dimissioni. Parlando in aula alla Camera, il presidente dei parlamentari democratici Dario Franceschini ha chiarito: “Almeno alla fine del suo percorso politico, l’onorevole Berlusconi abbia un sussulto di dignità, si dimetta e vada a difendersi nelle aule dalle accuse infamanti e se ritiene di essere innocente non rifiuti di andare davanti ai giudici, ma chieda ai giudici di andarci prima possibile”. “Si dimetta – ha insistito – e lasci che sia il capo dello Stato e la sua stessa maggioranza a trovare la strada e le persone giuste per salvare il Paese”.

Ma ancora più pesanti per il presidente del Consiglio devono essere state le affermazioni di Pierferdinando Casini. “Credo non serva minimizzare quello che sta uscendo e neanche prendersela con la magistratura per le modalità delle indagini perché siamo alla sostanza e non più alla forma e io, se fossi il presidente del Consiglio, valuterei con serenità l’ipotesi di fare un passo indietro”, ha commentato il leader dell’Udc. “Berlusconi – ha proseguito – è un uomo intelligente, deve far prevalere in questo momento la serenità del giudizio rispetto all’orgoglio. Da domani mattina ciascun italiano è autorizzato a comportamenti emulativi che francamente non mi sembra siano il massimo”.

Simile la posizione di Futuro e libertà. “Berlusconi non si sottragga, chiarisca in tribunale, lo faccia subito per rassicurare un’opinione pubblica sgomenta e sconcertata”, afferma il  coordinatore nazionale Adolfo Urso. “I dati allarmanti della Banca d’Italia – sottolinea – impongono che si faccia subito chiarezza perché il Paese ha bisogno di un governo che faccia le riforme, non di un ulteriore devastante scontro istituzionale, altrimenti – avverte ancora Urso-  è meglio andare al voto”.

A fronte di questa situzione sempre più complicata, il governo e il Pdl rispondono con dichiarazioni che puntano a minimizzare la vicenda e ad accusare la magistratura milanese di comportamenti persecutori e illeciti. Se il ministro degli Esteri Franco Frattini parla di un’inchiesta “giudiziario-mediatica” che “si rivelerà una grande montatura”, quello della Difesa Ignazio La Russa si dice convinto che il caso Ruby passerà ”molto velocemente”. Difendono a spada tratta Berlusconi anche le donne del Pdl 2che lo descrivono come la vera vittima dell’intera vicenda. Ma oltre alla difesa mediatica, il partito del premier è lavoro per trovare anche la migliore difesa legale. Tutti i deputati-avvocati del Pdl sono stati convocati nella sala Lucio Colletti a Montecitorio. All’incontro ci sarà anche il consigliere giuridico del premier, Nicolò Ghedini. Tra le ipotesi che circolano quella di costituire un pool di legali che possa difendere le ragazze sottoposte a perquisizioni nel ‘caso Ruby’.

Da segnalare infine la dichiarazione del vicepresidente del Csm Michele Vietti che ha annunciato per domani una riunione del plenum di Palazzo dei Marescialli incentrata sulla pratica a tutela del pm di Milano Fabio De Pasquale, attaccato dal premier Silvio Berlusconi.

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