Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

Publicação bimestral . Nº 125 - 126 - Ano XIV - Março / Abril 13 - R$ 10,00

“Io e il Cavaliere: quella sera gli dissi che ero minorenne”

por andrea em quarta-feira, 16 de fevereiro de 2011 às 10:22

 

Ruby è stata ad Arcore quindici notti in settantasette giorni: la prima volta il 14 febbraio, l’ultima il 2 maggio 2010. Il presidente del consiglio le ha offerto un appartamento nella Dimora Olgettina. In quell’occasione ha rivelato la sua minore età. La preoccupazione del premier di cancellare ogni traccia del suo legame con la minorenne è stata la ragione dell’intervento in questura
C’E’ un segreto in quest’indagine. È stato ben conservato per sette mesi, custodito come una pepita d’oro. Il segreto è in tre frasi del doppio verbale d’interrogatorio di Ruby, 3 agosto 2010. Sono poche parole, pochi ricordi e risolvono con una determinante testimonianza diretta le tre questioni decisive dell’affaire: Silvio Berlusconi ha mai chiesto a Ruby di fare sesso? Due. Berlusconi sapeva che la ragazza, nella primavera del 2010, non ha ancora compiuto diciotto anni? Tre. Come nasce  -  e da chi  -  la bubbola della “nipote di Mubarak”.

Ascoltiamo Ruby. Si deve tornare alla sera del 14 febbraio, giusto un anno fa. È la prima volta, dice Ruby, che incontra il capo del governo. “… Berlusconi mi prese da parte e mi condusse in una stanza dove restammo soli. Mi disse che la mia vita sarebbe cambiata e, anche se non ha mai parlato esplicitamente di rapporti sessuali, non è stato difficile per me capire che mi proponeva di fare sesso con lui”. L’uomo ha 74 anni. È solo nella stanza con la ragazza. Ruby non dice di essere stata toccata. Ruby ricorda soltanto le promesse di quell’uomo immensamente ricco: “La mia vita sarebbe cambiata…”. Perché non avrebbe dovuto crederci? Finalmente, pensa la ragazza.

È scappata di casa per inseguire il sogno di un’altra vita e la pazza, disperata convinzione di sconfiggere il destino già scritto in Italia per una marocchina figlia di un venditore ambulante. È fuggita da una, due comunità. Ha ballato la danza del ventre, qui e là. È diventata cubista in disco pub lungo i viali che portano in periferia. Si è prostituita. Ha rubato. Ha creduto nelle parole di Emilio Fede che l’ha ammirata in un concorso di bellezza e convinta al viaggio verso Milano. Non ha alcun dubbio che “Emilio” l’aiuterà. Non è stato già un aiuto averla indicata a Lele Mora che l’ha accettata nella sua squadra? Non gli deve un grazie ora che, nel giorno di San Valentino, l’ha condotta ad Arcore?

Quando, la notte del 14 febbraio, Ruby entra in quella stanza da sola con il presidente del Consiglio (“un ufficio”, ricorda lei), il cielo è a portata di mano, ogni pena è finita, il passato sta per essere cancellato. L’uomo di 74 anni, quella notte, non promette soltanto. Dimostra di voler fare sul serio, davvero avrebbe fatto la fortuna di quella ragazza. Ascoltiamo Ruby: “Berlusconi mi consegnò una busta con 50mila euro…” e la ragazza non aveva mai visto tanti soldi e tutti insieme.

I ricordi di Ruby sono decisivi per il processo (e anche per un giudizio extraprocessuale, politico). Fin dalla prima volta che l’incontra dunque, Berlusconi chiede a Ruby sesso, parla di sesso e nient’altro che di sesso. Si dice disponibile a pagare. Molto, tantissimo.

Quante volte l’uomo di 74 anni e la minorenne s’incontrano? Il 3 agosto 2010, la ragazza racconta ai pubblici ministeri la sua versione dei fatti: in larga parte sincera, ma con qualche omissione, qualche fanfaronata, qualche parola di troppo o di troppo poco. I pubblici ministeri “tracciano” il suo telefono e scoprono che Ruby non è stata ad Arcore tre volte, come dice, “per una cena”, o “per una notte”. È stata a Villa San Martino ininterrottamente dal 24 al 26 aprile 2010, per dire. Silvio Berlusconi, quel giorno, è stato alla Scala con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e si è detto “radioso”. Poi raggiunge Vladimir Putin e l’accompagna ad Arcore. Il giorno dopo, conferenza stampa a Villa Gernetto, ma ritorno a Villa San Martino. Ad Arcore chi c’era? Ancora la giovane ed entusiasta Ruby, la quale “notte e giorno era presente”, come hanno stabilito i tecnici che analizzano il traffico telefonico per conto della Procura. C’era anche a Pasqua e Pasquetta, c’era il Primo Maggio, quattro settimane prima di quella notte in cui, accusata di furto da un’amica ballerina, finisce in questura, in via Fatebenefratelli: è la notte in cui Silvio Berlusconi telefona, spiegando che avevano a che fare non con una “scappata di casa”, ma con la “nipote di Mubarak”.

