Pubblicazione dell’Associazione per l’Interscambio Culturale Italia Brasile Anita e Giuseppe Garibaldi

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Il Pdl fa quadrato, la Lega tace. Il Pd: “Dimissioni e voto anticipato”

por andrea em terça-feira, 15 de fevereiro de 2011 às 17:42

 

Durissime reazioni dopo il rinvio a giudizio di Berlusconi. Alfano: “Violata la sovranità parlamentare”.  Di Pietro: “Intervenga Napolitano”. Il cardinale Bagnasco: “La trasparenza è un valore”

ROMA – Passano pochi minuti dalla notizia del rinvio a giudizio di Berlusconi 1 e la polemiche esplode. Con l’opposizione che chiede le dimissioni del premier e la maggioranza (nel silenzio della Lega) che grida “all’ uso politico della giustizia”. I toni sono durissimi. Degna cornice di uno scontro istituzionale mai visto nel nostro Paese.

Il primo ad intervenire è il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Il governo va avanti resistendo a questi tentativi di manomettere l’equilibrio politico del Paese”. Poi è la volta del ministro della Giustizia Angelino Alfano: “Evidentemente il Gip non ha tenuto conto del voto della Camera. Il tema attiene alla sovranità e all’indipendenza del Parlamento sulle quali non è il governo che deve intervenire”. Che nessuno parli di dimissioni, però: “E la presunzione d’innocenza?”. Per il ministro Gelmini si tratta di “un vero e proprio attacco alla sovranità popolare e ad un’istituzione dello Stato”.

Sull’altro fronte della barricata si muove il Pd. “Chiediamo le elezioni anticipate” dice il segretario nazionale Pier Luigi Bersani. Mentre Il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini invita invece Berlusconi “a difendersi davanti ai giudici” e risparmiare “al Paese la figura di un presidente del Consiglio processato per prostituzione minorile”. No comment 

infine da parte della Lega: “Non rispondo a questa domanda” taglia corto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Dando corpo a chi parla di un Carroccio sempre più in difficoltà nel gestire il rapporto con il premier. Per Nichi Vendola il rinvio a giudizio di Berlusconi “per reati gravissimi diventa oggi un fatto politico istituzionale di prima grandezza, una macchia nera sul volto delle nostre istituzioni, un’ipoteca insopportabile sulla nostra vita democratica”. Antonio Di Pietro, invece, chiama in causa il Quirinale: “Se neppure dopo il rinvio a giudizio immediato per concussione e prostituzione Berlusconi dovesse dimettersi, il parlamento, il capo dello Stato e il popolo italiano devono provvedere a mandarlo a casa come stanno facendo in questo momento altri popoli nel mediterraneo”.
 
Non resta silente il mondo cattolico. “La trasparenza è un valore del quale c’è bisogno a tutti i livelli per il bene del paese” dice il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Duro, invece, il commento di Famiglia Cristiana: “Viene subito in mente la nemesi. Tu, Berlusconi, delle donne ti sei servito, e in malo modo; le stesse donne faranno giustizia”. Famiglia Cristiana accende i riflettori su un aspetto particolare del processo con rito immediato a carico del premier, e cioè il fatto che la sentenza sarà “in mano a tre signore”. Ovvero i tre giudici che compongono il collegio giudicante

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