Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

Camusso, la fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze

por andrea em segunda-feira, 1 de agosto de 2011 às 15:32

 

Camusso, la fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze “Tre anni perduti a dire che l’Italia stava meglio degli altri paesi mentre si era incapaci di affrontare la crisi economica. Bisogna ricominciare dagli investimenti, dall’occupazione, dai redditi”. Così il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso in una lettera pubblicata sul quotidiano ‘l’Unità’ Tre anni persi alle spalle. Tre anni passati a raccontare che la crisi non c’era e poi che era finita. Tre anni nel corso dei quali il governo si è vantato del rigore dei conti come unica ricetta per affrontare la crisi. Per non rammentare quando si affermava che l’Italia stava meglio degli altri paesi europei e che non c’era bisogno di alcuna manovra di aggiustamento. Già queste sono ragioni per dire che il governo è stato ed è un fattore di aggravamento della condizione e di certo non artefice di soluzioni. Non si è dimostrato capace, infatti, di capire la situazione e non solo di agire. Per questo motivo serve aprire subito una fase politica nuova, con un governo che sia in grado di fare il proprio mestiere e di rilanciare il Paese.

All’inizio la CGIL è rimasta sola a sollevare queste critiche al governo Berlusconi. Ognuno guardava a sé e non al paese. Cercava una qualche utilità privata o corporativa nelle pieghe dei provvedimenti e non pensava all’effetto finale e depressivo dei tagli. Mentre altri non avevano il coraggio di prendere le distanze da un governo che a lungo li aveva considerati interlocutori privilegiati. Ci sono voluti la speculazione finanziaria, l’attacco all’euro e il rischio default americano per rendere palese a tutti che una manovra che non avvia la crescita è non solo socialmente ingiusta ma anche economicamente inefficace. Di fronte a questa situazione ci vuole un energico e immediato salto di qualità nella politica economico-finanziaria e reale insieme. Il paese deve tornare rapidamente a crescere e utilizzare le sue migliori risorse – siano esse professionali e produttive, di conoscenza e di competenza – altrimenti il declino sarà inarrestabile e saremo travolti da un decennio recessivo che ci porterà, manovra dopo manovra, ai margini dell’Europa.

Crescere significa favorire gli investimenti privati e l’occupazione: la buona occupazione dei giovani che oggi sono tenuti fuori dal mercato del lavoro da un’assurda politica di «precarizzazione a vita» fatta dal governo. La crescita come obiettivo interno al riaggiustamento dei conti, investendo sui fattori strategici di sviluppo. Non la politica dei due tempi: il riequilibrio senza crescita non ci sarà. Queste le riflessioni della CGIL e le riflessioni anche di molte delle parti imprenditoriali che hanno firmato l’appello per la crescita, pur avendo, ciascuno dei firmatari, una propria agenda poltica. Agire subito per rilanciare l’occupazione, gli investimenti e i consumi significa per noi difendere i redditi dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie; significa ridurre le disuguaglianze e ridare fiducia al Paese. Le prime reazioni del governo non fanno sperare nulla di buono: l’unica risposta per adesso è la riproposizione di provvedimenti legislativi come il ‘processo lungo’, quasi come se i problemi del paese reale fossero un oggetto da rimuovere.

La CGIL ritiene prima di tutto che si debba correggere la manovra Tremonti. Tenendo fermi i saldi, è possibile agire su voci diverse da quelle scelte dal Governo, in modo da non colpire chi è economicamente più debole, lasciando margini di spesa sul welfare alle Regioni e ai Comuni e reperire risorse per la crescita. Dimostreremo che è possibile farlo senza mettere in ginocchio nessuno ma chiedendo un contributo a tutti gli strati sociali, a partire da chi ha di più.

Bisogna risparmiare sulla spesa pubblica, riorganizzando e semplificando la struttura amministrativa istituzionale: consorzi “obbligati” dei comuni piccoli, reti dei servizi e delle municipalizzate, abolizione delle società inutili. In questo quadro anche i costi della politica si possono ridurre a partire dai privilegi. Bisogna ridare unità al Paese, tradurre in investimenti effettivi le risorse nazionali ed europee che ci sono, a partire dall’alta capacità Napoli-Bari e dal collegamento via mare e via rotaia tra i porti.

Legalità, evasione e corruzione sono un altro grande capitolo che va affrontato con una legge contro il caporalato, con norme sugli appalti, con la tracciabilità a soglia molto bassa, con nomine non politiche nella sanità e nei vari enti. Sono tutte strade per far emergere la grande quota di sommerso del nostro paese. Metteremo in campo un’altra proposta, un’altra idea di governo dell’economia che sarà alla base di una mobilitazione che continuerà in autunno, perché siamo convinti che la manovra è ingiusta, sbagliata e socialmente insopportabile. Chiederemo a CISL e UIL di mobilitarci insieme, lo proporremo alle altre parti sociali, alle Regioni e alle amministrazioni locali. Con loro vorremmo definire e concordare una piattaforma per la crescita del paese e la valorizzazione del lavoro. Un progetto e un futuro che l’Italia merita di avere.

Escreva um comentário