Tra il 14 febbraio e il due di maggio, Ruby è ad Arcore il 14 (domenica), il 20 (sabato), il 21 (domenica), il 27 (sabato), il 28 (domenica) febbraio 2010. E ancora, il 9 (martedì) marzo 2010 ; il 4 (domenica), il 5 (lunedì), il 24 (sabato), 25 (domenica – Festa della Liberazione), 26 (lunedì) aprile 2010. A maggio, il 1 maggio (sabato – Festa del lavoro) e il due (domenica). Quindici notti. In settantasette giorni, si contano sessantasette contatti telefonici. Quasi uno al giorno.

La costante frequentazione nella primavera non scioglie l’altro decisivo quesito processuale: Berlusconi sapeva degli anni di Ruby? Era consapevole della sua minore età?

Ancora una volta ascoltiamo la novità di Ruby: “Fino a quel momento, la sera del 14 febbraio, Berlusconi sa che ho 24 anni. La volta successiva, mi ricordo era in marzo, l’autista di Emilio Fede viene a prendermi in via Settala, dove abitavo allora. Torno ad Arcore e là, parlando con le altre ragazze invitate, vengo a sapere che chi stava con lui, con Silvio, poteva avere la casa gratis. Alcune ragazze mi dissero di avere avuto a Milano 2 un appartamento con cinque anni di affitto pagati”. Parliamo della Dimora Olgettina, dove vivono Marysthell, Barbara, Iris, Imma e le altre. Ruby conosce quelle vite. Sa come possono essere comode e lussuose.

Fermiamoci un attimo: una casa, a Milano 2, gratis, per cinque anni. Per Ruby è più di un sogno, è una vittoria contro il destino di una “scappata da casa”, da Letojanni provincia di Messina. La proposta non è il primo passo verso il successo. È il successo, il primo di un rosario di successi. Ruby pende dalle labbra di Berlusconi, che fa la sua mossa. Quella sera le parla della possibilità di una sistemazione. Di un appartamento lì all’Olgettina. Finalmente da sola, finalmente autonoma, in un appartamento tutto suo. Ruby è incredula davanti a tanta fortuna. Sa che la casa dimostra che è entrata nel “cerchio stretto” delle favorite del Sultano. C’è un solo pensiero che disturba quella felicità. Ora lo ricorda ai pubblici ministeri che la interrogano: “A Berlusconi avevo detto falsamente di avere ventiquattro anni e di essere egiziana. Quando mi propone di intestarmi quella casa, dovevo dirgli come stavano le cose. Non potevo più mentire. Gli dissi la verità: ero minorenne ed ero senza documenti”. Berlusconi non fa una piega, a quanto pare. Non si stupisce. E lancia l’idea che ora lo danna come imputato di concussione. Le suggerisce: “Dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”. È allora il Cavaliere a inventarsi la fanfaluca che, con impudenza, evoca oggi in Parlamento per salvarsi dal processo milanese.

Siamo ad agosto e pubblici ministeri più avventurosi avrebbero cominciato ad indagare il presidente del Consiglio. Alla Procura di Milano, al contrario, appare urgente rintracciare conferme al racconto della minorenne prima di muovere verso Silvio Berlusconi. Ruby mente? E in che cosa mente?

Le indagini in via preliminare hanno da accertare se davvero Ruby conosce il Cavaliere; se davvero è stata ad Arcore con lui; se davvero le ragazze che dice di aver incontrato a Villa San Martino frequentano abitualmente le feste e le cene del premier; se davvero esiste un “qualcosa” chiamato bunga bunga, sino a quel momento, un assoluto inedito. Ognuno di questi passaggi trova più di un riscontro nei documenti acustici raccolti e anche in testimonianze dirette: tre ragazze – M. T., amica di Nicole Minetti, Maria Magdoum e la giovane Natascia, amica di Aris Espinoza, una delle più assidue frequentatrici a pagamento del premier – descrivono alla stessa maniera la cerimonia erotica, la sala sotterranea, le scene, i balletti, il premier che tocca, le ragazze che ballano sempre più scollacciate davanti a lui. È quello che Ruby chiama nell’interrogatorio “il rito dell’harem”.

