Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

La platea adotta il delfino e spiazza Silvio

por andrea em sábado, 2 de julho de 2011 às 15:47 La platea adotta il delfino e spiazza Silvio ll Cavaliere: “Se muoio siete in buone mani”
E il nuovo leader pensa a un ticket con Maroni per il 2013.Verdini frena il premier quando vuol saltare le regole con l´acclamazione. Ma Berlusconi non uscirà di scena “Bossi tratta solo con lui” dice un ministro del Pdl 

ROMA – Quando scende dal palco, sorretto dalle guardie del corpo, gli si avvicinano in molti per salutarlo. E Berlusconi pronuncia una di quelle frasi che i nonni a volte ripetono per farsi compatire dai nipoti: «Adesso posso anche morire, mi può prendere un colpo domani: sono convinto che tutto questo sopravviverà, non resterete da soli. Alfano è quello giusto». È che con l´acclamazione di Angelino Alfano, con la standing ovation per il «partito degli onesti», con il «codice etico» su quale la Meloni e Scopelliti raccolgono 400 firme in meno di un´ora, con le quote rosa della Ravetto, con tutta quell´enfasi su parole antiche come «partito» e «segretario politico», il Pdl ha davvero celebrato la sua liberazione dal berlusconismo. Affidandosi a un quarantenne che meno carismatico non si può, uno che Gianfranco Rotondi, nostalgico di piazza del Gesù, definisce sognante «un Forlani tecnologico». Un segretario che già lavora sottotraccia pensando al 2013, quando potrebbe presentarsi in ticket con Roberto Maroni, il dirimpettaio del Carroccio. Leadership plurale, condivisa, sul centrodestra dopo la monarchia.
Il patriarca avverte che il processo va in una sola direzione, lo supera, comprende che davvero si è rotto qualcosa nella sua guida carismatica, al di là delle liturgie di partito. Persino il fedele Denis Verdini, quando Berlusconi pretende di saltare le regole, ordinando «un´acclamazione plebiscitaria» per Alfano, si prende la libertà di richiamarlo all´ordine, facendo notare che «c´è un notaio in sala, mi dispiace se insisto presidente, ma dobbiamo rispettare la normale procedura di voto… ci vogliono trenta secondi». È come se tutta la platea, pur intonando qualche sporadico «Silvio-Silvio», non vedesse l´ora di voltare pagina. Quando il Cavaliere torna sul podio per il saluto finale, nella sua voce si avverte una nota malinconica, quasi che la regia della giornata gli fosse sfuggita di mano. Lo vedono poi allontanarsi lungo un corridoio dell´Auditorium, un po´ claudicante per un dolore alla gamba, solo con la compagnia delle guardie.
È dunque il giorno del delfino Alfano, che da oggi dovrà provare a dare un seguito alla promessa di «democratizzare» e rivoltare come un guanto un partito mai nato. Non avrà vita facile. Lo dimostrano gli interventi fuori dai denti di Formigoni e Alemanno, la freddezza di Tremonti e Scajola in platea, avari di applausi, la rabbia muta degli ex colonnelli di An rimasti a piedi. Raccontano che Alfano abbia già le idee chiare su come procedere. Per prima cosa ora darà vita a un organismo per stendere delle regole per le primarie, poi in autunno partirà l´elezione diretta di tutti i capi locali, dalle città alle regioni. In parallelo si aprirà il cantiere del Grande Centro, con un´offensiva diplomatica rivolta a Casini (incontri fra i due ci sono già stati) per far nascere il “nuovo partito dei moderati”. «Gli interlocutori – confida Roberto Formigoni – sono certamente Casini e Rutelli, ma anche gli scontenti del Pd e tutto quel mondo sindacale e associativo che finora ci ha guardato schifiltoso». Un progetto che non lascia i centristi indifferenti. Casini è scettico, ma non chiude la porta: «Lo aspettiamo alla prova dei fatti», ripete in queste ore ai suoi. Ma l´arrivo di Alfano potrebbe domani riaprire i giochi anche con Futuro e Libertà. «Qualcosa è accaduto, bisogna osservare con attenzione», commenta Benedetto Della Vedova. Che rivela poi di aver mandato un Sms affettuoso al neosegretario Pdl.
Alfano tuttavia sconta ancora la debolezza di un´investitura calata dall´alto. Il primo a esserne consapevole è proprio Berlusconi, che intende sottoporre il suo delfino a un bagno popolare organizzando delle primarie-evento. «Dovrà avere milioni di voti». Primarie a cui il premier non parteciperà direttamente, invitando a votare per il segretario. Ma Berlusconi non uscirà di scena. «Bossi tratta solo con lui – osserva un ministro del Pdl – e Berlusconi resterà come garante dell´alleanza con la Lega». Poi, nel 2013, sarà la volta di Alfano e Maroni. E Berlusconi? Formigoni è sicuro: «Se sarà necessario farà un altro atto di generosità».

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