Il quadro indiziario s’è fatto a questo punto più preciso, addirittura nel dettaglio. Il 6 ottobre, i pubblici ministeri afferrano la prova evidente che li convincerà di essere sulla buona strada: Ruby viene interrogata da un emissario di Berlusconi, alla presenza di Lele Mora e di un avvocato, che le chiedono di ripetere quel che ha raccontato un paio di mesi prima in procura. Vogliono sapere tutto, anche quello che Ruby preferirebbe tacere. “Le scene hard con il pr…”, come riferisce al telefono, Luca Risso, l’attuale fidanzato di Ruby. Si può qui lasciar perdere quel che appare chiaro ai pubblici ministeri. Berlusconi sa delle indagini, sta tentando di mettere riparo alla catastrofe che lo minaccia e i detective devono affrettarsi per evitare l’inquinamento di prove e testimonianze. Qui interessa dire altro. La preoccupazione del premier di cancellare ogni traccia del suo legame con la minorenne è stata anche la ragione del suo malaccorto intervento, la notte del 27 maggio, alle 23.45, sul capo di gabinetto della questura milanese. È l’episodio chiave della partita giuridica.

Lo affronta il giudice delle indagini preliminari Cristina Di Censo. Deve decidere se Milano è competente e se la procura ha raccolto prove così evidenti da rendere inutile l’udienza preliminare e legittimo un processo con rito immediato. La telefonata in questura risolve il caso. Berlusconi non chiama nelle sue funzioni di presidente del Consiglio, perché il capo del governo non è funzionalmente sovra-ordinato al capo di gabinetto di una questura, come lo sarebbe il ministro dell’Interno. Il Cavaliere mette sul tavolo, quella notte, la sua qualità di pubblico ufficiale; la sua influenza e non la sua funzione; il suo peso e la sua forza e non i suoi compiti istituzionali.

Questa differenza “radica”, come si dice, la competenza nella procura territoriale e non presso il tribunale dei ministri, come sarebbe avvenuto se avesse speso la sua funzione. La “balla della nipote di Mubarak”, come dice il questore dell’epoca, non cambia di una virgola la prospettiva. Come nulla cambia che gli atti sessuali con una prostituta minorenne siano stati compiuti ad Arcore, perché il reato più grave  -  la concussione  -  “attrae” come una calamita il reato minore, in questo caso la frequentazione con la diciassettenne Ruby in “un contesto” sessualmente molto equivoco, che però ha dei punti fermi. Il giudice li elenca in quindici pagine di “fatti storici” e accertati, o detto in altro modo, di prove evidenti. Da quei verbali di Ruby se n’è fatta di strada e solo a dicembre (21) Berlusconi è iscritto nel registro degli indagati. Quel che sa, quel che ha fatto, prima e dopo il 27 maggio è sufficientemente dimostrato. Intorno a lui Lele Mora, Emilio Fede e la consigliere regionale Minetti organizzano a Milano un vivamaria di ragazze, e per dirla con Nicole ci sono “zoccole” e “ragazze venute dalle favelas” e “zingare”. Qui interessano le “zoccole” perché sono loro ad annunciare il reato. Per Lele, Emilio e Nicole, perché il capo del governo è soltanto l’”utilizzatore finale”, e sin qui estraneo a ogni contestazione penale. È la “zoccola” minorenne che mette nei guai il presidente del Consiglio. O meglio, se ha ragione Ruby, il capo del governo si mette nei guai da solo. È vero, il 14 febbraio pensa che Ruby abbia 24 anni e le promette mari e monti.

Sconveniente forse per chi ha liberamente scelto di assumere responsabilità pubbliche e dovrebbe per precetto costituzionale svolgere i suoi doveri con dignità e onore, ma in ogni caso non un reato. Il pasticciaccio che rovina Berlusconi si consuma a marzo, quando vuole consegnare un appartamento alla ragazza. In quell’occasione, la ragazza gli racconta la verità e dunque Berlusconi conosce la realtà dell’anagrafe, ma non si arresta. Vuole Ruby accanto a sé e la consapevolezza della minore età della ragazza non ferma il suo desiderio. Ruby ne è così consapevole che si vanta del capriccio che sollecita in quell’uomo di 74 anni: “Quell’altra, Noemi, è la pupilla, io sono il culo”. Il Cavaliere sembra trovare le ragioni della prudenza soltanto dopo l’agitata notte del 27 maggio.
Non vedrà mai più, per quel che se ne sa oggi, Ruby. Si sentiranno soltanto al telefono. E Ruby mette a verbale l’ultima frase di Silvio Berlusconi: “Ci potremo rivedere una volta che hai compiuto la maggiore età”.

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